GRECIA vs UE/ L’ultima sfida all’ideologia “strangola-popoli”

- Raffaele Iannuzzi

Cosa sta accadendo in Europa? Cosa sta accadendo a causa della Grecia? Per RAFFAELE IANNUZZI bisogna rendersi conto che in gioco c’è il potere dell’Eurocrazia

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Cosa sta accadendo in Europa? Cosa sta accadendo a causa della Grecia? Qual è l’essenza più intima di quanto accade davanti ai nostri occhi? Il risveglio è il primo gesto della consapevolezza, inatteso, sorprendente, awesome, dicono gli americani, quando vogliono esclamare qualcosa sull’ineffabile, e così è. 

Qual è la posta in gioco? I debiti della Grecia? I soldi che i greci non hanno e che la Germania richiede con quella querula e farisaica insistenza, propria di chi, da Bismarck in avanti, ha usato confini regionali, risorse altrui e strategie diplomatiche per accaparrarsi il monopolio del risentimento, come annotava genialmente Nietzsche, tedesco imperfetto, grazie a Dio? 

No, non di questo si tratta. Il nodo è un altro, anzi è altrove, è proprio quell’altrove che gli eurocrati di Bruxelles non vogliono non dico dichiarare ma neppure considerare come lontanamente ragionevole: l’Ue è l’ultimo mostro totalitario oggi in circolazione. Non l’unico regime totalitario, ce ne sono, eccome, nel mondo, ma questi sono tutti fatti oggetto di scherno, critica feroce, censura; per l’Ue è diverso, qui c’è di mezzo l’ultimo gradino del nichilismo a un tempo culturale e finanziario oggi ancora sul campo, a tenere banco. 

L’Ue è la vetrina degli ultimi cascami del nichilismo divenuto mentalità procedurale, ecco il punto. Qui si ammazza la vita, con il vertice del furore dettato dal resentissement, con una sistematicità segnata dalle procedure e dai trattati. Craxi, in solitaria, lo affermò in tempi non sospetti: l’Europa sarà nella migliore delle ipotesi un limbo, nella peggiore un inferno. Così è: un inferno.

Non ci sono gironi danteschi, non ce n’è bisogno, basta nascondere la verità con qualche mezzuccio a prova di bomba, che funziona soprattutto quando, come nel caso italiano, abbiamo una filiera impressionante di penne vendute alla nuova razza padrona, gente che non riconoscerebbe che l’erba è verde d’estate neanche sotto tortura, salvo che chi può e comanda non indichi loro questa risposta. “Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate”, parola di Chesterton. 

L’evidenza delle cose, il famoso 2+2=4, il “contra factum non valet argumentum”, ecco tutto questo si è come volatilizzato o forse è stato ridotto in polvere, come i giannizzeri di Bruxelles vogliono che sia il latte a loro dire migliore per produrre il formaggio in Italia: in polvere, appunto. “Idiozia” non è una parola qualunque, vuol dire delegato ai “privati” proprietari e detentori di un potere che vale per tutti, che regge tutto e tutto vuole dominare. Gli “idioti” sono i privati che si ergono a collettivo non controllabile da nessun potere esterno, che eleva le commissioni fatte da gente non eletta a ultima thule della leviatanica mania di implementare il nefasto “auctoritas aut potestas, non veritas, facit legem” – parola di Thomas Hobbes, Leviathan, 1651. 

Ma quello era ancora un potere feroce con un sovrano che meritava se non altro l’odio dei sudditi, qui c’è solo il grigiore sottotraccia che, di fronte alla realtà di un popolo che va in malora, si erge a paladino della “responsabilità” e del “dovere”, “senso del dovere”: il diavolo rovescia lo schema naturale della realtà e chi sta sotto diventa, in un contorsionismo manierato e reiterato a oltranza, il conduttore delle danze, reo di aver minato “la fiducia nell’Europa”, sibila un deputato, che non ha alcun senso del pudore, di fronte a Tsipras. 

Che dire, dunque, ancora? Il re è nudo. E non se ne esce con il paradigma convenzionale, perché proprio quel paradigma ha devastato l’idea stessa di Europa, oggi solo una banda di nichilisti supponenti, allo sbaraglio, che urlano “paga!” con accento tedesco. Come insegnava Einstein: “Non si può risolvere un problema con lo stesso modo di pensare che ha creato il problema stesso”. Occorre fare il salto quantico, scartare da questo paradigma che, parlando di “mercati” e “liberi scambi”, sta in realtà ammazzando il capitalismo; che, cianciando di valori fondativi dell’Europa, sta di fatto distruggendo l’idea di natura e di società naturale; che, iniettando regole su regole, si sta comportando come lo Stato secondo la geniale analisi elaborata da Giulio Tremonti in uno dei suoi libri migliori e tra i meno valorizzati, Stato criminogeno. La fine dello Stato giacobino, un manifesto liberale (1997), ossia, appunto, in maniera criminogena. Tutto qua.

Quando Tsipras racconta, davanti al Parlamento europeo, che la vera fabbrica di ideologie è questa Europa blindata e strangolata dalle eurocrazie e da quella Germania che merita il dito medio alzato di Varoufakis, sta facendo il liberale anticostruttivista, alla Hayek; sta mettendosi dalla parte di Mises e di chi, certo non perché “puro”, ma piuttosto costretto a combattere, oggi dichiara che la realtà fonda la politica e le ideologie uccidono i popoli, come durante l’intero arco del ‘900, “il secolo delle idee assassine”. 

Non si tratta di un accordo su base econometrico-finanziaria. Non c’entrano i bilanci. Non c’entra la purezza della razza ancora una volta ostentata per via finanziaria dalla Merkel, ostaggio delle banche tedesche gonfie di derivati delle banche greche e a rischio primo default almeno tecnico. La Germania ha dato il via libera alla prima tranche di aiuti alla Grecia, a prezzo dell’acquisto di commesse di armi tedesche: c’è bisogno di altro per saggiare l’etica luterana in azione, guarda caso quella stessa che fece falciare i contadini cattolici in rivolta contro la prepotenza dei principi protestanti, in nome proprio del “deus mortalis”, il Leviatano?

È tutto davanti a noi. Non ci sono manovre dietro le quinte, licenziamo tutti gli analisti complottisti, è il primo atto di decenza. Valgono quanti gli apologeti di questa eurocrazia nichilista, fanatica e cialtrona: zero. Qui l’unico complotto è quello contro la realtà. Il più nefasto, il meno riconosciuto.

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