EURO KAOS/ Sapelli: Quarto Reich, Casa Bianca e Renzi, ecco cosa c’è in gioco

Per GIULIO SAPELLI, dietro alla crisi greca non c’è un ragionamento economico della Germania, ma il fatto che la Merkel e soprattutto Schaeuble sono accecati dall’odio anti-americano

11.07.2015 - int. Giulio Sapelli
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Angela Merkel e Barack Obama alla Casa Bianca (Infophoto)

«Dietro alla crisi greca non c’è un ragionamento economico della Germania, ma il fatto che la Merkel e soprattutto Schaeuble sono accecati dall’odio anti-americano al punto da voler trascinare l’Europa in una catastrofe». Lo afferma Giulio Sapelli, professore di Storia economica all’Università degli Studi di Milano, secondo cui «se l’accordo arriverà sabato sarà solo grazie alle pressioni americane. Mentre se domenica si andrà al voto nel Consiglio europeo, la maggioranza chiederà un’uscita della Grecia dall’euro». Per il professor Sapelli, «Renzi sa che gli Stati Uniti hanno ragione, ma non osa dirlo perché gli manca il coraggio, e questo lo porterà a fare la stessa fine di Monti e di Letta».

Professore, come andrà a finire la partita sulla Grecia?

Se domenica si va al voto in Consiglio europeo succede la tragedia che nessuno vuole, ma che può accadere: la maggioranza sarà a favore di un’uscita della Grecia dall’euro.

Come si spiega allora l’ottimismo dei mercati?

Si spiega con una disparità di valutazione tra i mercati e la volontà politica di Germania, Polonia e Stati Baltici. L’insieme di questi Paesi intende espellere la Grecia perché vuole un’Europa da sola senza gli Stati Uniti, cioè sostanzialmente un’Europa tedesca. I mercati invece credono ancora nella potenza sovranazionale degli Stati Uniti.

Come ritiene che vada risolta la crisi greca?

Ritengo che vada risolta con il taglio del debito, come propone il Fmi. Se domenica si arriva al voto però questa strategia di conciliazione non reggerà, perché soprattutto i nuovi entrati come Stati baltici, Finlandia e Polonia prenderanno il controllo. I tedeschi diranno che non volevano che finisse così, ma sotto sotto si fregheranno le mani. E a quel punto si faranno il loro Quarto Reich, mentre Francia ed Europa del Sud si faranno da parte, e così si creeranno due “eurozone”.

Se invece l’accordo arrivasse sabato sarebbe solo per la pressione degli Stati Uniti?

Sì, e personalmente mi auguro che alla fine Obama ce la faccia. Draghi però sta manifestando un atteggiamento molto assente, come se avesse fiutato l’aria e scelto di defilarsi.

Qual è il ragionamento che si fa a Washington?

Gli Usa temono che dalla Grecia si trasmetta un contagio, perché le banche tedesche e francesi hanno venduto ingenti quantità di debito greco che non si sa dove siano andate finire.

E il ragionamento di Berlino?

Quello della Germania è in primo luogo un ragionamento politico: non si fida più degli americani. Gli Usa hanno dato segni di ripiegamento su se stessi e non hanno garantito la fine della crisi in Ucraina. I russi non hanno fatto nessun passo indietro e questa è stata una grande sconfitta innanzitutto per Obama. Il ragionamento della Germania è del resto lo stesso del Regno Unito, che ha scelto di smettere di essere una potenza filoamericana. Il mondo intero pensa di poter fare a meno degli Stati Uniti, e quindi tutti vogliono parlare con i cinesi.

Quindi il vero problema non è il debito greco?

No. La Merkel ritiene che gli Stati Uniti siano una potenza declinante di cui ormai non ha più bisogno, ma sottovaluta pericolosamente il dato di fatto che l’ordine mondiale non si regge senza gli Usa. I tedeschi sono accecati dall’odio anti-americano, e non capiscono che la Grecia non è una questione economica, bensì geopolitica. La vera partita incomincia dalla Bosnia, passa dalla Macedonia, arriva in Grecia, e da lì coinvolge Russia e Turchia.

 

Sul piano economico un’uscita della Grecia dall’euro conviene alla Germania?

Non conviene a nessuno, anzi sarebbe una catastrofe per tutti. Da anni però la Germania è presa dall’ideologia. La storia ha dimostrato che la politica dell’austerità non ha portato crescita ma solo depressione, eppure Berlino continua a chiederla. E lo fa con una tale forza che Tsipras, dopo avere vinto il referendum, alla fine si è adeguato alla politica dell’austerità.

 

Lei come valuta il ruolo giocato da Renzi in questa partita?

Renzi e Gentiloni dovrebbero convocare la stampa estera a Palazzo Chigi, e dire che l’Italia propone una conferenza internazionale sulla ridiscussione dei trattati Ue e quindi sul debito greco. In questo modo il premier dimostrerebbe che è un alleato fedele degli Stati Uniti e non della Germania.

 

Che cosa accadrebbe se Renzi osasse tanto?

Gli Stati Uniti lo sosterrebbero, e così continuerebbe a governare. Renzi non sa che rischio corre se non fa questo.

 

Che rischio corre?

Rischia di fare la fine che hanno fatto Monti e Letta. Renzi si dimentica che è arrivato al potere senza essere eletto. Così come è stato nominato, può verificarsi “qualcosa” tale per cui il suo governo perde la maggioranza.

 

Perché Renzi preferisce la Merkel agli Stati Uniti?

Renzi non preferisce la Merkel, capisce che hanno ragione gli americani, ma non ha il coraggio politico per dirlo. Dovrebbe buttare il cuore oltre l’ostacolo, sapendo che dall’altra parte c’è la Casa Bianca pronta ad aiutarlo, ma non osa farlo.

 

(Pietro Vernizzi)

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