SPY FINANZA/ Spread, Mps e le “stranezze” finanziarie dell’Italia

- Mauro Bottarelli

Lo spread dell’Italia torna a salire, Passera ritira l’offerta presentata a Mps, il Governo discute con l’Ue, ma stranamente, dice MAURO BOTTARELLI, non si avverte nessuna emergenza

Borsa_Trader_dubbioR439
Lapresse

Ormai è una certezza: tra Italia e Ue siamo alla pantomima. Lo certifica la cronaca che degli eventi ha fatto ieri un quotidiano istituzionale come Il Sole 24 Ore: le risposte dell’Italia ai rilievi della Commissione europea sulla legge di bilancio sono motivo di insoddisfazione a Bruxelles, ma si continua comunque a trattare. Della serie, se salta l’equilibrio che l’Italia garantisce sul fronte dei cosiddetti Piigs, viene giù tutto. E i continui movimenti al rialzo dello spread, solo lì a ricordarcelo. La schermata a fondo pagina ci mostra chiaramente quale sia il trend in atto: il differenziale tra il rendimento dei nostri titoli di Stato e quelli tedeschi continua ad allargarsi, in maniera costante ancorché ancora “sobria” e nessuno a oggi è intervenuto. 

Non vi fa pensare tutto questo? Essendo in essere il backstop fisso della Bce rispetto al debito sovrano, questo trend avrebbe già dovuto stabilizzarsi. A meno che, invece, anche a Francoforte non faccia comodo inviare il messaggio rispetto a come dover votare il 4 dicembre, se si vogliono evitare guai rispetto all’indebitamento dello Stato: cosa vi avevo detto la scorsa settimana rispetto all’ondata di terrorismo finanziario che sarebbe arrivata mano a mano che ci si avvicina alle urne? È tutto un teatrino. 

A quanto si apprende da fonti europee, i chiarimenti forniti dal nostro ministero dell’Economia nella lettera del 27 ottobre non sono serviti a eliminare le riserve sulla manovra. Anzi, i toni e i contenuti della lettera non sono piaciuti, tanto che la missiva italiana è stata considerata meno costruttiva tra le tutte le richieste di chiarimenti. Conseguenze? Zero. Certo, le schermaglie sono all’ordine del giorno, ma senza quelle la pantomima sarebbe troppo evidente. E, quindi, per nulla credibile, quando giungerà il momento, per il governo Renzi, di appellarsi alla formuletta magica del “ce lo chiede l’Europa”. A Bruxelles fanno ad esempio notare che la possibilità di investire in prevenzione per la messa in sicurezza degli edifici con misure antisismiche al di fuori dal Patto di stabilità è prevista dalla comunicazione sulla flessibilità del 13 gennaio 2015, nell’annesso uno. Quindi, quando si accusa la Commissione Ue di non permettere investimenti antisismici – si afferma nei medesimi ambienti citati dal Sole 24 Ore – viene fatto populismo a buon mercato. Certo, anche fare certi discorsi da parte delle autorità europee quando la terra ancora trema non è il massimo del buon gusto, ma poco male, ormai tocca muoversi su terreni inesplorati di mancanza di rispetto. 

Inoltre, anche la sorta di lista di proscrizone messa in atto da Bruxelles appare ridicola: stando alle cronache dei dietro le quinte, cinque governi hanno risposto finora alla richiesta di informazioni e assicurazioni della Commissione europea sulle scelte di bilancio 2017. Stando a quanto si apprende, tre vengono considerate a Bruxelles costruttive, tra cui la risposta finlandese; due invece vengono considerate meno costruttive e si tratta di quella italiana inviata dal ministro Pier Carlo Padoan e di quella cipriota. Un cliché nel cliché, i falchi del Nord finlandesi sono collaborativi e gli italiani e quei mezzi falliti di ciprioti invece sono dei maleducati su cui non si può fare affidamento. Parliamo della stessa Cipro in cui le banche tedesche e francesi hanno lasciato i loro depositi vincolati al 5% di interesse, casualmente fino a due mesi prima della crisi e del bail-in, operazione di cui nessuno in Europa si è minimamente accorto: poco male, ci sono cose che vanno sottolineate e altre che invece possono passare in cavalleria. 

E l’Italia come ha reagito ai rimbrotti di Bruxelles? «Non c’è nessun braccio di ferro con l’Unione europea, quello che ci serve lo mettiamo. Noi stiamo rispettando le regole europee, ci sono le clausole sugli eventi eccezionali», ha dichiarato Matteo Renzi al termine del Consiglio dei ministri straordinario dedicato al terremoto. E ancora: «Il primo evento eccezionale è l’immigrazione. A parte l’Italia e la Germania pochi Paesi stanno rispettando le regole». Poi, il secondo evento, ovvero l’emergenza terremoto: «Ai cittadini dico: tutto ciò che serve, lo mettiamo». Ma ecco che emerge il gioco delle parti: il negoziato continuerà nelle prossime due settimane, ma non c’è atmosfera di rottura. Serpeggia certo irritazione nella Commissione, praticamente accusata di ostacolare la ricostruzione anti-sismica del Paese in nome degli “zero virgola” di deficit, tuttavia si lavora a un compromesso e l’idea di usare il Fondo Ue per gli investimenti straordinari non circola a caso. Lo spazio per assicurare un minimo di aggiustamento strutturale può dunque essere trovato, questo il messaggio raccolto a Bruxelles. In sintonia, peraltro, con il messaggio che arriva da Berlino: aiutare l’Italia sì, ma senza violare le regole sul debito. Il solito giochino. 

Volete un’altra prova del fatto che viviamo, per ora almeno, in un recita a soggetta da teatro dell’assurdo? Corrado Passera ha ritirato la propria proposta sul Monte dei Paschi di Siena: l’ex banchiere ha inviato una lettera al consiglio di amministrazione di Mps e al Collegio sindacale nella quale ha comunicato la propria decisione. Il ritiro della proposta, scrive, è dovuto «all’atteggiamento di totale chiusura della banca»: stando a Passera, primari investitori istituzionali avevano già manifestato interesse ufficiale per 2 miliardi di euro. Reazione del mercato? Alle 14, il Ftse Mib era sulla parità, mentre il titolo di Rocca Salimbeni saliva dell’1,19%. Non è che anche in questo caso, il copione è già scritto? 

Nella missiva di Passera si legge che «con grande rincrescimento vi comunico in accordo con gli investitori che rappresento, che l’atteggiamento di totale chiusura che la banca ha dimostrato nei nostri confronti ci costringe oggi a ritirare la nostra proposta presentata il 13 ottobre: ci sono state infatti negate le condizioni minime per condurre il normale percorso volto a rendere definitiva e impegnativa tale proposta. Il carteggio tra noi e la banca delle ultime settimane mostra che abbiamo fatto richieste usuali e in linea con le prassi di mercato per operazioni di questo genere, mentre la banca ci ha risposto ponendo condizioni impraticabili e consumando metà del già poco tempo a disposizione. Questa chiusura esplicita nei confronti della nostra proposta ci pare contraria all’interesse della banca e di tutti i suoi azionisti«. E ancora: «Per poter arrivare ad una proposta definitiva e impegnativa prima dell’assemblea abbiamo chiesto di poter validare con i vertici della banca le nostre ipotesi di lavoro al momento basate su dati pubblici e di poter approfondire alcuni temi fondamentali per qualsiasi investitore – prima di tutto la qualità del portafoglio crediti – temi che andrebbero comunque chiariti al mercato. La chiusura a tali approfondimenti è stata evidente». 

Insomma, non rilievi da poco e accuse generiche: eppure il mercato ha appreso e digerito la notizia placido come una vacca indù. Non vi pare che ci sia qualcosa di strano in tutta questa calma apparente, turbata soltanto da uno spread che ci ricorda come sia meglio per tutti votare bene a dicembre?

Passera, inoltre, aggiunge che la chiusura agli approfondimenti è stata evidente: «Da subito ci è stato richiesto di interrompere ogni contatto con investitori e intermediari e di passare i loro riferimenti alla banca che li avrebbe contattati direttamente. Abbiamo dato la disponibilità a chiedere il permesso agli investitori – legati da patto di riservatezza con noi – di trasmettere i loro riferimenti alla banca, ma abbiamo rifiutato lo standstill totale che la Banca ci richiedeva perché paralizzante per noi. Successivamente la stessa banca ha ritenuto di ritirare tale richiesta, palesemente eccessiva, che ha avuto l’unico risultato di far passare del tempo in modo infruttuoso per tutti». Insomma, l’uomo che veniva visto che più parti come il “cavaliere bianco” in grado di risolvere la situazione prima dell’assemblea dell’istituto in cui si darà vita alla conversione, sbatte platealmente la porta e nessuno fa un plissè. Né in Borsa, né tantomeno al governo. 

Forse una spiegazione, almeno per quest’ultimo soggetto, c’è: quella iniziata lunedì si annuncia infatti come una settimana impegnativa alla Camera, dove da oggi, insieme al decreto fiscale, già incardinato arriverà anche la legge di Bilancio. Già si prepara, infatti, un calendario complesso e incrociato visto che la commissione Bilancio, che ha il compito di esaminare la manovra, sta anche vagliando il decreto insieme alla commissione Finanze. Anche per la manovra si punta comunque a un esame piuttosto rapido, vista la volontà di arrivare all’ok definitivo dell’Aula entro il 27 novembre, per dare ai parlamentari una settimana di pausa per fare campagna elettorale prima del referendum del 4 dicembre. 

Poco più di 20 giorni, quindi, nei quali andranno apportate le poche modifiche possibili viste le scarse risorse. Eppure, è tutto calmo. Che ci sia davvero una regia in atto? Tenete d’occhio lo spread. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori