I NUMERI/ Ripresa, il “successo a metà” di Renzi

Per GIUSEPPE DI TARANTO, a documentare la ripresa dell’economia è il rilancio dei mutui, aumentati di circa il 50%, che sono connessi a uno dei settori portanti quale l’edilizia

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Migliorano commercio al dettaglio e ordinativi, mentre il dato sul fatturato dell’industria è contrastante. E’ quanto emerge dalle ultime rilevazioni dell’Istat relative al luglio scorso, secondo cui le vendite al dettaglio aumentano dello 0,4% rispetto a giugno e dell’1,7% rispetto a luglio 2014. Gli ordinativi totali registrano a loro volta il segno positivo, pari allo 0,6% rispetto a giugno e al 10,4% rispetto a luglio 2014. La performance migliore è quella della fabbricazione di mezzi di trasporto (+61,3%). Il fatturato dell’industria cresce rispetto a luglio 2014 (+2,2%), ma registra una flessione (-1,1%) se confrontato con giugno 2015. Ne abbiamo parlato con Giuseppe Di Taranto, professore di Storia della finanza e dei sistemi finanziari alla LUISS di Roma.

Lei come legge i dati contrastanti su vendite al dettaglio, fatturato e ordinativi?

I dati più significativi sono quelli che mettono a confronto il luglio 2015 con lo stesso mese dell’anno scorso, e non con giugno di quest’anno, perché indicano qual è la tendenza complessiva. Certamente è in atto una ripresa dell’economia italiana e di fatto i dati su base annuale sono ormai costantemente positivi. A documentare la ripresa dell’economia è il rilancio dei mutui, che sono aumentati di circa il 50%.

Perché i mutui sono così importanti per la ripresa?

I mutui sono importanti non in quanto tali, ma nella misura in cui sono connessi a uno dei settori portanti dell’economia italiana quale l’edilizia. D’altra parte anche il passaggio da contratti di lavoro a tempo determinato a contratti a tempo indeterminato aiuta la ripresa al di là del dato specifico sull’occupazione in generale.

In molti però dicono che i contratti sono solo stati trasformati, ma che non c’è stato un reale aumento dell’occupazione …

Non dimentichiamo che si tratta di rilevazioni diverse e fatte da enti differenti. La disoccupazione è rilevata sulla base di indagini campionarie da parte dell’Istat, mentre i dati sui contratti che passano da tempo determinato a indeterminato sono rilevati sulle dichiarazioni degli stessi imprenditori dal ministero del Lavoro. E quindi non c’è contraddizione tra questi dati.

Gli ordinativi dei mezzi di trasporto crescono del 61% su base annua. Come si spiega questa impennata?

E’ un dato in linea con il successo della nostra industria automobilistica, e cioè con le performance della FCA che sta aumentando costantemente le vendite. Proprio in Italia quello guidato da Marchionne è diventato il primo gruppo a livello di vendite. FCA sta avendo veramente un grande successo per i suoi ultimi modelli, per le tecnologie utilizzate e soprattutto per i nuovi segmenti di produzione. Suv di grandezze medie come quelli prodotti da Marchionne sono in linea con le esigenze dei consumatori europei.

Per Standard & Poor’s in Italia la ripresa è troppo lenta e legata solo a fattori esogeni, mentre per Renzi è merito delle riforme. Secondo lei da che cosa dipende la crescita?

Da entrambi i fattori. L’intera Ue è sospinta da condizioni esogene favorevoli quali quantitative easing e abbassamento del prezzo del petrolio, che sono tutti certamente elementi molto positivi. A influire sulla crescita sono certamente anche le riforme che sta attuando l’Italia. C’è del resto da chiedersi, dopo tutto ciò che si è scritto sulle agenzie di rating, quanto questi giudizi siano ancora attendibili. Ormai le valutazioni delle agenzie di rating sono più distorsive che interpretative del mercato.

 

Per S&P il confronto tra Italia e Spagna è sfavorevole al nostro Paese. E’ anche questo un giudizio distorsivo?

Si tratta di capire in che senso questo confronto è sfavorevole all’Italia. Il nostro Paese non è sotto memorandum da parte dell’Europa, mentre altri Paesi tra cui la Spagna sì. Ciò significa che noi non abbiamo ricevuto prestiti dall’Europa, ma che siamo dei contributori netti. Paesi come la Spagna sono agevolati anche dal fatto di avere avuto delle ristrutturazioni del loro sistema bancario grazie a prestiti dell’Ue. Al contrario dell’Italia che all’Europa non deve nulla.

 

(Pietro Vernizzi)

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