FINANZA E POLITICA/ Così la Germania può far esplodere l’euro

- int. Francesco Forte

Per FRANCESCO FORTE, l’euro è minacciato non solo dalle tensioni tra Berlino e Bce ma anche da quanto sta avvenendo in Grecia e nel Regno Unito, la cui uscita avrebbe effetti in altri Paesi

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La Germania va all’attacco della Bce di Draghi. Sigmar Gabriel, vice cancelliere tedesco della Spd e ministro dell’Economia, ha sottolineato che “stampare soldi non è una soluzione sostenibile”, in quanto “una banca centrale non può risolvere da sola” la crisi. Venerdì si riunirà l’Ecofin, e la Germania propone di introdurre un tetto ai titoli di Stato nelle banche. Una misura che potrebbe determinare una vendita massiccia di titoli di Stato italiani e quindi un innalzamento dello spread Btp-Bund. La Francia però si oppone alla misura, e quindi l’Ecofin si potrebbe trasformare in un nuovo terreno di scontro. Ne abbiamo parlato con il professor Francesco Forte, ex ministro delle Finanze e per il Coordinamento delle politiche comunitarie.

A che cosa porterà questo scontro tra la Germania e gli altri Paesi Ue?

Molto probabilmente questo scontro porterà alla dissoluzione dell’euro. Il primo passo potrebbe essere l’uscita della Grecia, perché l’Fmi si è sganciato dalla Troika. Se cessasse la politica monetaria espansiva di Draghi, ciò avrebbe effetti immediati per quanto riguarda le tensioni sul debito pubblico e ovviamente l’euro tenderebbe a dissolversi.

Quindi Gabriel sbaglia a criticare Draghi?

Quella di Gabriel è una posizione populista che mira a rubare voti alla Merkel. Come quasi tutti i ministri tedeschi, anche Gabriel e la stessa Merkel non capiscono nulla di economia perché sono puramente dei politici.

In che senso?

L’intervento della Bce non serve soltanto a combattere la deflazione, ma anche ad assicurare la stabilità monetaria. Ma soprattutto serve a impedire che ci sia un rischio per l’euro in una fase in cui è minacciato da quanto sta avvenendo sia in Grecia che nel Regno Unito. Un’uscita britannica dall’Ue incentiverebbe altri Paesi a uscire a loro volta per unirsi all’area della sterlina.

Lei ritiene che le misure di Draghi abbiano penalizzato la Germania?

L’industria tedesca con i bassi tassi di Draghi ha un enorme beneficio in termini di export, e questo è riconosciuto dall’ufficio statistico dell’Eurozona. La stessa Volkswagen, che fino a poco tempo fa era nei guai, con tassi bassi riesce a risolvere i suoi problemi. La stessa Deutsche Bank stava fallendo, e grazie ai tassi della Bce non rischia più il dissesto. A una parte della Germania, quella che investe e non quella che risparmia, le misure di Draghi vanno quindi molto bene. Il governo tedesco tiene quindi il piede in due scarpe ed è costretto a fare il doppio gioco.

Anche il tetto ai titoli nelle banche proposto dalla Germania è un errore?

In questo caso alla base c’è un errore dell’Italia che nasce dalle furbate di Renzi e dalle pessime teorie di altri membri del governo. Non possiamo pretendere che la Germania finanzi un fondo di garanzia bancario europeo senza dettare le sue condizioni. Il nostro Paese del resto dispone di un fondo di garanzia interbancario grazie al quale può tutelare da solo il nostro sistema bancario. Non ha quindi alcun senso che si faccia un fondo di garanzia unico, in quanto esistono delle differenze nei rischi dei vari Paesi.

 

Quindi le richieste tedesche sono legittime?

Se si fa un fondo di garanzia che non distingue tra i diversi Paesi, a quel punto le richieste tedesche diventano legittime. Tutti si dovranno dunque assoggettare alle regole dirigiste di Berlino che non hanno alcun senso. L’Italia dovrebbe chiedere piuttosto un’unione interbancaria nella quale ciascun Paese abbia il suo fondo di garanzia e possa utilizzarlo come meglio crede. Basterebbe quindi creare una super-assicurazione a questo fondo, nella quale ognuno paga una garanzia commisurata al rischio.

 

Un intervento in favore delle banche rappresenta un aiuto di Stato?

L’Ue spende l’1% del suo Pil in aiuti di vario genere ad agricoltura, investimenti tecnologici e capitale umano. Anche gli interventi per eliminare le sofferenze bancarie potrebbero rientrare negli scopi Ue in una fase di deflazione. Le sofferenze sono infatti determinate dalla deflazione, perché il tasso d’interesse prima era alto e adesso si è abbassato, ma chi ha accumulato debiti con i vecchi tassi finisce per pagare interessi eccessivi. Un intervento dell’Ue sulle sofferenze bancarie sarebbe dunque una terapia giustificata.

 

(Pietro Vernizzi)

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