J’ACCUSE/ Sapelli: la Germania ci sta distruggendo

La Germania attacca l’operato di Draghi e vuole imporre alle banche italiane un tetto al possesso dei titoli di stato. Per GIULIO SAPELLI è il segno di una pericolosa asimmetria nell’Ue

23.04.2016 - Giulio Sapelli
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Angela Merkel (Infophoto)

È giunta l’ora della verità: è molto probabile. L’asimmetria politica che governa la politica finanziaria e bancaria dell’Unione europea si sta pienamente rivelando dinanzi agli occhi di tutti. Quell’asimmetria consiste nel fatto che esiste sì una Banca centrale europea che con l’euro ha sottratto la sovranità monetaria alle singole nazioni, ma nello stesso tempo queste ultime si dislocano nell’ordine degli anelli di potere che determinano le politiche economiche in tutta l’Europa in forme differenziate e, appunto, asimmetriche. 

La prova è evidente sol se pensiamo al surplus del commercio estero che caratterizza la Germania, surplus reso possibile dalla politica d’austerità e di non crescita che essa di fatto impone a tutti gli altri stati, consentendo al suo Minotauro di nutrirsi dei bassi salari e del basso prezzo delle merci che essa importa, così da garantirsi un ruolo dominante nei flussi del commercio estero. Questa politica – è ormai un sentito comune – ci ha fatto sprofondare nella deflazione che ci attanaglia e che impensierisce ormai tutto il mondo, a cominciare dagli Usa, che non possono veder sconfitti i loro disegni neoimperiali da un’Europa costantemente in recessione. 

Com’è noto, Mario Draghi, alla testa della Bce, ha sempre contestato questa politica con manovre di espansione della base monetaria perseguite attraverso una numerosa serie di tecniche che è superfluo qui ricordare. Giova però sottolinearne l’esplicito carattere di polemica con l’ordoliberalismo tedesco, polemica che sinora Mario Draghi ha sviluppato più nei fatti che nelle sue esternazioni. Giovedì, invece, si è passati anche alle esternazioni con una dura denuncia contro la politica tedesca che recentemente si è resa manifesta sino al punto di attaccare la stessa indipendenza della Banca centrale, suscitando financo la difesa di Draghi da parte del governatore della Bundesbank, fatto senza precedenti. Weidmann sa benissimo che forse dopo la Bce toccherà anche alla stessa Bundesbank, e questo perché le critiche alla Bce sono giunte ormai al calor bianco, avendo come protagonisti non solo il solito ministro Schäuble ma anche i socialdemocratici, ormai allineatesi sulla politica democristiana, per la rivolta che la politica dei tassi di interessi negativi ha suscitato nei risparmiatori tedeschi che si son visti colpiti nel proprio risparmio. 

Ecco l’assimmetria. C’è una sola moneta unica e questa impedisce svalutazioni competitive e in mancanza della possibilità di agire sui cambi la Bce cerca di contrastare la deflazione stampando euro a più non posso e al contempo favorendo in ogni modo le esili politiche bancarie dirette a garantire credito alle famiglie e alle imprese. Ma è proprio su quest’ultimo punto che si è giunti al colmo e la goccia ha fatto traboccare il vaso. 

Ieri è iniziata la riunione dell’Ecofin e i delegati tedeschi hanno annunciato che chiederanno alle banche italiane, sì alle banche di quel Paese discolo e irrispettoso, che troppo critica l’austerità e predica con Matteo Renzi la crescita, di rispettare un tetto ai titoli di stato posseduti se emessi dalla nazione italiana, colpendone duramente, se ciò avvenisse, gli stati patrimoniali, la loro stabilità.  

Una siffatta manovra, che ha già suscitato perplessità da parte della Francia e certo sarà oggetto di severa discussione, imporrebbe alle banche italiane aumenti di capitale a più non posso e ne danneggerebbe gravemente quella stabilità che in ogni modo si cerca di perseguire, come recentemente è accaduto con il varo delle norme legislative che vanno sotto i nome del Fondo Atlante, diretto appunto a sostenere sia le banche che i risparmiatori, colpiti dal sostanziale default di quegli istituti. 

Come si vede la partita è molto grande, e tutti i nodi vengono al pettine con una rapidità e una drammaticità inaspettate. Se si pensa che mentre tutto ciò accade si svolge sotto i nostri occhi la terribile vicenda dei migranti e si assiste alla preclara incapacità europea di farvi fronte, almeno sinora, ben si comprende come sono le stesse fondamenta dell’Unione europea a essere messe via via in discussione. Dalla politica monetaria e bancaria si giunge sino a quella dei diritti dell’uomo, diritti di cui l’Europa è stata la culla, con la sua eccezionale fioritura filosofica e le sue radici cristiane. 

Sarebbe drammatico se quest’edificio, così imponente e meraviglioso nella sua tradizione culturale, venisse ora messo in discussione per il risorgere del nazionalismo economico che è sempre stato una fonte di sciagure, non solo in Europa ma in tutto il mondo.

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