GOVERNO & ELEZIONI/ Gentili: voto a giugno per mettere “al sicuro” la nuova manovra

- int. Guido Gentili

Mentre proseguono le consultazioni al Quirinale per la formazione di un nuovo Governo, GUIDO GENTILI ci spiega quando sarebbe verosimile e meglio andare alle urne

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Immagini di repertorio (Foto: LaPresse)

Continuano le consultazioni al Quirinale e Sergio Mattarella vorrebbe arrivare al più presto all’individuazione della persona cui affidare l’incarico di formare un nuovo Governo. Il Capo dello Stato, secondo la lettura che ci aiuta a dare della situazione l’editorialista ed ex direttore de Il Sole 24 Ore, Guido Gentili, fa bene a stringere i tempi, perché l’esecutivo che verrà avrà precisi e importanti compiti da svolgere in un tempo piuttosto ristretto.

L’impegno principale del Governo riguarderà la legge elettorale, ma ci sono anche precisi impegni economici e internazionali di cui bisogna tenere conto.

Un passaggio importante sarà a marzo con le previsioni economiche di primavera della Commissione europea e un esame definitivo sui nostri conti pubblici e sulla manovra. Nello stesso mese abbiamo poi le celebrazioni per i 60 anni del Trattato di Roma. Senza dimenticare che nel 2017 l’Italia dovrà ospitare il G-7. Insomma, le scadenze importanti e internazionali ci sono, senza dimenticare un’altra svolta importante in arrivo.

Quale?

La prossima settimana il rialzo dei tassi americani dovrebbe sancire l’avvio della fine dell’era dei tassi zero. Ciò da un lato dà una boccata di ossigeno al sistema bancario, ma dall’altro rappresenta l’inizio della chiusura della finestra del basso costo del debito pubblico. Quindi occorre tenere alta la guardia.

Pensando agli appuntamenti più “interni”, a marzo la Commissione europea potrebbe chiederci una manovra correttiva e ad aprile va poi varato il nuovo Def…

Sì, potremmo avere il problema di correggere la manovra se verrà giudicata insufficiente e poi inizierà la sessione di bilancio europeo. Con il Def dovremo quindi cominciare a predisporre anche le prime indicazioni su quella che sarà la prossima Legge di bilancio. È certamente un passaggio importante, ma sappiamo che le linee tracciate ad aprile si possono poi correggere in corsa.

Tenendo conto di questi appuntamenti, quando verosimilmente si potrà tornare a votare?

Data la situazione e il responso del referendum mi sembra difficile che si possa immaginare un percorso che porti alla scadenza naturale della legislatura. Quindi credo che il voto sarà prima. Non escluderei, anzi mi sembra probabile, entro il giugno del 2017. 

Questo perché sarebbe meglio votare prima della nuova Legge di bilancio?

Sì, altrimenti il rischio sarebbe quello di discutere la prossima Legge di bilancio avendo l’orizzonte elettorale del 2018. E sarebbe un errore. Meglio immaginare che ci sia un governo espressione del voto e in grado quindi di fare una solida manovra economica piuttosto che un esecutivo costretto a infilarsi nell’imbuto di una campagna elettorale nuovamente devastante. Già abbiamo avuto quest’anno una serie nutrita di provvedimenti con una chiara ricerca di consenso nella sfida per il referendum. Rischieremmo di trovarci in una situazione amplificata e addirittura peggiore.

Prima di andare al voto bisognerà però risolvere la questione bancaria…

La questione bancaria prescinde dal quadro politico. Bisogna essere pronti e preparati, quale che sia il Governo, a intervenire se necessario dall’oggi al domani, con molto vigore, con molta forza. Non possiamo permetterci di lasciare il sistema bancario a un destino non precisato, può essere molto pericoloso, perché se va “in tilt” Mps il problema si può allargare ad altri istituti di credito. È un quindi un campo su cui non si può sbagliare.

 

Possiamo rimproverare il Governo Renzi per non aver agito bene in questo campo?

Il Governo Renzi ha delle responsabilità, ma le ha anche chi l’ha preceduto. Le direttive sul bail-in sono state totalmente sottovalutate dal Governo Letta. E ci siamo giocati la possibilità di intervenire prima che entrassero in vigore le nuove regole. Poi si è vista una totale impreparazione rispetto al caso delle 4 banche fallite alla fine dell’anno scorso. Il Governo Renzi alcune cose le ha fatte, come provare a risolvere la questione dei crediti incagliati, ma si sono rivelate insufficienti. Ci siamo ritrovati alla fine con una sorta di “capolavoro al contrario”, che è stato quello di legare il salvataggio di Montepaschi all’esito del referendum costituzionale.

 

In queste ore si parla di un Governo tecnico, di uno politico o di un Renzi-bis. Qual è secondo lei l’ipotesi migliore?

È quella di un Governo che innanzitutto riesce ad affrontare rapidamente il tema della legge elettorale, tenendo d’occhio le questioni economiche che abbiamo detto. Non importa “l’etichetta” che ha. Dovrebbe forse guardare all’esperienza del Governo Ciampi, chiamato ad approvare la legge elettorale e che poi realizzò l’accordo interconfederale, che fu molto importante anche per la politica dei redditi. Di certo ci vorrebbe un cambiamento di stile di Governo, perché non possiamo immaginare un Renzi-bis con una campagna elettorale permanente che scatterebbe dal giorno successivo alla fiducia delle Camere.

 

(Lorenzo Torrisi)

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