FINANZA E POLITICA/ La “furbata” di Draghi per stimolare la ripresa

- int. Luigi Campiglio

Per LUIGI CAMPIGLIO i mercati hanno risposto in modo incerto alle misure di Draghi perché hanno frainteso le sue parole sull’inflazione, ma nella realtà la Bce ha fatto tutto ciò che poteva

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Mario Draghi (Infophoto)

«I mercati hanno risposto in modo incerto alle misure eccezionali della Bce perché hanno frainteso le parole di Draghi sull’inflazione. Nella realtà il presidente dell’Eurotower ha fatto tutto ciò che poteva, ora sta alla politica cogliere questa opportunità per fare investimenti praticamente a costo zero». Sono le parole di Luigi Campiglio, professore di Politica economica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Dopo le misure di stimolo varate dalla Bce, giovedì l’indice Ftse-Mib della Borsa di Milano ha chiuso in rosso con il -0,5%. Venerdì mattina però Milano ha rimbalzato, e alle 13 segnava il +4,02%. L’Istat intanto ha diffuso i dati sulla produzione industriale di gennaio, che registra un +1,9% rispetto a dicembre e un +3,9% rispetto a gennaio 2015.

Professore, le nuove misure di Draghi possono spingere la ripresa?

Sì, anche se l’accoglienza dei mercati è stata molto cauta per non dire negativa. La cautela o la negatività dei mercati è legata al fatto che Draghi ha previsto che il tasso d’inflazione non risalga nel corso dell’anno. È importante però ricordare che l’aumento del tasso d’inflazione non è un obiettivo in quanto tale.

In che senso?

Se aumentano i prezzi ma gli stipendi rimangono invariati, la qualità della vita della gente peggiora. Nella logica dei mercati l’aumento dell’inflazione è inteso come un fenomeno positivo, nel senso che è l’aumento dei prezzi che si verifica quando l’economia comincia a girare. In quest’ultimo scenario la domanda riprende e quindi le imprese hanno minori timori a rivedere i prezzi all’insù perché anche il potere d’acquisto è aumentato più dei prezzi stessi.

Vuole dire che esistono due tipi diversi di inflazione?

Esattamente. A fianco di questa “inflazione buona” non va dimenticato che c’è anche un’inflazione cattiva. Se l’inflazione aumentasse esclusivamente in termini di prezzi, per esempio del costo della benzina, quel tanto di boccata d’ossigeno che c’è stata nei mesi passati sparirebbe immediatamente.

Che cosa c’entra questa distinzione con le misure di stimolo della Bce?

C’entra perché significa che la proposta di Draghi è più intelligente di quanto sostengano in tanti. Mette infatti a disposizione del sistema finanziario un’apertura di credito, in quanto considera ammissibili come strumenti finanziari accettati dalla Bce anche per esempio obbligazioni legate a investimenti. Ciò riguarda le infrastrutture in generale, ma soprattutto quelle innovative. Quello di Draghi è l’ultimo tentativo di stimolare il processo di crescita, accettando addirittura di mettere nel bilancio della Bce delle obbligazioni di progetto di investimento. Più di così Draghi non può fare, dopo di che la palla passa di nuovo nel campo della politica che potrebbe attuare questi investimenti praticamente a costo zero.

Intanto per l’Istat a gennaio la produzione industriale fa un balzo in avanti, nonostante si preveda che il Pil cresca solo dello 0,1% nel primo trimestre 2016. Non è una contraddizione?

Il segno positivo per quanto riguarda la produzione industriale è consistente sia rispetto a dicembre, sia rispetto al gennaio 2015. Inoltre ci sono dei picchi, il più importante dei quali riguarda i mezzi di trasporto. Aumentano in modo significativo anche tre comparti interessanti: metallurgia, prodotti farmaceutici e gomma/plastica. Nel mese di gennaio 2016 c’è un effetto positivo rispetto a dicembre, ma anche rispetto a gennaio 2015 corretto per gli effetti di calendario.

 

Siamo di fronte a una vera inversione di tendenza?

I dati disponibili non consentono di dirlo. Quello sulla produzione industriale è un segnale favorevole in un quadro di indicatori che vanno nella direzione opposta. Proprio per questo motivo, bisognerà attendere i dati di febbraio per poter dire qualcosa di più certo. Anche perché la produzione di beni di consumo registra un andamento molto meno roseo. Registra infatti il +0,5% su dicembre e il +1,2% rispetto a gennaio 2015.

 

Nel complesso come legge questi dati?

La diagnosi più accurata che si possa fare è che dal lato dei beni di consumo l’elemento trainante è il settore automobilistico e quindi il rinnovo del parco circolante. La produzione di beni strumentali ha registrato un’impennata positiva: dal momento che i consumi interni continuano a ristagnare, potrebbe essere un’impennata legata alle esportazioni.

 

(Pietro Vernizzi)

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