GEO-POLITICA/ I segreti di Arabia Saudita e Usa sulla guerra al terrorismo

- Mauro Bottarelli

Il Re Abdullah di Giordania ha detto chiaramente qual è la strategia che sta seguendo l’Arabia Saudita. E anche gli Usa sembrano avere qualche segreto, dice MAURO BOTTARELLI

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La Russia, nella sua scelta di agire in Siria e di scoperchiare il vaso di Pandora del traffico di petrolio rubato tra Isis e Turchia, ha avuto un alleato strategico: Re Abdullah di Giordania, il quale raccontò i dettagli di quel commercio a Vladimir Putin in un incontro privato. E il sovrano non è uno nuovo nell’attaccare gli jihadisti, visto che lo scorso anno – dopo che l’Isis bruciò vivo un pilota dell’aeronautica giordana caduto nelle sue mani – mandò un messaggio molto chiaro a Daesh, dicendo che era pronto a volare esso stesso in missioni d’attacco per vendicarlo. Inoltre, non solo a gennaio la Giordania e la Russia hanno stipulato un patto per scambiarsi informazioni di intelligence contro lo Stato islamico, ma quando la Francia ha cominciato le sue missioni aeree contro gli estremisti, dopo gli attacchi del 13 novembre a Parigi, lo ha fatto partendo da una località segreta proprio in Giordania. In parole povere, la Giordania è davvero un Paese che lotta seriamente contro il terrorismo e, quindi, un alleato fedele fin dalla prima ora. 

Parlando alla Cnn lo scorso gennaio, cosa disse Re Abdullah rispetto a quanto sta accadendo nel mondo islamico? Disse chiaramente che l’Arabia Saudita sta facendo di tutto per diffondere il wahabismo estremista in Medio Oriente, un qualcosa che getta benzina sul fuoco nella lotta al terrore: «La guerra globale – che io chiamo la Terza guerra mondiale combattuta con altri mezzi – è interamente generazionale. Non solo all’interno dell’Islam, dove dobbiamo ottenere la supremazia verso i pazzi e i fuorilegge che albergano nel nostro credo, ma anche all’esterno, ovvero facendo capire alle altre religioni che l’Islam non è ciò che hanno visto perpetrato dello 0,1% della nostra confessione». Non ditelo a Salvini e Sallusti, per carità, sarebbe uno shock troppo grande. Venerdì scorso abbiamo scoperto, poi, che sempre Re Abdullah ha incontrato alcuni politici americani nel corso di una visita segreta all’inizio di gennaio e sono emerse alcune verità decisamente interessanti, riportate dal quotidiano britannico The Guardian

Primo, le forze speciali britanniche, la Sas, stanno collaborando attivamente sul terreno con militari giordani nella lotta contro Isis in Libia, almeno dall’inizio dell’anno: «Il dialetto giordano è molto simile a quello libico», ha dichiarato il sovrano, confermando quanto sta avvenendo e l’assistenza che i suoi militari stanno fornendo alle truppe d’elite di Sua Maestà. Secondo e molto più interessante, è emerso che nel corso del meeting segreto negli Usa, cui hanno partecipato, tra gli altri, l’onnipresente creatore di Frankenstein islamici John McCain, Bob Corker, il presidente del Comitato affari esteri del Senato e lo speaker della Camera, Paul Ryan. 

Cosa di preciso? Riporto le parole testuali pronunciate da Re Abdullah come pubblicate – e non smentite da alcuno – dal Guardian nell’edizione di venerdì scorso: «Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, crede in una soluzione dei problemi della regione che passi attraverso l’Islam radicale e il fatto che i terroristi stiano andando in Europa è parte della politica turca, visto che se da un lato Ankara colpisce i terroristi che una sberla sulla mano, questi alla fine fanno ciò che vogliono… Le agenzie di intelligence vogliono che i siti web delle organizzazioni terroristiche restino aperti così possono tracciarne le attività, tanto che Google mi ha detto che ha 500 persone che lavorano soltanto su questo… Israele guarda dall’altra parte quando si parla di Jabhat al-Nusra, l’affiliazione di Al Qaeda, sul suo confine con la Siria, perché li ritiene un’opposizione a Hezbollah». 

Quante cose che dicono ai loro lettori i media stranieri, mentre i nostri preferiscono bersi e darci da bere le versioni ufficiali. E attenzione, perché paradossalmente la parte più inquietante è quella che riguarda Google e il suo special team di tracciatori di terroristi. Nel silenzio generale dei grandi media, mercoledì scorso, il capo del Pentagono, Ash Carter, ha infatti nominato l’ex amministratore delegato di Google, Eric Schmidt, nuovo capo di un board di consulenti, il cui scopo sarà quello di portare l’innovazione della Silicon Valley nell’esercito Usa. Il nuovo Defense Innovation Advisory Board è stato presentato nel corso di una conferenza sulla cyber-security in corso a San Francisco: «Daremo accesso al Pentagono alle menti tecnologiche più brillanti e concentrate sull’innovazione». Nulla di particolarmente strano, se non che alcuni dirigenti di Google, tra cui Schmidt, negli anni in cui la Clinton era Segretario di Stato hanno agito più da agenti segreti e di destabilizzazione del Medio Oriente che da professionisti dell’innovazione tecnologica. Casualmente, proprio mentre Ash Carter presentava al mondo la sua nuova creatura di intelligence, Wikileaks rendeva nota una mail del luglio 2012 inviata da Jared Cohen, capo del dipartimento Google Ideas, ad alcuni dei funzionari più vicini a Hillary Clinton. 

E cosa diceva quella mail? Di fatto che Google voleva aiutare i ribelli a rovesciare Assad: «Per favore, tenete per voi questa notizia, ma il mio team sta pianificando il lancio di un nuovo strumento che traccerà pubblicamente e mapperà le defezioni in Siria e da quale parte esse provengono. La nostra logica si basa sul fatto che mentre molte persone stanno tracciando le atrocità, nessuno sta rappresentando e mappando visualmente le defezioni tra i fedeli al regime, un qualcosa che noi pensiamo sia importante per incoraggiare e dare fiducia all’opposizione». Di più, dopo aver detto che Google intende fornire lo strumento surrettiziamente ai media mediorientali, Cohen conclude: «Dato che è difficile avere informazioni dalla Siria, stiamo lavorando insieme ad Al Jazeera, la quale prenderà possesso per prima del nuovo strumento, traccerà i dati, li verificherà e li manderà in onda in Siria. Per favore, tenete per voi queste informazioni e fatemi sapere se c’è qualcos’altro che voi pensiate sia necessario tenere da conto prima del lancio. Pensiamo che questo possa avere un impatto importante». 

Ma è un motore di ricerca o la Cia? E a chi era indirizzata la mail? Al vice-segretario di Stato Bill Burns, al consulente senior della Clinton, Alec Ross e al vice-capo di gabinetto della Segretario, Jake Sulllivan, il quale girò materialmente la proposta alla Clinton definendola «un’idea davvero brillante». E Cohen conosce bene il Dipartimento di Stato, visto che ci ha lavorato fino al 2010, quando è stato assunto da Google, azienda nella quale ricopriva il ruolo di «direttore dei regime change», stando alla definizione di lui che diede Julian Assange, fondatore di Wikileaks. Ovvero, il magister di quelle sciagure eterodirette dal Dipartimento di Stato Usa e chiamate “primavere arabe” che sono state l’incubatrice dell’Isis e il principio della destabilizzazione generalizzata che alberga ovunque in Medio Oriente. 

La realtà non è mai come appare, c’è sempre un’agenda nascosta. Non vi pare strano che proprio negli ultimi giorni, ovvero dopo l’attacco di Bruxelles e dopo la caduta di Palmira, il terrorismo abbia colpito in maniera sempre più feroce e sempre più al di fuori del contesto siriano? Strage di ragazzini a un torneo di calcio in Iraq, tre kamikaze tra la folla di civili ad Aden, in Yemen e domenica la tremenda strage di Lahore, in Pakistan, che ha visto un attentatore suicida farsi esplodere in un parco tra donne e bambini, reclamando oltre 70 vite innocenti. 

Sono messaggi, segnali chiari per far alzare il livello di sdegno, di paura, di accettazione di qualsiasi epilogo porti alla fine del terrore. Oro per i mestatori di professione e i governatori del caos, in un’Europa che ora sembra indignarsi più per 400 ultras calcistici che per la devastante omertà verso il radicalismo che alberga in molti quartieri delle nostre città. 

 

(2- fine)

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