BCE E RIPRESA/ Borghi: dal Giappone un “consiglio” per Draghi

CLAUDIO BORGHI AQUILINI spiega: si sta tentando la mossa dei tassi negativi nella convinzione che in questo modo si rimetta in circolo il denaro, ma dubito che ciò avverrà

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Mario Draghi

«Le nuove misure della Bce non servono a nulla. In modo abbastanza disperato, si sta tentando la mossa dei tassi negativi nella convinzione che in questo modo si rimetta in circolo il denaro. Dubito che ciò avverrà». È il commento del professor Claudio Borghi Aquilini, responsabile del dipartimento Economia della Lega Nord e consigliere della Regione Toscana. Giovedì la Bce ha tagliato il tasso principale di rifinanziamento allo 0,0%, che rappresenta il minimo storico per l’Eurozona. Il tasso sui depositi bancari è stato invece tagliato da -0,30% a -0,40%. Il tasso sui prestiti marginali cala allo 0,25%. La Bce aumenta l’acquisto di bond attraverso il quantitative easing da 60 a 80 miliardi al mese. La Banca centrale europea potrà comprare attraverso il Qe anche i bond emessi da aziende non finanziarie.

Professore, perché reputa inutili le misure eccezionali messe in campo dalla Bce?

Se una banca non presta denaro perché teme di perderlo, continuerà a non farlo e ad acquistare titoli di Stato. Occorre rimettere denaro in circolo, ma ciò non avviene né con il tasso negativo, né con il Quantitative easing. Quest’ultimo sostituisce titoli di debito con liquidità, ma in questo momento i loro prezzi di mercato fanno sì che chiunque li possa mettere sul mercato senza il Quantitative easing.

In che senso?

Nel momento in cui i tassi d’interesse sono negativi, chi accumula debito viene pagato per farlo. Il Giappone, per esempio, ha tassi negativi fino a dieci anni. Ciò vuol dire che raccoglie denaro grazie al suo debito. Con un rapporto debito/Pil del 236%, la quota di interessi che paga ogni anno diminuisce anziché aumentare. Il Giappone in altre parole è pagato per fare debito. A differenza però dell’Eurozona, il Giappone sfrutta la possibilità offerta dai tassi negativi per fare debito, monetizzare e spendere.

Bruxelles dovrebbe fare lo stesso?

Sì, anche l’Eurozona potrebbe far emettere obbligazioni a tasso negativo alla Bei (Banca europea degli investimenti), che sono quindi acquistate dalla Bce. A quel punto i soldi raccolti devono poter essere utilizzati per rimettere in circolo denaro e per abbassare la disoccupazione, specialmente nelle aree in cui è elevata. Il problema è che manca la volontà politica di farlo, e quindi si andrà avanti con questo sistema disfunzionale.

In questo modo si potrebbe fare ripartire l’economia?

Sì. Se si volesse rimettere in circolo denaro, la Bei potrebbe prendere a tasso negativo il denaro appena utilizzato dalla Bce e utilizzarlo per fare spesa. Anche se ovviamente la risoluzione definitiva del problema è che tutti gli Stati dell’Eurozona riacquistino la loro sovranità monetaria, superando così la rigidità dei cambi. Per cercare di tenere in piedi l’euro bisogna invece cercare di fare trasferimenti monetari.

 

Lei come vede la situazione dell’Italia, alla luce del Pil al +0,1% previsto per il primo trimestre 2016?

La verità è che già nel primo trimestre 2016 non c’è più crescita, anzi abbiamo prospettive di un calo. In questo senso discutere di decimali e di un giorno lavorativo in più o in meno è una perdita di tempo. Il nostro governo ha avuto una crescita che è pari alla metà rispetto agli altri Paesi, nonostante noi fossimo lo Stato che avrebbe dovuto beneficiare di più della congiuntura. Di fronte alle migliori condizioni economiche e al minimo livello di crescita rispetto agli altri Paesi, vorrei che qualcuno mi dicesse a che cosa serve il dibattito sul +0,1%.

 

Come vede le prospettive per il nostro Paese?

La situazione economica dell’Italia è pessima e le prospettive sono fosche. Se il clima internazionale peggiorasse ancora noi saremmo totalmente vulnerabili, con un sistema bancario potenzialmente a rischio panico a causa della legge sul bail-in e della strutturale debolezza economica. Si prospettano rischi sempre più gravi, e di fronte a questi scenari mi domando come facciamo ad appassionarci a una crescita del Pil dello 0,1%.

 

(Pietro Vernizzi)

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