MEETING 2015/ Sviluppo economico, “un’arma” in più contro il fondamentalismo religioso

- Walter Viola

C’è un legame tra libertà religiosa e sviluppo economico? Sembra di sì, stando a quanto emerso in un incontro del Meeting di Rimini. Ce ne parla WALTER VIOLA

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Spesso da quanto si legge e si apprende dai media rispetto al fondamentalismo religioso e al terrorismo che spesso ne deriva, sembra che le risposte siano timide, non ci siano soluzioni particolari e che in ultimo solo l’opporre violenza a violenza possa rappresentare una risposta. Quello che invece gli autorevoli personaggi che si sono confrontati ieri alla tavola rotonda promossa al Meeting in collaborazione con l’Ufficio d’Informazione in Italia del Parlamento europeo e la Rappresentanza in Italia della Commissione Europea hanno espresso è una posizione completamente diversa, che punta su ben altro come risposta possibile al degenerare del fondamentalismo religioso.

Come ha affermato Roberto Fontolan, Direttore Centro Internazionale di Comunione e Liberazione, introducendo l’incontro, “Si sono voluti porre all’attenzione di tutti due temi che quasi mai vengono messi insieme: sviluppo economico e libertà religiosa”. C’è un legame tra libertà religiosa e sviluppo economico? Si tratta di un terreno da esplorare senza preconcetti.

“Immigrazione, ISIS, fondamentalismo, profughi oggi rappresentano un problema importante per tutta l’Europa. Oggi il problema non è solo dell’Europa ma delle Nazioni Unite” così ha affermato Antonio Tajani, Vice Presidente Parlamento Europeo. Ha poi individuato tre direttrici d’azione: da subito sotto le bandiere delle N.U. interventi in Libia con controlli e campi profughi; in secondo luogo serve una politica europea della cooperazione diversa dal passato che favorisca la crescita economica già nei Paesi in difficoltà, sviluppo che taglia l’erba sotto i piedi all’ISIS che ne approfitta delle difficoltà economiche, utilizzando i sistemi della mafia e della camorra: con il microcrimine da lavoro e ha fatto imprese e soldi; terzo favorire il dialogo interreligioso, dialogo che deve ripartire anche in Europa e bisogna puntare sulla scuola perché i giovani siano formati alla tolleranza e al rispetto dell’altro.

Quello che va evitato ha ricordato Lucio Battistotti, Direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea è ciò che affermava Jorge Luis Borges“È più facile morire per una religione che viverla”. Affermazione forte e non vera, ma che oggi appare quanto mai attuale. Per questo Battistotti ha sottolineato l’importanza del Meeting come luogo di incontro e di approfondimento della bellezza della fede. Ha poi ricordato che da anni la Commissione Europea promuove il dialogo interreligioso. La grande sfida è oggi capire e conoscere e quindi dialogare con tutti coloro che ogni anno arrivano in Europa. L’Agenda europea per la sicurezza pone inoltre particolare attenzione ai reati provocati dall’odio religioso e dalla xenofobia. E sui giovani, che giustamente vanno posti al centro dell’azione europea, il Programma Europa per i cittadini 2014-2020 investe 185 milioni di euro. “L’Europa – ha detto concludendo – deve infine tornare alle origini, ritrovare un humus di comuni valori e finalità condivise per essere davvero un’opportunità per tutti, e favorire una società aperta, pluralista ed inclusiva”.

“Dove c’è libertà religiosa c’è più sviluppo economico” ha affermato Brian Grim, in base al lavoro della Fondazione Religious Freedom & Business, che presiede negli States. Gli studi fatti dicono che ci sono diverse strade che portano all’estremismo: insoddisfazione, squilibrio, voglia di fama notorietà, desiderio di potenza e di forza personale. Innanzitutto va considerato che l’ISIS è nato in Siria per tanti fattori: conflitto etnico, conflitto religioso, corruzione, crimine, ma il primo motivo è stato la disoccupazione. Lo sviluppo può essere pertanto un sicuro fattore di pace soprattutto in 4 modi: favorendo il commercio transfrontaliero, supportando le imprese sociali, aiutando le imprese che assumono, favorendo la comprensione interculturale Lo sviluppo come strumento di pace è infatti il contenuto del programma delle Nazioni Unite Business for Peace. Ha quindi concluso che economia e fede possono essere antidoto contro il radicalismo violento e che se educhiamo all’antico e sempre nuovo invito “Ama il tuo prossimo” possiamo fare molto contro il fondamentalismo.

Fouad Makhzoumi (CEO of Future Pipe Industries & Founder of the National Dialogue Party, Libano) ha ricordato di una riunione alla Casa Bianca dopo l’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre, con alti funzionari dell’amministrazione americana che in buona sostanza posero lui e altri imprenditori arabi di fronte a questa alternativa: o state con gli States o siete contro. La sua risposta fu: “Noi siamo contro il terrorismo e per far questo dobbiamo portare sviluppo”. A tal proposito ha ricordato che tra il 40% e il 60% delle risorse energetiche del pianeta vengono dal medio oriente, dove però non c’è libertà e infatti vi è un reddito pro capite medio basso e ricchezze personali enormi. Solo se c’è libertà religiosa lo sviluppo per tutti è possibile e tale sviluppo frena il fondamentalismo. Vi è infatti un nesso positivo, dimostrato da uno studio del 2011, tra libertà religiosa e crescita, più pace, meno corruzione, regole meno dannose. “Nulla va imposto anche per noi dell’islam. O si crede o non si crede. Tutti coloro che usano la violenza sono terroristi” ha detto concludendo.

Michele Valensise, Segretario Generale Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ha sottolineato che l’Italia ha cominciato già da molti anni, in continuità tra i vari governi, un dialogo diverso fatto anche di collaborazione fattiva con i Paesi del sud del Mediterraneo e con il Medio Oriente. Si è detto persuaso della necessità di un nuovo piano Marshall con tali Paesi che ponga come capofila l’Italia oggi rispettata perché riconosciuta scevra da volontà economicamente egemoniche e affidabile. “L’Italia – ha detto – dovrebbe fare il pivot della politica mediterranea e mediorientale per l’Europa”. Varie azioni sono state intraprese in tal senso con la Tunisia, il Marocco ed anche con l’Afganistan dove 14 anni fa solo 1 milione di giovani andava a scuola e oggi con il contributo fondamentale dell’Italia e dei suoi caduti sono 8 milioni, mentre gli insegnanti sono passati da 21.000 a 190.000. Chiaro che per fare questo dovrebbero essere aumentati gli stanziamenti dedicati alla cooperazione internazionale oggi per l’Italia pari allo 0,16% del bilancio dello Stato contro lo 0,36 della Francia e lo 0,41 della Germania.

Tornando alla domanda di Fontolan si può ben rispondere che vi è quindi un legame molto forte e virtuoso tra sviluppo economico e libertà religiosa.

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