SPY FINANZA/ I numeri che “fanno arrossire” Draghi

- Mauro Bottarelli

I dati economici dei paesi dell’Eurozona non sono affatto incoraggianti, nonostante le politiche della Bce e le dichiarazioni sulla Grecia. Il punto di MAURO BOTTARELLI

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Come vi ho detto praticamente già del suo annuncio lo scorso marzo, il Qe della Bce non serve a niente e ieri abbiamo avuto la conferma ufficiale. Nel secondo trimestre, in base alla prima stima di Eurostat, il Pil dell’area euro ha rallentato a +0,3% congiunturale dal +0,4% del primo trimestre di quest’anno. Rispetto al secondo trimestre 2014, il Pil dell’Eurozona è sì cresciuto dell’1,2% contro il +1% del primo trimestre, ma entrambi i dati sono stati inferiori dello 0,1% rispetto alle attese, tiepide, del mercato. Malgrado il massiccio programma di Quantitative easing da parte della Bce, dunque, la ripresa in Eurolandia resta ancora debole. La crescita più forte del Pil su base annua è stata registrata da Spagna e Slovacchia (+3,1%), mentre il dato peggiore è quello della Finlandia (8-1%), che è pure in deflazione (-0,1%). L’Italia cresce sempre meno di Eurolandia, +0,2% su base trimestrale contro +0,3% e +0,5% annuo contro +1,2%, ma non ditelo a Matteo Renzi, altrimenti siete dei gufi e non capite la portata rivoluzionaria e storica del Jobs Act. 

Ma ecco il dato peggiore: a luglio, sempre secondo Eurostat, l’inflazione dell’Eurozona è rimasta stabile allo 0,2% su base annua, lo stesso valore registrato a giugno, mentre è scesa dello 0,6% rispetto al mese precedente. Torna quindi a incombere lo spettro della deflazione, proprio la malattia che il Qe doveva debellare, visto che sono già in questa condizione la Grecia (-1,3% su base annua), Cipro (-2,4%), Slovenia (-0,7%) e Finlandia (-0,1%) e anche il quadro generale non è affatto quello che sperava di ottenere Mario Draghi, come ci mostra il grafico a fondo pagina. 

Ma entriamo nello specifico. L’economia tedesca nel secondo trimestre ha registrato una leggera accelerazione, mentre quella francese è rimasta stagnante: il risultato è che la distanza fra le prime due economie di Eurolandia si allarga. La Germania ha dunque avuto una crescita del Pil dello 0,4% rispetto al primo trimestre, meno dell’atteso +0,5%, ma meglio dello 0,3% dei primi tre mesi dell’anno, mentre su base annua l’incremento del Pil è stato dell’1,6%. A trainare la crescita sono state le esportazioni, le quali però ora rischiano di pagare dazio alla guerra valutaria innescata dalla Cina e che sta già schiantando gli emergenti dell’Asia, mentre gli investimenti sono stati deboli. In Francia il Pil è rimasto invece invariato rispetto ai precedenti tre mesi, dopo un incoraggiante +0,7% nel primo trimestre, mentre su base annua l’aumento è stato dell’1%. Il ministro dell’Economia, Michel Sapin, ha mantenuto a +1% le sue stime sulla crescita nel 2015, promettendo che il governo attuerà i suoi programmi di tagli alle tasse alle imprese. Stando a Julien Manceaux, economista di Ing, «c’è l’inizio di una ripresa, ma poiché il mercato del lavoro non migliora c’è il rischio che possa sgonfiarsi come un soufflé». Il ritorno del Pil a crescita zero è però un segnale preoccupante sia per il governo Hollande, che dovrà muoversi a portar avanti le riforme strutturali necessarie per rilanciare l’economia del Paese, sia per il governatore Mario Draghi, che dovrà togliersi dalla testa la possibilità di interrompere con anticipo il programma di Quantitative easing, nonostante la già oggi presente scarsezza di bond eligibili all’acquisto: abbasserà il rendimento minimo o comincerà a comprare Etf come i giapponesi? 

Ma se la Francia soffre, in Finlandia piangono. Il Pil del secondo trimestre ha evidenziato un ribasso dello 0,4% su base trimestrale. È il quarto trimestre consecutivo in calo che evidenzia come il Paese scandinavo non riesca a uscire dalla recessione colpito dai problemi economici dei propri vicini commerciali, visto che Norvegia e Russia stanno affrontando la peggior crisi degli ultimi decenni sul crollo del prezzo del petrolio. Ora, al netto della narrativa trionfalistica e filo-Draghi dei vari Corriere e Sole24Ore, le cifre sul Pil confermano i dubbi enormi sulla ripresa in Europa, la quale è ancora troppo fragile e deve essere continuamente sostenuta da interventi esterni. Ovvero, non solamente la politica monetaria espansiva della Bce che per qualcuno era la panacea di tutti i mali ma anche da stimoli governativi nazionali, alla faccia delle normative comunitarie contro gli aiuti di Stato, calcolando che il costo della bolletta energetica è bassissimo visto il prezzo del petrolio a livelli di minimo quasi record (ancora 3 dollari di ribasso da quota 42 e siamo ai minimi da 11 anni). Ma guarda un po’, il vostro catastrofista preferito ci ha preso anche questa volta. 

Ma ora veniamo alla perla assoluta della disinformazione, ovvero la Grecia. Mentre scrivo questo articolo l’Eurogruppo deve riunirsi per ratificare il terzo piano di salvataggio, ma, Germania a parte, la strada sembra in discesa dopo che giovedì notte il parlamento greco ha approvato il piano di aiuti da 86 miliardi di euro in tre anni concordato con i creditori dopo che il dibattito si era prolungato per tutta la notte. L’accordo sul piano di salvataggio è stato approvato con 222 voti favorevoli, 64 contrari e 11 astenuti. Il governo guidato da Alexis Tsipras ha dunque ottenuto i voti dell’opposizione, mentre 32 parlamentari di Syriza, incluso l’ex ministro Yanis Varoufakis, hanno votato contro e altri 11 si sono astenuti. Un dato che potrebbe costringere il premier a convocare elezioni anticipate, visto che i parlamentari che hanno votato a favore del piano sono stati 118, ben al di sotto dei 151 voti necessari ad avere la maggioranza. Tsipras ha quindi deciso di chiedere il voto di fiducia dopo il 20 agosto. Se non passerà, si andrà a elezioni anticipate. 

Insomma, l’ennesimo teatro levantino. Ma la vera genialata l’avrete sentita giovedì sera in tutti i tg, ovvero che nonostante tutto la Grecia nel secondo trimestre ha visto il Pil crescere dello 0,8%, sintomo che c’è vita sul pianeta ellenico e che forse Tsipras non è il male assoluto. Proprio sicuri che sia così? Non è che quel dato è soltanto deflazione e spesa anomala prima dei controlli sul capitale, ancora in atto e che leveranno una componente percentuale molto grande dal dato del terzo trimestre, rimettendo le cose in prospettiva? 

Guardate il primo grafico a fondo pagina, il quale ci offre il quadro Pmi manifatturiero ellenico di luglio, ai minimi record, quindi cartina di tornasole di estrema debolezza, segnale confermato anche dall’indicatore di sentiment della Commissione europea, ai minimi da tre anni. Ora guardate gli altri due grafici, il primo dei quali ci mostra come il Pil nominale nel secondo trimestre si sia contratto dello 0,7%, sintomo che il dato del +0,8% nel Pil reale è dovuto unicamente ai prezzi in calo, ovvero la deflazione conclamata confermata ieri anche dai dati Eurostat. Il secondo grafico, ci mostra come i prezzi al consumo in Grecia siano scesi dell’1,3% a luglio su base annua, aumentando il tonfo deflazionistico del Paese. Inoltre, quel dato non ci offre componenti scorporate, come il breakdown per produzioni o componenti di spesa, oltretutto con la quasi certezza di una revisione al ribasso una volta che l’Ue avrà detto sì al piano di salvataggio e non servirà più fare i bravi e imbellettare i conti. 

 

 

 

E ancora, con la prospettiva dei controlli sui capitali minacciata per settimane prima di essere resa realtà, i cittadini greci potrebbero aver speso in modo anomalo e maggiore prima di essere tagliati fuori dall’accesso non solo al credito ma ai loro stessi risparmi, gonfiando il dato del Pil in maniera una tantum e tutt’altro che strutturale. Queste cose ai tg non ve le hanno dette, vero? Si sono limitati a darvi il dato del +0,8% dicendo che la Grecia era tornata a crescere, come fino a oggi vi avevano detto che grazie al Qe della Bce in Europa era tutto a posto e c’era la ripresa. 

Attenti a cosa vi dicono, informatevi da più fonti, ragionate con la vostra testa. Anche perché il tempo delle sfide reali e delle turbolenze serie deve ancora arrivare, anche se non manca affatto molto. Buon Ferragosto. 

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