FINANZA/ Svizzera e Grecia, le prove che senza euro si sta meglio

- Giovanni Passali

Secondo GIOVANNI PASSALI, quanto avvenuto in Svizzera e Grecia è la prova che sarebbe bene per un Paese godere di una propria sovranità monetaria, cosa che non avviene in Italia

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Ho l’impressione che il prolifico e sempre acuto Mauro Bottarelli questa volta abbia sbagliato bersaglio. Succede. Mi riferisco a un suo recente articolo nel quale commenta la notizia delle perdite record che la Banca centrale svizzera ha dovuto iscrivere a bilancio, pari a 50 miliardi di euro. E il buon Bottarelli ne ha desunto che la sovranità monetaria è male (e certe ricette della Dottrina sociale della Chiesa forse sono peggio).

Ma andiamo con ordine, partendo dai fatti. Nel 2011 la Banca centrale svizzera fissava a 1,2 il cambio con l’euro. Poiché all’epoca il cambio era molto inferiore, l’intervento della Banca è consistito nello stampare franchi svizzeri e comprare euro. Ha operato in difesa della propria economia, perché con un euro troppo svalutato, cioè un franco svizzero troppo caro, le vacanze in Svizzera sarebbero divenute troppo care per tanti turisti e l’industria del turismo ne avrebbe gravemente sofferto. Tutti ricordiamo le difficili condizioni dell’euro nel 2011. La discesa dell’euro sembrava senza fine. Con questa operazione ovviamente la Banca immagazzinava euro, una moneta in corso di svalutazione su tutti i mercati. Ma non temporaneamente con il franco svizzero, fisso a 1,2. Una posizione rischiosa, presa in difesa della propria economia, non certo per fare profitti sul mercato dei cambi monetari.

Pochi mesi fa la stessa Banca ha deciso di non imporre più un cambio fisso con l’euro, provocando un rapido deprezzamento del cambio. Questo ovviamente ha portato a un deprezzamento del valore degli euro detenuti dalla banca centrale. A oggi tale deprezzamento corrisponde a circa 50 miliardi di euro. Come affermato anche da Bottarelli, di questi circa 47 sono dovuti a esposizioni in valuta euro. Il resto sono dovuti al deprezzamento dell’oro.

Quali conseguenze porta ora questa situazione? Per la banca centrale praticamente nulla, visto che può stampare moneta e mettere formalmente a posto il bilancio. Un bilancio che segna un valore negativo, ma non ancora una perdita reale, perché gli euro non sono stati rivenduti (e lo stesso si può dire per l’oro). Inoltre, quei 47 miliardi sono precisamente il vantaggio di competitività accumulato dall’economia reale svizzera nei confronti di quella del resto dell’Europa. Infine, oggi c’è in giro per l’Europa una notevole quantità di franchi svizzeri (quelli venduti dalla banca centrale per tenere fisso il cambio con l’euro) i quali, gira e rigira, possono fare solo una fine: essere spesi in Svizzera.

In altre parole, in cambio di un bilancio da sistemare sulla carta, la Banca centrale svizzera ha operato efficacemente prima per difendere la propria economia reale, poi per preparare il boom economico grazie alla grande quantità di moneta che, per quanti giri faccia, alla fine potrà essere spesa solo in Svizzera. Magari avessimo anche noi una banca centrale in grado di operare così.

C’è un altro punto da sottolineare. La banca centrale, come tutte le banche centrali, distribuisce profitti che sono di fatto il celebre reddito da signoraggio. Bottarelli ipotizza che la mancanza di tale reddito, destinato ai cantoni svizzeri, prossimamente provocherà “tagli alla greca in salsa di cioccolato fuso” conseguenti a brutali misure di austerità per ripianare i bilanci. Ma non credo che le cose andranno in questo modo.

Infatti, in Svizzera le cose sono strutturate per bene. Dato che i profitti da signoraggio possono variare in maniera consistente da anno ad anno, lì hanno stabilito una cifra fissa che ogni anno la banca centrale distribuisce come parte del reddito da signoraggio. Questa è di un miliardo di franchi svizzeri. Per fare un paragone, anche in Italia la cifra arrivata allo Stato è di questo ordine di grandezza (però euro, mica Franchi svizzeri!), ma in Italia siamo sessanta milioni di abitanti, mentre in Svizzera sono nemmeno otto. E fino al 2010 il contributo in Svizzera era di 2,5 miliardi. In altre parole, ogni cittadino svizzero riceveva circa 100 volte (cento volte!) il reddito di signoraggio di un cittadino italiano. Il bello della sovranità monetaria!

Ora è vero, c’è la seria possibilità che il contributo della Banca centrale svizzera ai cantoni sia pari a zero, anche se in questi anni la Banca ha accumulato ingenti riserve, accantonate per i tempi difficili. Ma non credo che i cittadini svizzeri si troveranno così a mal partito. Anzitutto in questi anni hanno beneficiato dell’operazione della Banca sul cambio. E ora, finita la pacchia, gli imprenditori svizzeri, soprattutto quelli operanti nel settore del turismo, sono in attesa che i ricchi speculatori, che hanno guadagnato comprando moneta svizzera, vengano in Svizzera a spendere questa moneta. Poveri svizzeri!

In altre parole, a compensare il mancato introito finanziario della Banca centrale vi sarà la crescita delle entrate fiscali dovuta a una robusta crescita economica. Aggiungiamoci pure che i bilanci pubblici non saranno oberati dall’acquisto spropositato di carri armati Leopard e della loro costosa manutenzione, nonché i costosissimi proiettili.

Cosa c’entrano i Leopard? C’entrano, se dobbiamo parlare di sovranità in genere e dobbiamo fare paragoni con chi non ha sovranità monetaria. Infatti la Grecia, oltre a non poter svalutare il proprio debito perché non ha una propria moneta, ha pure subito la corruzione tedesca (e dei propri funzionari). Perché occorre sempre tenere a mente che se c’è un corrotto, c’è pure un corruttore. E l’esercito greco a oggi si trova benissimo armato, dotato di ben 1000 nuovissimi e fiammanti Leopard. Per fare un paragone, la Germania ne ha appena 240, e dopo l’ammodernamento in corso ne avrà poco più di 300. Appena un terzo di quanti ne ha la Grecia.

La storia ha avuto anche clamorosi strascichi giudiziari, nei quali è venuto fuori che alti funzionari della ditta tedesca Krauss-Maffei Wegman hanno confermato di aver pagato mazzette milionarie a funzionari di Stato greci per far approvare gli onerosi acquisti di carri armati di ultima generazione. In Grecia i magistrati hanno aperto i procedimenti penali per incriminarli, ma non è stato possibile proseguire perché questi alti dirigenti si sono fatti giudicare in Germania e lì sono stato condannati con la condizionale (cioè sono liberi, finché non vengono beccati di nuovo) e hanno pagato penali irrisorie rispetto alle mazzette intascate.

In seguito alla condanna, la magistratura tedesca non ha dato seguito alle richieste di estradizione perché non si ammette un doppio processo per lo stesso reato. E così, con questa tresca, le mazzette di fatto pagate dal popolo greco con l’acquisto dei Leopard hanno contribuito anche a rimpolpare le casse tedesche, tramite le multe inflitte ai corruttori: uno dei tanti effetti perversi della mancanza di sovranità.

Infatti il progetto liberista, attuato con la moneta unica, è quello di rendere tutto il popolo succube dell’economia e della finanza, quindi, usurpando la sovranità monetaria, di soggiogare di fatto tutte le altre sovranità: come il popolo greco ha ben sperimentato con il recente referendum, che ha sortito l’effetto opposto di quanto richiesto dal popolo (un ritorno delle politiche di austerità).

Lo aveva ben spiegato Monti, nel famoso video in cui vantava la Grecia come il più grande successo dell’euro. “L’euro è stato fatto per convincere la Germania che attraverso l’euro, attraverso i vincoli che nascevano con l’euro, la cultura della stabilità si sarebbe diffusa un po’ per volta a tutti”. I vincoli che nascono con l’euro, ecco lo strumento di guerra con il quale il potere politico (e soprattutto finanziario) tedesco si impone sul residuo di sovranità dei popoli.

A proposito di sovranità, ecco cosa dice la Dottrina sociale della Chiesa. “La Nazione ha un fondamentale diritto all’esistenza; alla propria lingua e cultura, mediante le quali un popolo esprime e promuove la sua sovranità spirituale…” (Compendio, n. 157). “La sovranità appartiene a Dio. Il Signore, tuttavia, non ha voluto riservare solo a sé l’esercizio di tutti i poteri. Egli assegna a ogni creatura le funzioni che essa è in grado di esercitare…” (Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, n. 383). “Il soggetto dell’autorità politica è il popolo, considerato nella sua totalità quale detentore della sovranità. Il popolo, in varie forme, trasferisce l’esercizio della sua sovranità a coloro che liberamente elegge suoi rappresentanti…” (Compendio, n. 395).

Il popolo dunque può trasferire l’esercizio della sovranità alla politica. Non trasferisce la proprietà della sovranità. Quindi la politica non può trasferire la proprietà della sovranità, che non gli appartiene.”Il Magistero riconosce l’importanza della sovranità nazionale, concepita anzitutto come espressione della libertà che deve regolare i rapporti tra gli Stati. La sovranità rappresenta la soggettività di una Nazione sotto il profilo politico, economico, sociale e anche culturale. La dimensione culturale acquista uno spessore particolare come punto di forza per la resistenza agli atti di aggressione o alle forme di dominio che condizionano la libertà di un Paese: la cultura costituisce la garanzia di conservazione dell’identità di un popolo, esprime e promuove la sua sovranità spirituale” (Compendio, n. 435).

“La sovranità nazionale non è però un assoluto. Le Nazioni possono rinunciare liberamente all’esercizio di alcuni loro diritti in vista di un obiettivo comune, nella consapevolezza di formare una «famiglia», dove devono regnare reciproca fiducia, sostegno vicendevole e mutuo rispetto. In tale prospettiva, merita attenta considerazione la mancanza di un accordo internazionale che affronti in modo adeguato «i diritti delle Nazioni», la cui preparazione potrebbe affrontare opportunamente le questioni relative alla giustizia e alla libertà nel mondo contemporaneo” (Compendio, n. 435).

Questo vuoto giuridico, cioè la mancanza di un diritto delle Nazioni, ha permesso l’abuso attuale con l’adesione ad accordi che di fatto hanno portato alla perdita di sovranità nazionale, senza che questa sia mai stata discussa o democraticamente votata.

Ma la mia preoccupazione maggiore è il pensiero che, in un modo o nell’altro, questi carri armati verranno usati. E non solo i carri armati. Venti di guerra spirano in gran parte del Medio Oriente e dell’Est Europa. Occorre pregare.



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