UE vs ITALIA/ Forte: Renzi ha sbagliato i conti, mancano 5 miliardi

- int. Francesco Forte

Per il nostro governo non sarà comunque necessaria una manovra aggiuntiva, perché lo scostamento è di 2 o 3 miliardi. Mentre per FRANCESCO FORTE si tratta di circa il doppio

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L’Italia ha introdotto misure che aumentano il deficit e rischia “deviazioni significative” dall’“obiettivo di medio termine” che prevede il pareggio strutturale di bilancio. Lo afferma l’Eurogruppo che si è riunito martedì a Bruxelles nella parte delle sue conclusioni relativa all’Italia. Nel corso di una conferenza stampa, il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, ha sottolineato che “l’Italia continua a far registrare squilibri eccessivi, con un elevato indebitamento. È chiaramente necessario continuare con lo sforzo di riforme”. Per il nostro governo non sarà comunque necessaria una manovra aggiuntiva, perché lo scostamento è di 2 o 3 miliardi. Mentre per il professor Francesco Forte, ex ministro delle Finanze, si tratta di circa il doppio, cioè 5 miliardi, e quindi si profila all’orizzonte una manovra correttiva.

Professore, perché i calcoli di Commissione Ue e governo differiscono in modo così drastico?

Il deficit strutturale dell’Italia inizialmente era dell’1,1% in quanto calcolato senza riforme. Dopo l’approvazione del Jobs Act il deficit strutturale è migliorato dello 0,5% secondo Padoan e dello 0,2% secondo la Commissione Ue. Deriva da qui la controversia sul deficit strutturale e sulla flessibilità per la riforma del mercato del lavoro.

Un altro punto controverso è quello sugli investimenti. Come vanno calcolati?

Juncker ha deciso che del deficit strutturale fanno parte anche gli investimenti. Si tratta però di un errore. Nel bilancio delle imprese la spesa per investimenti si mette infatti in conto capitale, ma nel bilancio pubblico si calcola nelle uscite. Fatto sta che il governo ha calcolato uno 0,2% per gli investimenti, e dunque un miglioramento del deficit strutturale dello 0,7%. C’è poi un +0,1% per i profughi. Ne consegue un enorme divario tra la stima della Commissione Ue e quella del governo.

Il governo rivendica di avere fatto le riforme, Bruxelles risponde che non è abbastanza. Chi ha ragione?

Se si riforma il mercato del lavoro diminuisce la capacità produttiva inutilizzata e quindi il deficit strutturale. La questione è capire se questa capacità inutilizzata è dello 0,2% o dello 0,4%, cui va sommato lo 0,2% di Juncker e il +0,1% per i rifugiati. Nell’ipotesi migliore c’è un +0,7%, e quindi il deficit strutturale concesso all’Italia passa dall’1,1% iniziale all’1,7%.

Alla fine quali numeri vengono fuori?

Calcolando la regola del bilancio in pareggio, pari allo 0,5%, si ha il +2,2%. Il governo ha indicato che il rapporto deficit/Pil dell’Italia nel 2016 sarà pari al 2,5%, e quindi la manovra correttiva è dello 0,3% del Pil.

Tradotto in euro quanto fa?

Il Prodotto interno lordo dipende anche dal calcolo monetario e dal tasso di crescita, ma la mia stima è che nel 2016 sarà pari a 1700 miliardi di euro. Ne consegue che la manovra correttiva che sarà chiesta all’Italia sarà pari probabilmente a 5 miliardi di euro.

 

Eppure tanto Padoan quanto Poletti hanno ribadito che non c’è all’orizzonte una manovra correttiva…

Il governo insiste nella sua valutazione eccessiva della capacità produttiva inutilizzata, che è maggiore rispetto a quella effettuata dalla Commissione. Padoan dice furbescamente che sta seguendo le regole: peccato che sia il dato statistico a essere diverso. Il problema è che non è mai stato stabilito a chi spetti valutare il dato statistico. Personalmente ritengo che alla fine sia il mercato a doverci dire se la capacità produttiva inutilizzata sia quella che stima la Commissione oppure sia quella che stima il governo.

 

Queste acrobazie sui numeri quali conseguenze possono avere in termini reali?

Il governo sta giocando pericolosamente sui piccoli numeri delle sue piccole crescite, e intanto fa dei deficit assolutamente sproporzionati e che non generano nessuna crescita. È infatti evidente che la crescita italiana è dovuta al ribasso del petrolio e al Quantitative easing. Come risulta dai calcoli dell’Istat del 2015 sulla produzione industriale, il petrolio ci ha fornito uno 0,3% in più di potere d’acquisto. D’altra parte il Quantitative easing ci ha abbassato il tasso di cambio e ci ha dato un po’ di spazio per il credito. Gli esponenti del nostro governo quindi o non capiscono o sono in malafede.

 

Quale delle due secondo lei?

In realtà ci troviamo in una fase di grande debolezza dell’Ue e in particolare della Germania. Il risultato è che Bruxelles non è in grado di comandare e l’Italia ne approfitta. Renzi riuscirà a cavarsela con queste operazioni da spavaldo, che però danneggiano l’Italia. Se però il governo facesse le vere riforme non ci sarebbe bisogno di questi artifizi. In Italia dopotutto abbiamo una forza lavoro che cresce con un tasso di disoccupazione elevatissimo. Se invece la disoccupazione scendesse al 6%, un 5% di capacità produttiva inutilizzata sarebbe un fatto normale.

 

(Pietro Vernizzi)

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