SPY FINANZA/ La domanda che “trasforma” l’Italia in Grecia

- Mauro Bottarelli

In Italia, come pure accaduto in Grecia, molte colpe della situazione economica e finanziaria sono state addossate a euro e Germania. Per MAURO BOTTARELLI si tratta di un errore

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Angela Merkel (Infophoto)

Questo Paese non ha speranza, è andato. Lo dico non tanto per la situazione economica, politica e morale (le immagini del funerale del boss Casamonica, da sole, valgono la tentazione dell’espatrio immediato), ma soprattutto per la malafede levantina che ne sta corrodendone la carne viva. Vi faccio un esempio, tanto per capirci. Tre giorni fa tutti i giornali, tg e siti di informazione on-line titolavano allo stesso modo, seppur con diverse sfumature: “La Germania si compra gli aeroporti greci”. Qualcuno ha usato il verbo “divorare”, qualcuno “scippare”, dipende dal grado di malafede ideologica che lo contraddistingue. La questione è nota, la Fraport, gestore dell’aeroporto di Francoforte, ha preso in concessione quattordici aeroporti regionali greci per 1,23 miliardi di euro, in ossequio al piano di liberalizzazioni e non privatizzazioni concordato tra governo di Atene e Troika. 

Il problema è che tutto quanto avete letto è nella migliore delle ipotesi distorto, se non addirittura totalmente falso. Giova, infatti, ricordare che la Grecia non ha “privatizzato gli aeroporti”, ma li ha dati in concessione, visto che la proprietà resta ellenica. Inoltre, chi ha ottenuto la concessione non è solo tedesco, bensì una sorta di joint venture tra un gruppo energetico greco, Copelouzos, e il gruppo che gestite l’aeroporto di Francoforte. A fronte di una concessione lunga (si ipotizzano 40 anni), inoltre, la Fraport investirà 330 milioni per l’upgrade degli scali e come accade per tutte le concessioni, in caso di mancato rispetto degli accordi, i tedesco-greci potranno essere sostituiti. E questo non lo ipotizzo io, ma lo si desume da un accordo preliminare di sei mesi fa, giunto al termine di una regolare gara. 

Un po’ diversa la faccenda, vero? Ma si sa, in Italia ormai lo sport nazionale è dare addosso alla Germania e ad Angela Merkel, almeno evitiamo di porci l’unica domanda che un Paese serio dovrebbe farsi di fronte a quanto accaduto: perché non abbiamo vinto noi quella concessione? Perché non abbiamo un gestore aeroportuale abbastanza forte da poter competere con Francoforte? Forse perché abbiamo una linea aerea un tempo di bandiera che è stata salvata da Ethiad altrimenti finiva come la Grecia, dopo aver divorato miliardi e miliardi di soldi pubblici? Ma si sa, Alitalia permette a migliaia di lavoratori della Magliana di portare a casa lo stipendio, non importa se è disfunzionale, si perdono i bagagli, il tasso di ritardi è spaventoso, vanno a fuoco parti delle strutture interne che poi rimangono chiuse per mesi, si fanno gli scioperi selvaggi in piena stagione turistica abbandonando a loro stessi i viaggiatori e casualmente, poi, scoppiano incendi dolosi nelle vicinanze e i voli restano a terra. Non importa, l’importante è dare addosso alla Germania che prende in concessione gli aeroporti greci. Il resto è mancia, anche perché in cambio dei loro posti di lavoro, i dipendenti Alitalia garantiscono un bacino elettorale sicuro per i politici di turno, magari gli stessi che hanno spinto per Fiumicino hub nazionale, mentre la nuova proprietà già minaccia e paventa uno spostamento a Malpensa, come ragionevolezza economica e logistica vorrebbe. 

Che dite, non è vero? Ma farsi domande così è scomodo e poi è agosto, ci sono le ferie, si suda, molto meglio attaccare Angela Merkel e magari anche quell’impietoso rigorista di Wolfgang Schaeuble. Fino a quando sarà così, fino a quando non ci faremo la domanda del perché non abbiamo vinto noi quella concessione ma ci trincereremo dietro l’ideologia del lamento e del complotto, non basteranno mille Jobs Act per cambiare una virgola, una singola virgola di questo Paese. Robert Hughes la chiamava la “cultura del piagnisteo” e d’altronde questo è il Paese dove per ogni problema – ma, soprattutto, per ogni inadempienza e inadeguatezza – c’è la soluzione pronto uso del populismo sovranista, ovvero dare la colpa di tutto, anche dei temporali e delle zanzare, all’euro. Siamo a questo livello, viviamo in un Paese dove l’Assemblea ragionale siciliana costa come tre Parlamenti europei di medie dimensioni, dove il tasso di assenteismo ed evasione fiscale è da Terzo Mondo, dove non si sanno spendere i fondi europei a disposizione ma si attacca l’Ue a ogni piè sospinto, dove intere aree del Mezzogiorno non sanno nemmeno cosa siano le tasse, dove i sindacati sono i primi difensori delle rendite di posizione, come il caso dei maxi-stipendi alla Cisl portato alla luce da Repubblica ha dimostrato (e guarda caso da giugno 2013 la Cgil ha perso 220mila iscritti, soprattutto giovani e precari), dove ai cancelli della Electrolux a Susegana, nel trevigiano, si sono dovuti mandare i carabinieri il giorno di Ferragosto, perché si temeva per l’incolumità dei 100 operai che volontariamentehanno scelto di lavorare per un extra in busta paga (70 euro per un turno di sei ore, dalle 6 del mattino a mezzogiorno, quasi l’elemosima dispensata ma mensilmente da Matteo Renzi) e perché c’era richiesta di sovra-produzione. Ma la colpa è dell’euro e della sovranità monetaria perduta. 

No, il problema è la mentalità di un Paese dove si fanno ferie in quantità industriale, quasi lavorassimo tutti in miniera e ci fosse bisogno di interi periodi di riabilitazione: su Facebook ho contatti che hanno cominciato a postare foto da località di vacanza a metà giugno e ancora non hanno finito, lavorano quattro giorni e poi via di weekend lunghi, ponti e permessi. E dobbiamo prendercela con i tedeschi per questo, per il nostro ontologico – in moltissimi casi – lazzaronismo? Io non mi sono mosso da Milano tutto agosto e vi assicuro che, grazie all’Expo, la città non è mai stata vuota come altri anni e anzi anche il centro città pullulavano i turisti stranieri. E i negozi? Salvo le grandi catene, tutti chiusi nelle due settimane centrali del mese: vi fanno schifo i soldi di quei turisti? Poi però vi lamentate della crisi e degli affari che non vanno bene, in compenso chiudete per ferie quindici giorni. Ferragosto, poi, serrata selvaggia, salvo per ristoranti e alcuni bar. Non succede da nessuna parte del mondo e le ferie le fanno anche loro, ma usano due paroline magiche: turnazione e buonsenso. 

Ma c’è dell’altro. I dati sono del 2012 ma la situazione, vi assicuro, può essere solo peggiorata e ci dice che agli italiani il fine settima fa male e così all’improvviso il lunedì mattina fioccano i certificati di malattia sulle scrivanie per i lavoratori dipendenti sia nel pubblico che nel privato. Il curioso dato è stato reso noto lo scorso anno, su dati appunto del 2012, dalla Cgia di Mestre del compianto Giuseppe Bortolussi, che ha rilevato che sono stati 6 milioni i lavoratori dipendenti italiani che hanno registrato almeno un caso di malattia. Mediamente, ciascun lavoratore dipendente italiano si è ammalato 2,23 volte ed è rimasto a casa 17,71 giorni: complessivamente sono stati quasi 106 milioni i giorni di malattia persi durante tutto l’anno. Oltre il 30% dei certificati medici che attestano l’impossibilità da parte di un operaio o di un impiegato di recarsi nel proprio posto di lavoro è stato presentato di lunedì. 

A livello territoriale “spiccano” i risultati della Calabria, visto che a causa delle precarie condizioni di salute, nel 2012 ogni lavoratore dipendente calabro è rimasto a casa mediamente 34,6 giorni e la media sale addirittura a 41,8 nel settore privato. Tra i lavoratori dipendenti più “cagionevoli” troviamo anche i siciliani (con 19,9 giorni medi di malattia all’anno), i campani (con 19,4) e i pugliesi (con 18,8), mentre gli operai e gli impiegati più “robusti”, invece, li troviamo a Nordest. Sono razzista? No, realista e non parlatemi di emergenza Mezzogiorno, perché la sento nominare da almeno 30 anni, dalla Cassa del Mezzogiorno in poi e all’epoca non c’era l’euro: è colpa della Merkel se siamo in queste condizioni? E a fronte di questo esercito di tutelati che approfittano della loro posizione, visto che licenziare in Italia è facile quanto vincere al Superenalotto, ci sono intere legioni di lavoratori di ogni età senza la più minima garanzia, gente che le ferie non sa cosa siano, visto che se si ammala o va in vacanza e non produce non viene pagata, battaglioni interi di false partite Iva che lavorano senza tutele per 500 euro al mese, per non contare la massa infinita del lavoratori in nero, magari con laurea e master. 

Ci penserà il Jobs Act? Lo spero ma ci credo poco, perché una legge può cambiare le regole giuslavoriste ma non la testa della gente, non l’indole e la mentalità di un popolo. Per quello serve una rivoluzione culturale drastica, servirebbe una Margaret Thatcher, per capirci, una che non ha paura di niente, sindacati in testa, non un Paese e un governo che si regge su Verdini e i suoi fuoriusciti. Tutto questo è colpa dell’euro? O della Germania? Così, tanto per sapere. E vogliamo parlare dei forestali, il cui numero solo in Calabria basterebbe per tutti i parchi nazionali statunitensi? Facciamo un bagno di umiltà, per favore, tutti quanti, io per primo visto che fino al secondo salvataggio greco avevo la tendenza ad assecondare istinti auto-assolutori e anti-tedeschi: questo Paese è ha enormi potenzialità, è pieno di gente fantastica e di grandi lavoratori, ma è oggettivamente disfunzionale in troppi settori per poter voler dare lezioni ad altri. 

Chi di voi, in piena sincerità, non vorrebbe un primo ministro come Angela Merkel che mette l’interesse del suo Paese sopra a tutto? E non saltate fuori con la pippa dell’Europa unita e della solidarietà tra Stati membri, è una balla sesquipedale ed è così da sempre, l’orticello lo coltivano tutti. E lo dimostra il caso greco, perché se ti metti in condizione di dover essere salvato, la colpa è tua e non puoi lamentarti delle condizioni a cui vieni rimesso in carreggiata. È ovvio che questi piani sono solo delle partite di giro, perché i soldi europei arrivano alla Grecia che poi ripaga i debiti con creditori privati, Bce e Fmi ma al netto, di questo, perché con Samaras si era raggiunto l’avanzo primario e con Tsipras si è andati a picco (la bufala del +0,8% di crescita nel secondo semestre l’ho già smontata in un paio di articoli)? 

Se Atene avesse evitato lo swap allegro con Goldman Sachs (la quale non ha puntato una pistola alla tempia al governo greco, è stata nominata consulente e pagata) per truccare i conti, di organizzare Olimpiadi che sono costate miliardi e miliardi e non hanno introitato niente – e ora le strutture sono fatiscenti e abbandonate -, se stimoli l’evasione fiscale, se non fai pagare le tasse agli armatori, se mandi la gente in pensione a 50 anni e tre quarti del sistema pensionistico è finanziato dalla fiscalità generale e solo un terzo dai contributi versati (!), non è colpa della Germania ma tua. 

Vi offro qualche cifra relativa alle Olimpiadi del 2004 ospitate dalla Grecia, per capirci. Sono costate 11 miliardi di dollari, oltre il doppio di quanto messo a budget dal governo dell’epoca che era già in crisi con i conti pubblici, cifra che però non contempla i soldi utilizzati negli ultimi 11 anni per cercare di non far andare completamente alla malora tutte le strutture create e a cui vanno aggiunti circa 1,2 miliardi di dollari per misure extra di sicurezza legate ai rischi terroristici. Colpa della Germania? 

Mi spiace ma partendo da questi presupposti, non si va da nessuna parte, Renzi o non Renzi, riforme o non riforme. Serve un cambio di mentalità totale, seguito da un altrettanto totale cambio di classe dirigente, Confindustria, sistema bancario e grandi giornali in testa. Altrimenti, andiamo avanti così, è tutto colpa dell’euro e della Germania. Infatti, come vedete, i Paesi asiatici con sovranità monetaria sono in forma smagliante in questi giorni di tensione sui mercati grazie alla possibilità di svalutare la propria divisa e anche Wall Street, col suo dollaro manipolabile, fa scintille. 

Scusate il lungo sfogo, oggi niente dati, cifre, percentuali e grafici, solo il mio pensiero personale sui fatti economici e sul mio Paese. Vi chiedo scusa in anticipo, ma penso che me lo permetterete, visto che non lo faccio mai. 

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