MANOVRA/ Pomicino: altro che Pil, cresceranno solo deficit e debito

Per PAOLO CIRINO POMICINO, l’Italia è la Cenerentola d’Europa per tasso di crescita, debito assoluto e rapporto debito/Pil aumentano, disoccupazione e povertà restano invariate 

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Padoan e Renzi (Lapresse)

“L’Italia è la Cenerentola d’Europa per tasso di crescita, debito assoluto e rapporto debito/Pil aumentano, disoccupazione e povertà restano invariate. Il vero dato politico è che le misure economiche di Matteo Renzi e dei suoi consiglieri sono un disastro”. Lo rimarca Paolo Cirino Pomicino, ex ministro della Funzione Pubblica, del Bilancio e della Programmazione economica, che ricorda: “Tra 1989 e 1992, nel triennio del governo Andreotti, noi siamo cresciuti di oltre il 10%. Eppure oggi il debito sta aumentando molto più di allora e abbiamo tassi d’interesse bassissimi mentre all’epoca erano al 12-14%”. Dopo le polemiche di questi giorni il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha ribadito che il Pil italiano nel 2017 crescerà dell’1%. Mercoledì però è arrivata una nuova doccia fredda con la Nota mensile dell’Istat, in cui si afferma che “prosegue la fase di decelerazione degli scambi mondiali”, tanto che “l’indicatore anticipatore dell’economia suggerisce per i prossimi mesi un proseguimento della fase di debolezza dei livelli di attività”.

Come è possibile che nel 2017 si registri una crescita del Pil superiore a quella del 2016?

L’Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto) nei giorni scorsi aveva previsto una riduzione significativa degli interscambi commerciali dell’Italia verso gli altri Paesi. Questo è uno degli elementi per cui Banca d’Italia, Corte dei Conti e Ufficio parlamentare del bilancio parlano in maniera garbata di “obiettivi ambiziosi”, anziché dire che il Pil non può crescere dell’1% nel 2017. Questa stima sarebbe credibile se in realtà noi avessimo gli strumenti per far sì che la domanda aggregata interna possa compensare la riduzione delle esportazioni.

Lei ritiene che nella legge di bilancio 2017 non ci siano questi strumenti?

Tutto questo non c’è, perché nella legge di bilancio 2017 gli interventi sia di spesa corrente, sia di spesa per investimenti sono limitati. Togliendo i 15 miliardi necessari perché non scatti la clausola di salvaguardia, la manovra complessiva sarà tra i 7 e i 9 miliardi che equivalgono allo 0,6-0,8% del Pil. Ciò in parte agisce sulla domanda, in quanto le misure relative alle pensioni aumentano la disponibilità finanziaria modesta dei pensionati. D’altra parte gli investimenti sono aumentati molto poco, e quindi non c’è una domanda interna capace di compensare la riduzione delle esportazioni.

Renzi ha detto: “Vedremo chi ha ragione”…

Mi sta bene, vedremo, resta il fatto che il 2017 sarà il quarto anno del governo Renzi. Noi alla fine dell’anno prossimo avremo non solo una crescita inferiore alle previsioni, ma aumenteremo di nuovo sia il debito in valore assoluto, sia il rapporto debito/Pil, secondo quanto prevede il Fondo monetario internazionale. Il debito in particolare aumenterà per 30 miliardi, pari al 2/2,5% del Pil. Ma anche gli altri indici non promettono bene. La disoccupazione rimarrà all’11,4% sia nel 2016 che nel 2017 e la povertà resterà a sua volta invariata.

Da dove può arrivare nuovo ossigeno per la domanda?

Non so che cosa potrebbe accadere, ma non credo che la domanda interna aumenterà in modo significativo. Il governo conferma il superammortamento, ma con il livello di consumi ancora molto basso non saranno i 200/300 euro in più di quattordicesima per le pensioni al di sotto dei mille euro che possono fare scattare un aumento dei consumi. Se anche l’interscambio commerciale non dovesse migliorare, lo scenario complessivo non consentirà di raggiungere l’1%. Ma anche se raggiungessimo l’1% saremmo ancora una volta un Paese che cresce molto meno della media dell’Unione europea.

 

Secondo Padoan, lo 0,6% sarà legato a una crescita autonoma e lo 0,4% agli incentivi della legge di bilancio. Ci sarà quantomeno quello 0,6%?

Ma certo che non ci sarà. Tutti gli indici, a partire dall’interscambio commerciale, vanno in una direzione opposta. Facciamo però un atto di fede in Renzi e Padoan, dando per buono che tutti noi siamo un po’ rimbambiti e non sappiamo come stanno le cose. Anche se il governo avesse ragione e avremo il +1%, ci spieghi perché dopo quattro anni dobbiamo essere ancora una volta la Cenerentola d’Europa per tasso di crescita. Comunque siamo agli ultimi posti e siamo al quarto anno delle politiche renziane.

 

Eppure anche i precedenti governi non hanno fatto miracoli …

Non è vero. Ricordo che tra 1989 e 1992, nel triennio del governo Andreotti, noi siamo cresciuti di oltre il 10%. Eppure oggi il debito sta aumentando molto più di allora, e abbiamo tassi d’interesse bassissimi mentre all’epoca erano al 12-14%.

 

Quindi?

Quindi il vero dato politico è che le misure economiche di Renzi e dei suoi consiglieri sono un disastro. Senza considerare che i ministri tecnici, compreso Padoan, hanno fatto danni irreparabili sul terreno delle politiche bancarie in Italia e nell’Unione europea. Tutto ciò aggiunge sfiducia agli italiani che devono spendere. Da due o tre anni le banche sono in fibrillazione per via dei Non Performing Loans (crediti incagliati), e quindi è naturale che la gente si preoccupi.

 

Alla luce dei vincoli dell’Unione europea, che cosa potrebbe fare Renzi a livello di politiche economiche?

L’errore è stato quello di non aver normalizzato alcune banche anche con fondi pubblici per evitare un effetto domino. Come accade in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, entrambi Paesi ampiamente liberisti, posso esserci nazionalizzazioni transitorie per fare fronte alle emergenze finanziarie. Gli Stati Uniti hanno nazionalizzato assicurazioni, banche e lo stesso mercato dell’auto con General Motors e Chrysler. Noi invece in quattro anni abbiamo tenuto in agonia quattro banche: Banca Marche, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara e CariChieti. Mentre queste quattro banche agonizzavano abbiamo costruito loro la forca con il bail-in.

 

(Pietro Vernizzi)

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