IDEE/ I nuovi “capitalisti” che combattono la crisi

Il credito facile non è stata una soluzione, ma anzi un’aggravante della crisi. Per MAURO ARTIBANI solo i consumatori possono dare la spinta giusta all’economia

07.06.2015 - Mauro Artibani
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A sette anni, quasi otto, dall’inizio della crisi chi governa il processo economico? Bella domanda! Sintetica una bella risposta: chi, con quel che fa, ha generato ricchezza per tutti! Beh, diamo un’occhiata allora a cosa ci propone la storia della generazione di questa ricchezza.

Per buona parte del Novecento hanno battagliato quelli del capitale e quelli del lavoro: Noi più di Voi…. No! Noi più di Voi. Un gran polverone e botte da orbi. Tolta la polvere, sedati gli animi, vincono per ko tecnico quelli del Capitale. Già, producevano merci, vendute generavano ricchezza, con stipendi e salari la distribuivano; creavano occupazione e davano pure ristoro ai bisogni della gente: chi poteva fare di più? Loro si fanno Comandanti del Capitalismo, insomma, agli altri tocca obbedire.

Fin quando i redditi da lavoro – i soldi che abbiamo in tasca – diventano insufficienti ad acquistare tutte le loro merci. A quel punto quelle merci invendute si svalutano bruciando ricchezza. A questo punto arrivano i nostri, quelli del Credito. Hanno denaro, l’unica merce scarsa sul mercato, lo prestano. Preso in prestito, surroga quel reddito insufficiente per fare la spesa e ri-creare tanta, ma tanta nuova ricchezza. Tutto questo, quelli che sanno, lo chiamano Ossimoro: creare ricchezza con il debito! Ma tant’è, si fa!

Per cotanto fatto quei tizi reclamano il comando del Capitalismo. I produttori, ringraziano poi abdicano. Si va così dal capitalismo dei produttori a quello dei finanziatori a passo di carica. Poi, carica debito oggi, carica debito domani… fin quando troppo in alto sal e allor cade sovente precipitevolissimevolmente! I prestiti delle banche, incagliati per 180 miliardi di euro, difficilmente torneranno in cassa per essere ri-prestati. Vuol dire che si chiudono i rubinetti del liquido finanziario e la ricchezza immiserisce.

Sì. E vuol dire pure che quei tizi, prestatori di prima istanza, hanno fallito. E qui viene il bello: si sta nel bel mezzo della crisi senza condottieri alla guida del capitalismo. Sotto a chi tocca! Stavolta tocca a noi, quelli della spesa.

Presentiamo le credenziali. Anzi, stavolta le scolpiamo: con l’acquisto generiamo il 60% della ricchezza, con l’Iva pagata finanziamo la spesa pubblica, consumando l’acquistato facciamo ri-produrre creando pure occupazione, diamo spinta al ciclo, sostanza alla crescita economica. Dulcis in fundo, se ci resta in tasca il resto finanziare pure la spesa per investimenti delle imprese. Già, la domanda comanda!

Signori condottieri, sì dico a voi: se tanto ci da tanto, si può andare dritti dritti verso il Capitalismo dei Consumatori. Alla politica che non si avvede di questo, agli economisti con lo sguardo rivolto all’indietro, agli intellettuali in tutt’altre faccende affaccendati: sveglia!

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