SPY FINANZA/ Gli “aiutini” europei per Deutsche Bank e co.

- Mauro Bottarelli

Nel silenzio più assoluto, dovuto ai crolli costanti del mercato, l’Europa, dice MAURO BOTTARELLI, sta facendo un bel favore alle grandi banche europee (non italiane)

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Nel silenzio più assoluto, dovuto ai crolli costanti del mercato, l’Europa sta facendo un bel favore alle banche. Anzi, ad alcune banche, le big come Deutsche Bank e Credit Suisse, casualmente le più sistemiche, le più legate al nucleo forte e quelle che stanno patendo i cali maggiori in Borsa. I quattro grafici a fondo pagina mettono splendidamente in prospettiva la situazione: i credit default swaps di Deutsche Bank sono drammaticamente in linea con quelli di Lehman Brothers, essendo il subordinato a 5 anni al livello record di 540 punti base. Come vedete, prima di collassare, quello di Lehman era a 641 punti base. Ma anche Credit Suisse non sta benissimo, visto che il suo rischio di controparte negli ultimi due giorni si è letteralmente impennato, mentre il titolo in Borsa è ai minimi da 27 anni. Eh, l’Europa del Nord e la Svizzera, che paradisi di solidità finanziaria! 

E cosa c’entra l’Europa? Mercoledì scorso è infatti emersa la notizia che il Mifid II potrebbe slittare di un anno. E chi ha proposto di posticipare l’entrata in vigore della nuova direttiva sui mercati finanziari? La stessa Commissione europea, per la quale la nuova data dovrebbe pertanto essere il 3 gennaio del 2018 e non più del 2017! Cos’è la normativa Mifid? Una regolamentazione scritta sull’onda della crisi finanziaria, con l’obiettivo di ridurre la poco accorta assunzione di rischi e creare un mercato europeo più integrato e competitivo: in parole povere, stroncare le velleità di azzardo morale di quelle banche commerciali che in realtà sono banche d’investimento, basando il loro core business sul trading e non sull’erogazione di credito e la gestione del risparmio. La versione II è stata invece messa a punto per superare i problemi della precedente, in particolare intervenendo per adeguare l’operatività agli sviluppi tecnologici nel trading e per aumentare la trasparenza nei mercati dei bond e delle materie prime. 

E cosa è successo adesso? Occorre dare più tempo alle autorità di regolamentazione e agli operatori di mercato per far fronte ai cambiamenti richiesti: «Considerate le complessità tecniche indicate dall’Esma (l’organismo che accorpa gli organismi di vigilanza del mercato a livello europeo), è sensato estendere i termini per l’applicazione», ha spiegato il commissario europeo alla Stabilità finanziaria, Jonathan Hill, lo stesso della querelle con il Mef su Banca Etruria. «Pertanto daremo un anno di tempo in più per prepararsi al meglio e attuare i cambiamenti necessari nei propri sistemi. Il rinvio prende in considerazione le raccomandazioni della stessa Esma», ha concluso Hill.  L’authority europea si trova infatti a dover raccogliere dati che provengono da circa 300 sedi di negoziazione e riguardano 15 milioni di strumenti finanziari e proprio dai contatti con gli operatori di mercato e le autorità di vigilanza, l’Esma ha maturato la convinzione che il sistema potrebbe non essere pronto per il gennaio del prossimo anno.  Bruxelles, ovviamente, ha subito  sottolineato come comunque la proroga sia «strettamente limitata a quanto necessario per consentire di finalizzare i lavori tecnici di attuazione». 

Strano, però, per un paio di motivi. Primo, sfruttando l’assist della Commissione con un fiuto del gol degno di Pippo Inzaghi, infatti, l’eurodeputato cristianodemocratico tedesco, Markus Feber, ha colto la palla al balzo, ipotizzando che a questo punto possa essere concesso anche più tempo agli Stati membri per recepire la direttiva nella propria normativa nazionale. Hai capito i tedeschi sempre ligi e sempre pronti a bacchettare quei dannati italiani sempre in cerca di deroghe e flessibilità! Secondo, questa manovra sembra fatta a posta per permettere a Deutsche Bank di sistemare le cose all’interno delle sue dark pools, le piattaforme di trading non regolamentato, ovvero Autobahn e SigmaX. Guardate bene l’ultimo grafico, il quale ci mostra come l’anno scorso il trading nelle cosiddette dark pools o piattaforme over-the-counter sia cresciuto molto più di quello nelle Borse tradizionali, sintomo che le famose intemerate regolatorie dell’Ue sul trading oscuro sono rimaste solo parole: inazione totale e nel frattempo l’Europa segue sempre più velocemente le peggiori abitudini di Wall Street. 

Le dark pools europee (dove non viene mostrato il prezzo prima che il trade abbia avvio), infatti, hanno visto il trading crescere di valore del 45% nel 2015, stando al broker Investment Technology Group, mentre quelle tradizionali solo del 28%. E il trend vede le dark pools crescere molto più velocemente dello loro controparti “in chiaro”, anche se l’Unione europea da anni lancia appunto minacce riguardo a piani per imporre restrizioni: a parole, infatti, le istituzioni europee sono preoccupate per il fatto che le Borse regolamentate diventino meno efficienti e la prezzatura dei titoli meno accurata se le dark pools ruberanno una quota di equity trading di una certa rilevanza. Il tutto, mentre negli Stati Uniti le autorità d vigilanza hanno già comminato multe salate a molte dark pools, tra cui Itg, per violazione delle normative sul trading. Ci sono poi i cosiddetti broker-crossing networks, ovvero piattaforme che fanno incontrare i trade tra clienti di varie banche. 

E l’Europa cosa fa? Rimanda il Mifid II di un anno. Il cosiddetto dark trading sulle piattaforme europee definitemultilateral-trading facilities o Mtf è cresciuto al 6,6% del mercato azionario europeo nel suo insieme nel 2015 dal 5,7% del 2014, stando a dati del Fidessa Group Plc. In base al Mifid II, ogni dark pool sarà in grado di gestire solo il 4% del trading totale su un singolo titolo, mentre il trading “oscuro” sarà ristretto all’8% del volume per ogni azione. Stando alle intenzioni, chi dovesse violare queste regole vedrebbe sospesa la propria attività di trading. Peccato che siano solo parole e che il tempo passi: cinque anni fa, le dark pools pesavano solo per il 2,7% del trading europeo, mentre lo scorso dicembre erano al 7,5%. Insomma, la loro quota del mercato cresce, le preoccupazione per chi ha coscienza dei rischi anche ma l’azione dell’Ue no, quella resta limitata alle parole. Anzi, si rinvia pure. 

Ed ecco cosa ha dichiarato al riguardo a Bloomberg, Anish Puaar, analista per il mercato europee alla Rosenblatt Securities: «È normale che non si sia registrata una decrescita del dark trading, nessuno cambia oggi per una norma che probabilmente non entrerà in vigore fino al 2018». E di cosa beneficerebbe Deutsche Bank da questa scelta dell’Ue? Beh, parecchio visto che, come denunciato dal settimanale tedesco Der Spiegel,  il colosso tedesco avrebbe incorporato nella piattaforma di trading Autobahn per gli scambi di valuta un software in grado di danneggiare i clienti e arricchire la banca. La piattaforma, infatti, sarebbe stata programmata in modo tale da ritardare gli ordini dei clienti e da rifiutarli, se il mercato avesse preso una direzione sfavorevole all’istituto tedesco. Oppure, in altri casi, sarebbero stati effettuati ordini a un tasso più basso rispetto a quello precedentemente visualizzato dai clienti. Ragazzi, i tedeschi sì che possono dare lezioni di trasparenza. 

Qual è il problema? È che negli Usa sono stufi degli istituti europei che, dopo aver beneficiato delle riserve in eccesso della Fed (su cui prendevano anche lauti interessi di deposito), fanno anche i comodi loro, truffando i clienti e quindi il Tesoro statunitense si è costituito parte civile al processo intentato contro DB al tribunale di New York, ipotizzando un risarcimento danni che potrebbe andare dai 10 ai 50 miliardi di dollari! Un colpo che piegherebbe definitivamente le resistenze del casinò di derivati conosciuto come Deutsche Bank, la quale tra l’altro ha chiuso il 2015 con una perdita netta da 6,8 miliardi di euro e che avrebbe già messo a bilancio per il 2016 qualcosa come 3,6 miliardi di dollari per contenziosi legali. Accidenti, ma se sono così ligi e teutonici, perché spendere quella cifra in multe e avvocati? 

E veniamo al secondo assist garantito dall’Ue alle banche, anche se in maniera che appare paradossale a un primo e disattento sguardo. Sempre mercoledì e sempre nel silenzio totale dei media italiani, troppo occupati a incensare lastepchild adoption come panacea di ogni male del mondo, sempre l’ineffabile Commissione europea cos’ha fatto? Ha aperto un’indagine preliminare su presunte irregolarità nel mercato Ssa, un giocattolino da 1,5 triliardi di euro di controvalore. Cosa sia questo mercato è presto detto, visto che Ssa sta per supranational, subsovereign and agencye stiamo parlando di debito: ovvero emittenti obbligazionari che vanno da organizzazione come la European Bank for Reconstruction and Development ma anche operatori regionali come i Länder tedeschi, guarda caso. 

Di fatto, quasi tutti bond con una garanzia statale implicita o esplicita, quindi di fatto ritenuti esenti da rischio. Stando a quanto riportato dal Financial Times, «il potente dipartimento per la competizione della Commissione ha inviato alcuni questionari a un certo numero di partecipanti del mercato come parte di un’iniziale indagine riguardo possibili manipolazioni dei prezzi di quel debito». E chi c’è tra i principali indiziati? Le filiali londinesi di Crédit Agricole, Nomura e della tremebonda Credit Suisse. Nei timori della Commissione c’è il fatto che «un complesso cartello di banchieri starebbe operando in maniera dolosa per manipolare i prezzi». 

Direte voi: cosa c’è di positivo per le banche in un’indagine nei loro confronti? Il fatto che quell’indagine non porterà a nessuna multa, né condanna, perché casualmente il debito in questione è in gran parte elibigile per i nuovi acquisti della Bce all’interno del Qe, i cosiddetti bond municipali ad esempio. A vostro modo di vedere, con le prospettive inflazionistiche ai minimi da tre anni e gli acquisti di Bund che cominceranno a scarseggiare visto che il mondo non pare comprare altro, pensate che la Commissione Ue toglierà a Draghi assets fondamentali per non far fallire il suo bazooka con enorme anticipo? Sui giornali italiani, nemmeno una riga. 

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