TASSE/ Renzi prepara nuove mance elettorali

- int. Francesco Forte

Per FRANCESCO FORTE, ridurre l’Ires è una buona cosa, ma sarebbe meglio ridurre l’Irap che rappresenta il vero problema dell’Italia: un taglio dell’Irap dell’1% varrebbe un punto di Pil

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Pier Carlo Padoan

«Invece di disperdere le risorse per manovre elettorali, il governo dovrebbe concentrare il taglio delle tasse su riduzioni dell’Irap». Lo osserva il professor Francesco Forte, ex ministro delle Finanze e per il Coordinamento delle politiche comunitarie. Ieri, intervenendo a Radio Anch’io, il ministro del’Economia, Pier Carlo Padoan, ha sottolineato che “il taglio delle tasse è uno dei segni distintivi della strategia economica del governo che continuerà, ma come ho sempre detto dall’inizio, devono essere credibili e sostenibili”. Padoan ha ricordato che esistono “già tagli per il 2017. Aggiungo che nel taglio di tasse va ricompresa l’eliminazione delle clausole di salvaguardia”.

Professore, ritiene che la strategia del ministro Padoan per il taglio delle tasse sia quella giusta?

Dire che un mancato aumento delle imposte sia un taglio delle tasse mi sembra una presa in giro. Le clausole di salvaguardia ci sono perché il governo avrebbe dovuto ridurre il deficit, mentre è aumentato. Le clausole di salvaguardia non sono scattate grazie alla politica monetaria della Bce, e non è quindi un merito del governo.

Il ministro ha ricordato che anche il bonus da 80 euro era un taglio delle tasse. Come valuta questa misura?

Il bonus da 80 euro non è stato destinato a tutte le famiglie, ma soltanto a quelle con un determinato reddito e in una determinata posizione, tanto che il ceto medio e gli incapienti non hanno ricevuto niente.

Come valuta invece la decisione di tagliare l’Ires nel 2017 per quattro punti percentuali?

Dal momento che ci sono pochi profitti e che il tasso di interesse è calato, l’Ires rende 32 miliardi di gettito. Ridurre l’Ires è una buona cosa, ma sarebbe meglio ridurre l’Irap che rappresenta il vero problema dell’Italia. Dal momento che il gettito Irap è pari a circa 40 miliardi di euro, un taglio dell’Irap dell’1% varrebbe un punto di Pil. È evidente quindi che l’Irap incide sui costi del lavoro e su quelli delle imprese. Il taglio dell’Ires è invece una manovra elettorale da 3 miliardi di euro, che sono lo 0,15% del Pil: non mi sembra affatto una misura sensazionale.

È pur sempre meglio di niente?

Ridurre le imposte è sempre un fatto positivo, ma sarebbe necessario un taglio più sostanziale. Quella attuata non è infatti una riduzione in grado di stimolare granché l’economia.

Resta comunque la domanda su come andrà finanziato il taglio dell’Ires…

Dal momento che il tasso d’interesse è in calo, lo Stato risparmia soldi sul finanziamento del debito pubblico e in questo modo può coprire il taglio dell’Ires.

Nel 2015 il Pil è cresciuto dello 0,8%. La bassa crescita dipende da fattori internazionali o il governo ha delle leve per rilanciarla?

Intanto la riduzione dell’Irap è molto importante per il commercio internazionale, in quanto questa imposta pesa sui costi del lavoro e d’impresa e non è rimborsabile. Quindi o si riduce l’Irap o l’Italia ha un handicap differenziale nei costi di produzione. In secondo luogo, per rilanciare l’economia è necessario risolvere i problemi del credito con leggi efficaci che riguardino lo smaltimento delle sofferenze bancarie. In questo senso sarebbe di grande importanza compiere operazioni di rivitalizzazione del mercato immobiliare.

 

Nello specifico quali?

Per esempio, i conferimenti di immobili alle imprese non dovrebbero pagare l’imposta di registro. Siccome quest’ultima sarà ridotta, diventa conveniente gestire gli immobili tramite le imprese. Chi possiede immobili a uso negozio, capannoni, affitto a terzi paga una cifra spaventosa per l’Imu, che si somma al 45% di imposta sul reddito personale. Se il proprietario potesse conferire l’immobile a un’impresa, dal momento che l’Ires scende al 24%, pagherebbe una percentuale simile alla cedolare secca.

 

Che cosa si può fare invece per il credito?

Vanno evitate misure, come quella sul credito cooperativo, che turbano il mercato bancario.

 

Un altro capitolo fondamentale è quello degli investimenti. Lei che cosa propone?

Il governo dovrebbe sollecitare l’Ue a stanziare somme per gli investimenti, mentre l’incontro Renzi-Juncker non è stato in grado di rilanciare il piano di investimenti per le grandi infrastrutture. Il progetto per il Ponte sullo Stretto andrebbe realizzato anche utilizzando i fondi europei: in una fase in cui il denaro costa poco diventa del resto conveniente.

 

(Pietro Vernizzi)

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