ACCORDO GRECIA-UE/ La battaglia della Merkel dopo la “mezza vittoria” di Tsipras

- Gianni Credit

La crisi finanziaria in Cina e il populismo di Trump negli Usa allungano le loro ombre sull’Eurogruppo cchiamato al sì politico finale sul salvataggio di Atene. GIANNI CREDIT

tsipras_accordo_stampaR439
Alexis Tsipras (Infophoto)

L’Eurogruppo torna a riunirsi dopodomani per dare il via libero politico all’accordo con la Grecia, raggiunto ieri a livello tecnico con i grandi creditori. Non è affatto chiaro se il consesso dei ministri finanziari dell’Eurozona tornerà a essere luogo di routine grigia oppure concederà qualche coda extra ai fuochi d’artificio di inizio estate: quando l’Eurogruppo ha ospitato sia gli show dell’ormai ex ministro greco Yanis Varoufakis, sia del mastino tedesco Wolfgang Schauble. Ecco, un esito che qualcuno ventila (o auspica) sarebbero le dimissioni “gemelle” di Schauble, finito nel mirino – anche in Germania – per eccessi di rigorismo. Se il ministro tedesco ne approfittasse per lasciare polemicamente al cancelliere Angela Merkel la responsabilità finale del compromesso con Atene, sarebbe comunque il segnale di una “normalizzazione” nella governance finanziaria dell’eurozona, che sembra matura anche se non pare avere respiro lungo. In ogni caso le 27 pagine dell’intesa tecnica tornerebbero a essere oggetto d’interesse per gli addetti ai lavori (anche se dall’Italia non sarebbe male tenere d’occhio le soluzioni finali su “privatizzazioni di garanzia”, ricapitalizzazione delle banche e trattamento delle loro sofferenze).

Non c’è dubbio che i mercati finanziari, anzitutto, hanno ormai archiviato il dramma politico-finanziario consumatosi un mese fa tra Atene e Bruxelles. Il crollo della Borsa cinese e le affannate contromisure messe in campo da Pechino hanno una dimensione molto più effettiva e preoccupante del rischio-Grexit: soprattutto nell’attesa ormai spasmodica per l’inizio del rialzo dei tassi Usa da parte della Fed.

Ma c’è dell’altro a soffiare nelle vele di Alexis Tsipras, lestissimo, in questi giorni, a rivestire i panni del premier istituzionale: il populismo – di cui il governo di Atene è diventato icona globale con il referendum anti-Ue – sta propagandosi con traiettorie inattese. Negli Usa Donald Trump è in testa ai sondaggi fra i candidati repubblicani dopo un esordio totalmente all’insegna del politicamente scorretto: della protesta demagogica contro la democrazia istituzionale, le regole, le prassi, i linguaggi consolidati. Jeb Bush III, possibile candidato dinastico, di continuità con l’America pre-crisi (tanto quanto Hillary Clinton) ha già quasi un piede fuori prima ancora che le primarie comincino.

Ma anche l’America di oggi non ha smesso di giocare al tavolo greco: così come è stata decisiva in luglio, nello sfiorare l’interferenza a favore di un salvataggio di Atene obbligato sul piano geopolitico. Il Fondo monetario internazionale continua ad aiutare Tsipras giudicando troppo debole il piano di aiuti concesso dall’Europa. Ma la limitata differenza sulle cifre (4 miliardi su oltre 80) e l’insistenza sulla necessità di alleggerire il debito greco (ipotesi irricevibile per Schauble) sembra confermare la volontà – tutta politica – di tenere sotto pressione Berlino da parte dell’istituzione di Washington.

Non sembra davvero tempo per nuovi psicodrammi, per nuove maratone, per nuove prove di forza dei falchi di Berlino. Angela Merkel – che a quanto pare è intenzionata a chiedere un quarto mandato nel 2017 – sta già pensando a come rilanciare il suo ruolo di leader di un’Europa che ha buona probabilità di vedere il risganciamento della Gran Bretagna. La battaglia d’Europa comincia dove finisce quella di Grecia. Nuovi scenari sorprendenti sarebbero peggiori.  

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori