SPY FINANZA/ Quelle strane coincidenze sul virus Zika

- Mauro Bottarelli

Il Brasile è alle prese con l’emergenza legata al virus Zika, che sembra spuntato dal nulla. MAURO BOTTARELLI ricorda che nella zona era in corso un esperimento con zanzare ogm

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Influenza 2016 e virus Zika

Lunedì scorso nel mio articolo dedicato al Brasile vi parlavo di una delle criticità che possono mettere a rischio le Olimpiadi estive di Rio: il virus Zika legato alle punture di un determinato tipo di zanzara. Sono passate due settimane ed è emergenza, tanto che dopo aver dichiarato che «il virus Zika si propaga in maniera esplosiva», la direttrice generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Margaret Chan, ha convocato per oggi una riunione d’emergenza per affrontare il caso e decidere se proclamare un’emergenza mondiale, come avvenne nel caso di Ebola. Proprio in questa sede saranno adottate le linee generali «per un livello appropriato di allerta internazionale e le misure da prendere nei Paesi colpiti e altrove».

Il virus, pur essendo simile a quello della dengue, ha infatti delle conseguenze gravissime per le donne incinte, in quanto provoca nel feto malformazioni congenite come la microcefalia. L’Oms ha dedicato una riunione speciale del Consiglio esecutivo, tenutosi la scorsa settimana a Ginevra, all’epidemia di virus Zika, in particolare per la rapida evoluzione della situazione e la diffusione del virus che in alcuni Paesi «è stata associata all’aumento di nascite con il cranio di dimensioni piccole in maniera anormala». Alcune nazioni, come la Colombia, hanno addirittura consigliato alle cittadine di evitare gravidanze per un lungo periodo.

Tutti i casi segnalati in Europa (quattro anche in Italia) hanno riguardato persone di ritorno da soggiorni in Sud America, ma anche le autorità sanitarie dell’Honduras hanno registrato oltre mille casi da dicembre, mentre l’autorità competente Usa ha sconsigliato viaggi nelle aree a rischio. Comparso relativamente da poco sul tavolo della ricerca, Zika ha ancora troppi misteri da chiarire, a cominciare dal rebus sulla trasmissione da uomo a uomo. Alcuni esperti sostengono infatti che il contagio possa avvenire per via sessuale, mentre alcuni tentativi di fermarlo utilizzando il vaccino anti-dengue hanno avuto risultati fallimentari. Quanto ai suoi effetti sul feto, gli scienziati hanno poche certezze: «Non sappiamo ancora se il virus oltrepassi la placenta e generi o provochi la microcefalia, ma pensiamo che comunque abbia un ruolo e su questo non ci sono dubbi», ha detto Marco Espinal, un esperto dell’Oms, a detta del quale Zika potrebbe colpire 3-4 milioni di persone nelle Americhe, di cui 1,5 milioni solo in Brasile.

Ma i misteri attorno a questo virus sono molti e decisamente inquietanti. Zika, infatti, sembra saltato fuori dal nulla. Nonostante un primo caso sia stato scoperto nel 1947, da allora furono molto sporadici i casi di contagio registrati in Africa e nell’Asia del Sud, mentre risale al 2007 il primo caso nel Pacifico. Nel 2013, piccoli focolai epidemici esplosero e furono ufficialmente documentati in Africa e nel Pacifico orientale e, in casi minori, nelle Americhe. Poi, nel maggio dello scorso anno, il primo caso ufficiale scoperto in Brasile e la situazione che va fuori controllo. Il Paese sudamericano è infatti considerato l’epicentro dell’epidemia di Zika, tanto che fino allo scorso ottobre erano 4mila i casi di bambini nati con microcefalia. Ma cos’è successo nel 2015 affinché una patologia rara diventasse un’epidemia?

Per rispondere a questa domanda devo farvi fare la conoscenza con la Oxitec, una compagnia britannica recentemente acquisita dalla Intrexon, un’azienda che si occupa di biologia sintetica con sede nel Maryland, Stati Uniti. E cosa ha fatto la Oxitec? Già nel luglio del 2012 l’azienda rese noto che stava creando zanzare geneticamente modificate su larga scala in una fattoria in Brasile, al fine di ridurre l’incidenza della febbre dengue. Quest’ultima, infatti, è diffusa dalle stesse zanzare di tipo Aedes che portano il virus Zika e, nonostante possano volare per non più di 400 metri, la stessa Organizzazione mondiale della sanità faceva notare come «il virus potrebbe essere inavvertitamente trasportato dagli uomini da un posto all’altro». E cosa successe nel luglio dello scorso anno? La Oxitec liberò le zanzare ogm nell’area di Juazeiro, in Brasile e poi rese noto di «aver controllato con successo le zanzare Aedes aegypti che portano la febbre dengue e i virus Zika e Chikungunya, riducendo la popolazione a rischio di oltre il 90%». Un successone, peccato che di fronte a quanto sta accadendo in questi giorni sorge il dubbio che la natura si sia voluta vendicare degli sforzi della Oxitec, tramutando quell’operazione di modificazione genetica in qualcosa di drammaticamente controproducente.

Guardate queste le due mappe a fondo pagina. La prima ci mostra l’area di Juazeiro dove la Oxitec ha liberato le sue zanzare di laboratorio e la seconda la concentrazione geografica dei casi di microcefalia legati al virus Zika in Brasile. Non vi pare che coincidano un po’ troppo? Il particolare tipo di zanzara della Oxitec, denominata OX513A, è geneticamente modificata in modo che le uova muoiano prima che possa nascere un nuovo insetto, ma la dottoressa Ricarda Steinbrecher mise in guardia rispetto al fatto che un tasso di sopravvivenza del 3-4%, come veniva generalmente accettato, era sufficiente a richiedere nuovi studi e approfondimenti prima di liberare le zanzare ogm nell’ambiente. Peccato che le preoccupazioni della dottoressa siano state bellamente ignorate e ora, forse, stiamo pagandone le conseguenze.

Ma come funzionava l’esperimento della Oxitec? Le zanzare ogm servono per controllare una popolazione di insetti allo stato brado e potenzialmente in grado di portare malattie in modo specifico: solo le zanzare maschio modificate della specie Aedes dovrebbero essere liberate, in modo che venendo a contatto con le femmine “naturali” e non ogm danno vita a larve che vengono uccise prima che possano arrivare all’età in cui respirano, questo se le tetracicline (un vasto gruppo di farmaci antibatterici inibitori della sintesi proteica) non sono presenti durante lo sviluppo. Peccato che ci sia un problema, visto che in base a un documento desecretato del Trade and Agriculture Directorate Committee for Agriculture e datato febbraio 2015, il Brasile è la terza nazione al mondo nel consumo di anti-microbici nella produzione di cibi per animali, ovvero il Paese è il terzo al mondo per utilizzo di tetracicline in quei cibi. Stando a uno studio dell’American Society of Agronomy, «si stima che approssimativamente il 75% degli antibiotici non è assorbito dagli animali e viene da essi espulso come scorie».

 

 

Peccato che uno degli antibiotici specificamente citato dal report per la sua persistenza nell’ambiente siano proprio le tetracicline. E guarda caso, stando a un documento interno e confidenziale della Oxitec divulgato nel 2012, il tasso di sopravvivenza per le larve sarebbe potuto arrivare al 15%, anche con bassi livelli di tetracicline presenti: «Anche piccoli quantitativi di tetracicline possono reprimere la letalità che è stata creata in laboratorio».

Ma c’è di più: «Dopo molti test e comparazioni sperimentali, è stato scoperto che i ricercatori hanno utilizzato un cibo per gatti per nutrire le larve di OX513A e questo cibo contiene pollo. È risaputo che le tetracicline sono utilizzate normalmente per prevenire le infezioni nei polli, specialmente quelli prodotti su larga scala e a basso costo perché poi utilizzati nel cibo per animali. Anche se quel pollo viene cotto ad alta temperatura prima di essere utilizzato, questo non rimuove tutte le tetracicline e quindi piccoli contenuti di questi farmaci sono state aggiunti al cibo delle larve, reprimendo il sistema letale che era stato riprodotto in laboratorio». Unite a questo il fatto che a causa di El Nino e ai suoi mutamenti climatici in molte aree del mondo le popolazioni di zanzare sono cresciute esponenzialmente ed ecco che il nesso appare causale e non casuale. Ma c’è sempre l’altra faccia della medaglia. Barack Obama ha infatti chiesto massimi sforzi nella ricerca per sviluppare un vaccino contro lo Zika virus, non esistendone ancora uno e il Brasile ha mobilitato 200mila soldati per cercare di bloccare la diffusione dello stesso: dove c’è allarme, c’è panico e dove c’è panico, c’è business per la ricerca.

E che dire di quanto pubblicato lo scorso 19 gennaio sulla Mit Technology Review? «Un’epidemia nell’emisfero occidentale potrebbe dare a molte nazioni, compresi gli Stati Uniti, nuove ragioni per cercare di eliminare le zanzare attraverso l’ingegneria genetica… Ieri la città brasiliana di Piracicaba ha reso noto che espanderà il suo utilizzo di zanzare geneticamente modificate». Se per caso nuovi focolai di Zika virus scoppieranno anche alle Isole Cayman, dove la Oxitec ha compiuto un esperimento simile a quello brasiliano, liberando le zanzare nell’ambiente, forse avremo qualche dubbio in meno. Nel frattempo, le case farmaceutiche e quelle legate alle biotecnologie e agli ogm ringraziano sentitamente. 

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