100 MLD PER IL SUD/ Rossi: soldi buttati, meglio abolire le Regioni

- int. Nicola Rossi

Matteo Renzi è pronto a risolvere i problemi del Sud con un piano da 100 miliardi di euro da qui al 2020. NICOLA ROSSI spiega perché ritiene inutile il progetto del Governo

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Matteo Renzi (Infophoto)

100 miliardi per il Sud, da qui al 2020, utilizzando fondi europei o risorse da svincolare dal Patto di stabilità europeo: potrebbe essere questa, secondo Repubblica, la base per il “Masterplan” di Matteo Renzi dopo che il rapporto Svimez ha fornito dati allarmanti sul Mezzogiorno italiano. Per il quotidiano romano, il Premier starebbe pensando di “rimettere in pista” le risorse Ue bloccate, quasi 100 miliardi tra vecchi e nuovi programmi, dando più fondi alle amministrazioni che li sanno spendere bene e meno a quelle che non sono in grado di utilizzarli. Tra le ipotesi, anche quella di incentivi alle assunzioni, estenendo quelli già in vigore sui contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti. Un piano che in ogni caso non convince Nicola Rossi, Professore di Analisi economica all’Università Tor Vergata di Roma: «Si usa la stessa impostazione degli ultimi 20 anni, che non ha prodotto alcun risultato, se non uno spreco enorme di risorse pubbliche».

Che cosa non le piace di questo piano?

Fondamentalmente si direbbe alle regioni di fare di tutto per spendere. Questo vuol dire che tirerebbero fuori i progetti peggiori che hanno pur di spendere, dato che così avranno ancora più risorse, con il risultato che i soldi usati non servirebbero a nulla. A questo punto non si capisce perché abbiamo cambiato classe dirigente.

In che senso?

È un approccio che sappiamo da 20 anni essere sbagliato, eppure lo si vorrebbe portare avanti. Il Governo pensa che si possa comprare la crescita: basta spendere. Ma non è così.

Ci sarebbe l’idea comunque di dare le risorse solo alle Regioni virtuose, che le spendono bene.

In realtà non è così: chi spende verrebbe aiutato a spendere ancora di più, non si guarderebbe a chi lo fa bene. Anche perché se si è speso bene lo si vede solo dopo 5-6 anni. Purtroppo, nel momento in cui si lascia passare il messaggio “Se siete capaci di spendere io vi premio e vi faccio spendere ancora”, si fa esattamente il gioco dei peggiori.

In ogni caso si userebbero fondi europei che altrimenti resterebbero inutilizzati…

Posso dirle la verità? Penso che se devono essere usati com’è stato fatto negli ultimi 20 anni, allora è meglio restituirli, in modo che vadano a un altro Paese che ha più bisogno di noi e li sa usare meglio.

Nel piano potrebbero rientrare anche incentivi all’occupazione. Cosa ne pensa?

Credo che il Governo si sia reso conto che quei pochi risultati che si sono ottenuti sul piano occupazionale sono dovuti non alla riforma del mercato del lavoro, ma alla decontribuzione. E sa che tornare indietro, bloccare la decontribuzione, significherebbe innescare il processo contrario, cioè avviare dei licenziamenti. Quindi, sta cercando disperatamente la modalità con cui far proseguire, almeno in una parte del Paese, la decontribuzione. 

Non è da apprezzare comunque questo tipo di misura, visto che incide sull’occupazione?

Il punto vero è che la decontribuzione, così come la immagina il Governo, continua a essere selettiva, cioè è rivolta solo ad alcune categorie (i nuovi occupati, le imprese di taluni settori, ecc.): e anche questo, lo abbiamo visto in passato, non ha mai funzionato. Quel che serve è un abbattimento generalizzato della pressione fiscale e contributiva.

Cosa bisognerebbe fare allora per il Mezzogiorno?

La prima cosa da fare sarebbe abolire le Regioni, che sono lo snodo che impedisce politiche vere per il Mezzogiorno.

In che senso le Regioni sono un ostacolo alle politiche per il Mezzogiorno?

Perché ragionano in termini di singola regione, mentre i problemi del Mezzogiorno sono in larghissima misura questioni – come le infrastrutture: la Napoli-Bari, la Salerno-Reggio Calabria, le reti portuali, degli interporti – sovraregionali. Su questi temi la scelta non può essere lasciata alla regioni.

 

E come la mettiamo con la spesa che gestiscono?

Per il 90% è sanità. In questo settore abbiamo due modelli che tutti dicono funzionare: quello lombardo e quello toscano. Si scelga uno dei due e lo si applichi automaticamente a tutte le Regioni del Mezzogiorno. A quel punto la sanità può essere gestita anche dal Ministero. Del restante 10% di spesa si può fare tranquillamente a meno.

 

E come si risolve il problema della mancanza di industrie e imprese nel Sud?

Che io sappia, da che mondo è mondo le imprese sono nate perché esistono gli imprenditori, non lo Stato. Non ho mai conosciuto un assessorato regionale o un ministero capace di far nascere un sistema imprenditoriale. Abbiamo avuto forti incentivazioni in questi anni nelle regioni, ma non sono servite a nulla. 

 

Perché?

Il motivo è semplice: un assessorato regionale non sa qual è oggi l’iniziativa migliore. Le uniche persone che possono saperlo sono l’imprenditore che rischia i suoi soldi e la banca che decide di finanziarlo. Se si scorre l’elenco dei servizi pubblici nel Mezzogiorno (giustizia, sicurezza, istruzione, ecc.) le conclusioni sono deprimenti. Il Sud è indietro su tutti i fronti perché lo Stato non fa quello che dovrebbe fare: riparare le buche in strada o costruire le fogne è noiosissimo, mentre è molto più divertente fare promozione a New York.

 

Cosa dovrebbe fare lo Stato?

Tutto quello che consente a un imprenditore di rischiare, a partire da una Pubblica amministrazione diversa. Bisognerebbe incidere sugli apparati della Pa a livello regionale e comunale, perché si attrezzino in maniera radicalmente diversa da quella attuale. 

 

È stata appena varata la riforma della Pa…

Occorre una riforma lontana mille miglia da quella appena approvata. Il vero problema è che quando si arriva a toccare il funzionamento dell’operatore pubblico, il Governo si ferma. Un giorno si scaglia contro i sindacati, un altro contro una parte del suo partito, ma quando si arriva all’operatore pubblico, che è la cosa di cui un Governo si dovrebbe occupare, perché è il suo business, non si fa niente.

 

(Lorenzo Torrisi)

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