SPY FINANZA/ La Cina allunga le sue “ombre” sui mercati in bilico

Secondo gli esperti, la Banca centrale europea si appresta ad estendere il programma Qe: ma chi fornirà all’Eurotower i bond necessari per comprare per 60 miliardi al mese? MAURO BOTTARELLI

09.09.2015 - Mauro Bottarelli
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Mario Draghi (Infophoto)

Guardate questo grafico:

Ci mostra le perdite delle Borse mondiali dal 14 giugno scorso. Come vedete, la Cina ha bruciato qualcosa come 5 triliardi di dollari di capitalizzazione, a fronte di un intervento statale che fino ad oggi ha visto messi in campo 236 miliardi di dollari per cercare di fermare i cali degli indici. Stiamo parlando di tre mesi e, come vedete, le altre Borse non stanno messe meglio, visto che la tanto decantata Wall Street della ripresa obamiana ha perso 2,2 triliardi di dollari nello stesso periodo. In compenso, la vulgata è che l’economia Usa è sana grazie all’intervento della Fed: no, il mercato azionario era sano grazie alla Fed ma, caso strano, da quando la Cina ha fatto boom e l’ipotesi di rialzo dei tassi Usa si è sostanziata già per settembre, il sanissimo mercato equity americano ha cominciato a sanguinare da tutti i pori.

Ma queste cose non ve le dicono, ci mancherebbe. Si limitano a darvi le chiusure degli indici, se sono in verde il mondo è un pianeta meraviglioso, se sono in rosso allarme sulle prime pagine. E se, come ieri, trovano un dato macro da vendere come fumo negli occhi, spariscono addirittura dagli schermi. Ma di quel dato parleremo dopo, ora vi voglio mostrare una cosa: ovvero, cosa è successo nell’ultima ora di trading sulle piazze asiatiche, in particolare Shanghai e Tokyo, mentre molti di voi bevevano il caffè o si facevano la barba. Un’ora, solo un’ora. Shanghai era direzionata per chiudere sotto quota 3mila punti, dopo la pubblicazione dell’ennesima lettura sconfortante della bilancia commerciale cinese, con l’export che ad agosto aveva segnato un -5,5% dopo il -8,3% di luglio e l’import che faceva peggio in termini relativi al dollaro, un -13,8% dopo il -8,1% di luglio. Si trattava del decimo mese di fila di calo e la striscia peggiore dal 2008 ad oggi, sintomo che la Cina dovrà svalutare ancora – e parecchio – per riuscire a stabilizzare la situazione. Ovviamente, questo dato è stato sufficiente a spingere al ribasso non solo gli indici cinesi ma anche tutti gli altri dell’area asiatica, spedendo inoltre il cross dollaro/yen sotto quota 119 anche in seguito a un’altra lettura poco piacevole, questa volta relativa al Pil giapponese del secondo trimestre, contrattosi dello 0,3% e dell’1,2% su base annua.

Un dato migliore della attese degli analisti, peccato che si continuino a registrare tassi di crescita negativi in un Paese dove da due anni si sta iniettando liquidità nel sistema su volumi spaventosi, con la Bank of Japan che compra tutto ciò che si muove sul mercato. I problemi? Due, sul mercato comincia a esserci scarsezza di bond sovrani nipponici, quindi o i grandi fondi pensioni vendono in massa le loro detenzioni per diversificare e garantire offerta al programma di QE, oppure quest’ultimo sarà costretto ad abbassare gli acquisti mensili o a finire prima del tempo. E viste le proiezioni inflazionistiche e le dinamiche salariali attuali del Giappone, per non parlare della crescita, se questo accade il Nikkei, già ai minimi da febbraio, si schianterà al suolo. Secondo, il dato del Pil a -0,3% che ha fatto tirare un sospiro di sollievo al governo è in perfetto stile Fed, ovvero a contrastare un netto calo della spesa, sia per consumi che per investimenti, c’è stato un aumento a dismisura della scorte di magazzino. Le quali, una volta toccato il livello di massimo fisiologico, vengono però liquidate sul mercato, a qualsiasi prezzo: e il Pil precipita. Non a caso, l’indice Nikkei ha chiuso a -2,4%, dopo aver aperto in rialzo di 400 punti e ha bruciato tutti i guadagni da inizio anno. Fossi giapponese, dormirei preoccupato.

E in Cina? Avendo capito la lezione di lunedì, quando intervenendo troppo presto al mattino, le autorità statali hanno visto tutti i guadagni bruciarsi nell’arco della giornata di contrattazioni, ieri lo “special team” statale ha aspettato la sessione pomeridiana e con un blitz nell’ultima ora ha portato lo Shanghai Composite da oltre -2% alla chiusura del +2,9%, vicino ai massima intraday! Manipolazione allo stato puro come vi dicevo a inizio articolo ma quanto ancora potrà durare? Anche perché le criticità in Cina sono due, relativamente agli indici. Primo, la volatilità spaventosa che vede scostamenti continui durante le contrattazioni, semplicemente perché il supporto statale non entra più sempre allo stesso momento e quindi i players sono nervosi in attesa del suo ingressso, a cui ovviamente si accodano quando vedono muoversi grandi volumi. Secondo, ce lo mostra questo grafico:

Il mercato futures sull’indice CSI-300, quello delle aziende a grande capitalizzazione, è morto! In poco più di una settimana si è passati da un volume compreso tra 500mila e un milione di contratti ai 38.054 di ieri? L’unica liquidità è quella statale, l’unico driver è lo Stato: auguroni. In compenso, sia Cina che Giappone non si sono limitate a guardare la Borsa ma sono intervenute anche sui cambi. La prima con la Industrial and Commercial Bank of China e la CITIC Bank che hanno venduto dollari con il badile, guarda caso anch’esse nell’ultimo ora di trading, mentre Tokyo ha fatto in modo di ottenere il suo risultato, ovvero cross dollaro/yen ancora sopra quota 120, per l’apertura delle contrattazioni in Europa. Anche qui, solo manipolazione.

Ma veniamo ora la dato macro di cui vi parlavo all’inizio, quello che è divenuto il catalizzatore dei guadagni delle piazze del Vecchio Continente ieri, nonostante le criticità dei mercati asiatici sotto la copertura dei dati ufficiali. Stando alla lettura di Eurostat, il Pil dell’Europa a diciannove, nella seconda lettura preliminare, ha registrato un +0,4% trimestre su trimestre, in aumento rispetto alle ultime stime (+0,3% trimestre su trimestre). Stessa crescita anche per il pil Ue, +0,4%, in calo però rispetto ai valori del trimestre precedente (+0,5%). Insomma, scoppiamo di salute! Di più, il Pil dell’Eurozona del secondo trimestre è stato rivisto al rialzo anche su base tendenziale a +1,5% da +1,2% e il dato risulta superiore al consenso degli economisti (+0,3% trimestre su trimestre e +1,2% anno su anno). Inoltre, è stato rivisto al rialzo anche il Pil dei primi tre mesi dell’anno da +0,4% trimestre su trimestre a +0,5% e da +1% a +1,2% anno su anno.

La Germania si conferma formalmente la locomotiva d’Europa, visto che l’istituto di statistica europeo vede il Pil della Germania a +0,4% nel secondo trimestre, in aumento rispetto al primo (+0,3%): con i 6 miliardi di extra-budget legati all’emergenza profughi, vedrete poi che botto… Crolla, invece, la Francia, con una crescita zero (0%) tra aprile e giugno, ben al di sotto del +0,7% fatto segnare tra gennaio e marzo. E l’Italia? Il Pil del Belpaese nel secondo trimestre dell’anno ha mostrato un +0,3%, in flessione rispetto al primo trimestre, quando aveva registrato un +0,4%. Migliora, infine, il Pil della Grecia: passa dal +0,1% del primo trimestre al +0,9% del secondo trimestre. E qui, scusate ma c’è da dire una cosa. Perché, nonostante tutto, proprio in Grecia ci sono ancora 439mila minori in stato di povertà, il 20,1% delle famiglie elleniche non ha reddito sufficiente per vivere e il tasso di mortalità infantile sfiora il 30%. Com’è che però oggi i tedeschi sono buoni e l’avanguardia dell’Europa più bella, mentre solo un mese fa erano degli egoisti, prepotenti che affamavano Atene? Guardate che la Grecia sta ancora male, forse peggio e i tedeschi sono sempre gli stessi: non è che a furia di guardare foto e telegiornali da pensiero unico, vi state facendo guidare un po’ troppo dall’emozione nei vostri giudizi? Parentesi chiusa.

E cosa ne pensano gli esperti? “E’ una buona lettura, grazie in particolare al contributo positivo della bilancia commerciale e dei consumi delle famiglie”, ha sottolineato uno strategist all’agenzia MF-Dowjones, facendo però notare che “l’impatto sui mercati è stato minimo. Sicuramente questi dati permetteranno alle borse europee di mantenere i guadagni in attesa della riapertura di Wall Street ma la revisione al rialzo dei numeri, sebbene positiva, è contenuta. I problemi della Bce non sono certo svaniti”. Questi dati positivi non riducono, infatti, il bisogno di nuovi stimoli di politica monetaria da parte dell’Eurotower per sostenere la debole ripresa dell’Eurozona, anche perché i numeri odierni sono antecedenti al deterioramento dell’outlook per via di fattori esterni come il rallentamento della Cina e non incorporano il recente apprezzamento dell’euro. Pertanto, gli esperti di Capital Economics si aspettano che la Bce aumenti l’ammontare mensile degli acquisti del QE a ottobre o a dicembre.

E qui casca l’asino, come ci dimostra questo grafico:

Ad agosto la Bce ha monetizzato solo 42,8 miliardi di euro di bond sovrani, giù del 17% dal dato di luglio e il minimo importo da quando il QE è iniziato a marzo. A questi vanno uniti 7,5 miliardi in covered bonds e 1,3 mliardi in ABS, per un totale mensile di 51,6 miliardi contro i 60 di obiettivo. E se il buon Ewald Nowotny, presidente della Banca centrale austriaca e membro del board Bce, ha candidamente ammesso venerdì scorso che l’acquisto di ABS da parte della Bce “non è stato il successo che speravamo, semplicemente perché stanno finendo visto che ci sono troppo pochi di questi prodotti strutturati sul mercato”, viene da chiedersi chi fornirà all’Eurotower i bond necessari per comprare per 60 miliardi al mese fino al settembre 2016 e forse più in là. Anzi, con gli esperti che parlano di espansione obbligata del programma, non saranno più 60 ma magari 70 e 80 miliardi al mese: di cosa? Dove li prende? La Bce finirà in un cul-de-sac esattamente come la Bank of Japan se i fondi pensione non scaricano le detenzioni? Il problema, poi, aumenta, perché in caso di correzione più ampia e diffusa sugli indici equities, chi dice ai fondi pensione di vendere beni rifugio come i bond sovrani per comprare azioni in pieno crollo del mercato? In compenso, su quel dato asfittico di crescita dell’eurozona, gli indici europei hanno viaggiato a vele spiegate. Anche qui, come dappertutto, solo manipolazione. La quale funziona. Ma non può durare per sempre.

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