SPY FINANZA/ I dati che “mettono all’angolo” i banchieri centrali

- Giovanni Passali

Stampare moneta non aiuta a risolvere i veri problemi profondi dell’economia reale. Tuttavia per GIOVANNI PASSALI occorre puntare molto sulla sovranità monetaria

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Quando Mauro Bottarelli sbaglia un articolo come quello dell’11 settembre (data mitica, purtroppo!), questo è un evento che val la pena di segnalare. Bottarelli ha ritenuto di trovare i segni evidenti del fatto che chi ha la facoltà di stampare la propria moneta non si trova affatto fuori dai guai. E la sua analisi ha trovato conforto nel momento difficile che stanno vivendo Brasile, Giappone, Cina e pure Usa, accusandoli nientedimeno di una deriva monetarista e di “spesa pubblica” e del fallimento della “vulgata keynesiana”. Per questi fatti, Bottarelli crede di poter notare una sparizione dei sovranisti, cioè “di chi pensa che tutti i problemi del mondo si risolvano stampando moneta”.

Quando ho letto queste frasi, sono saltato sulla sedia. Visto che mi considero un “sovranista”, voglio confermare che non si risolveranno tutti i problemi del mondo stampando moneta. Ma ci tengo a ripetere che, invece, senza sovranità monetaria, in un mondo globalizzato in cui conta solo il profitto, non sarà possibile risolvere alcun problema, neppure il più banale, neppure il tanto auspicato pareggio di bilancio. Senza sovranità monetaria, il banale pareggio di bilancio rimarrà per sempre una chimera irraggiungibile. Senza sovranità monetaria reale (cioè con lo Stato che stampa moneta e non si indebita, quindi una situazione ancora diversa da quello che accadeva quando avevamo la lira!), ogni euro in circolazione è un euro che è stato prodotto dal sistema bancario e quindi è stato preso a prestito, quindi è un euro che nasce con un debito. E mentre l’euro circolando fa il suo mestiere ma non cresce (nessun euro cresce per il solo fatto di circolare, ma la sua circolazione fa crescere l’economia reale), il debito con cui è nato ogni singolo euro cresce di continuo, grazie agli interessi e al semplice passare del tempo.

Non importa che tempo faccia, se splenda il sole o piova o grandini o ci sia siccità (sui mercati finanziari oltreché sui campi coltivati che nutrono una certa parte dell’economia reale), il debito al passare del tempo cresce sempre allo stesso modo. Quindi l’emissione di moneta-debito non potrà mai corrispondere alle reali necessità dell’economia reale. Oltre al banale fatto che, quando si crea un debito stampando moneta, nessuno crea la moneta corrispondente agli interessi che verranno chiesti in futuro, quindi il combinato di debito più interessi non sarà mai pagabile, semplicemente perché non c’è la moneta per pagare debito più interessi.

E poi diciamolo chiaramente, la posizione sovranista nasce con un nemico chiaro: l’unione monetaria. E l’accusa che viene rivolta alla Bce (soprattutto dal sottoscritto, in tanti articoli pubblicati su queste pagine) è proprio questa: l’aver stampato moneta in eccesso fin dalla sua nascita (2001) e l’averlo fatto a favore dei mercati finanziari. Nella primavera del 2007 tre economisti della Banca d’Italia con uno studio rispondevano alla domanda: come mai, vista la moneta in eccesso creata dalla Bce, non osserviamo inflazione? E la risposta (già allora scontata) fu: perché la moneta in eccesso non è finita a famiglie e imprese, ma nei mercati finanziari.

Allora la sovranità monetaria deve servire per essere usata adeguatamente. E proprio i casi di Brasile, Giappone, Cina e soprattutto Usa mostrano in modo evidente che puoi avere la sovranità monetaria, ma se la usi a favore dei mercati finanziari, i problemi finanziari vengono fuori. Ma sono comunque problemi finanziari che con una moneta sovrana puoi sempre risolvere e spostare nel futuro senza danneggiare l’economia reale.

Facciamo un rapido confronto con la Grecia. Anche la Grecia, grazie alla Bce, ha spostato nel futuro i suoi problemi finanziari. Ma, piccolo problema, dalla Grecia hanno preteso misure e manovre economiche che stanno avendo un impatto devastante sull’economia reale. E se vogliamo fare un confronto, facciamolo pure con chi non ha una moneta sovrana e facciamolo soprattutto sui dati che incidono profondamente sull’economia reale. Mettiamo nel confronto Italia, Francia e Germania.

Dall’inizio della crisi, come noto, il Pil italiano è sotto del 10%. Quello Usa è passato da 14,7 trilioni (14,7 mila miliardi di dollari) a 17,4 trilioni, con un aumento di oltre il 18%. Il Giappone è passato da 4,8 trilioni a 4,6 (leggero calo); il Brasile da 1,7 a 2,3 con un aumento del 35%; la Cina da 4,5 trilioni a 10,3 trilioni, con un aumento del 128%. E in Europa? La Germania, tra alti e bassi, è rimasta allo stesso livello del 2008 (poco sopra i 3,8 trilioni di dollari); la Francia ha perso appena un 5% (ma ha aumentato di brutto il debito e il suo deficit è fuori dai parametri imposti).

E ora vediamo la disoccupazione. Tenendo presente che i paesi con disoccupazione in aumento sono l’Italia sopra al 12% e la Francia al 10,4% e la Cina al 4,6%, tutti gli altri sono in discesa: la Germania al 5,3% (unica in Europa), gli Usa al 7,4%, il Brasile al 5,9% e il Giappone al fisiologico minino 4%. Insomma, sarebbe bello avere i problemi finanziari di Brasile, Cina e Giappone con quei livelli di disoccupazione.

Il Brasile è entrato in recessione? E che dire della Finlandia, al quarto anno di recessione? Eh sì, la Finlandia ha l’euro. Ma la vicina Svezia no, rispetto al 2008 il suo Pil attuale è superiore del 12%, mentre quello della Finlandia non ha più raggiunto il picco del 2008, oggi è ancora sotto. E la disoccupazione in Finlandia è in aumento al 8,2%, superando così la disoccupazione svedese, in leggero calo. E la Svezia ha la sua moneta, la corona svedese.

Inoltre, io direi di lasciar stare i morti e non parlare a sproposito di presunte “politiche keynesiane” che nessuno ha mai visto. Keynes ottanta anni fa tifava per la spesa in deficit, è vero, ma per la piena occupazione (come estrema ratio, se gli altri strumenti si fossero mostrati inefficaci) e non per gonfiare i mercati finanziari o per salvare banche fallite. Invece non c’è un solo Stato oggi che si sia gonfiato di debiti per la piena occupazione. Altro che debito pubblico: come tutti sanno, la crisi è stata originata dall’esplosione di debiti privati, che oggi sono diventati debiti pubblici solo perché gli Stati a un certo punto si sono accollati questi debiti con la scusa che chi falliva era “too big to fail” (troppo grosso per lasciarlo fallire). Oltre al fallimento di Lehman, ci ricordiamo di Mps, salvata (per ora) con gli italianissimi miliardi di noi contribuenti? E i 60 miliardi di euro mensili stampati ora dalla Bce sono per l’occupazione o per i titoli di stato? Questa è una politica keynesiana? Oppure è la politica del “mi faccio un’altra dose di droga monetaria questo mese, vediamo se mi sveglio il prossimo mese un po’ più allegro”? E perché nessuno ci racconta che saremo noi contribuenti europei a pagare questi 60 miliardi al mese, per un tempo non definito? Fino a settembre 2016 e oltre, fin quando sarà necessario; così ha sentenziato Draghi. E le stesse politiche di espansione monetaria, ma non per l’occupazione, hanno fatto pesantemente Usa, Cina e Giappone.

Bottarelli ricordava le svalutazioni monetarie effettuate dalla Cina in agosto. Una manovra probabilmente disperata per ridare fiato alle proprie esportazioni. Peccato che quella manovra voglia dire prodotti cinesi più economici, quindi abbassamento dei prezzi per noi e quindi morte dell’inflazione; così il piano di Draghi di far ripartire l’inflazione può dirsi abortito sul nascere. Ma questo è tutto tranne che politiche keynesiane. Quindi lasciamo stare Keynes; il problema è il continuo indebitamento privato, che ancora oggi nessuno ha fermato. E non lo vogliono fermare, perché così ci guadagna la speculazione, anche se falliscono gli stati e affamano i popoli.

La questione della sovranità sottende un altro problema cruciale, di cui Bottarelli non parla: il problema del signoraggio bancario. Sono miliardi ogni anno che per la maggior parte finiscono nelle tasche delle banche e non allo Stato. Se lo Stato si stampasse una moneta, avremmo una voce in più tra gli attivi di bilancio e soprattutto lo Stato potrebbe pure pagare tranquillamente il suo debito, magari pure svalutando. Invece col sistema attuale, non solo si tenta di togliere allo Stato ciò che la Costituzione italiana impedirebbe di togliere (perché la sovranità è solo gestita dallo Stato, ma è del popolo, articolo 1), ma si rende il debito impagabile e il sistema finanziario strutturalmente instabile.

Allora la vera alternativa all’attuale delirio finanziario è quel principio di gratuità espresso da Benedetto XVI nella Caritas in Veritate: “Lo sviluppo economico, sociale e politico ha bisogno, se vuole essere autenticamente umano, di fare spazio al principio di gratuità come espressione di fraternità…” (CV, n. 34). E lo Stato è l’unico attore sulla scena internazionale che può stampare moneta senza addebitarla a nessuno, ma con il semplice obiettivo di spenderla, magari per quei servizi sociali che oggi vengono sempre più ridotti solo per mancanza di risorse finanziarie.

“Il reperimento delle risorse, i finanziamenti, la produzione, il consumo e tutte le altre fasi del ciclo economico hanno ineluttabilmente implicazioni morali. Così ogni decisione economica ha una conseguenza di carattere morale. Tutto questo trova conferma anche nelle scienze sociali e nelle tendenze dell’economia contemporanea.” (CV, n. 37). Quando si crea denaro per sostenere i mercati finanziari e poi si chiudono gli ospedali, queste sono scelte anche morali.

O si prende piena coscienza di queste scelte morali, oppure… non c’è un oppure, perché il sistema finanziario attuale (oltre a essere immorale) non funziona. Quindi il risultato è semplicemente l’apocalisse finanziaria. In attesa di quella bellica e nucleare. Spero di no, ma non possiamo nasconderci la realtà. Le guerre finanziarie prima o poi si tramutano in conflitti geopolitici e militari veri e propri, di cui oggi abbiamo fin troppe evidenze. Una volta, secoli fa, la finanza era il luogo di pacificazione, di fine dei conflitti tra creditori e debitori. Oggi dobbiamo ricostruire questo luogo. Iniziando a pregare insieme.



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