SPY FINANZA/ L’ultima follia della Banca centrale del Giappone

- Mauro Bottarelli

Domani la Banca centrale giapponese potrebbe varare nuovi interventi. Ma già quel che sta facendo, spiega MAURO BOTTARELLI, potrebbero avere delle conseguenze rischiose

Trading_Sala_CerchiR439
Infophoto

In Giappone sono ufficialmente impazziti. In attesa del board della Bank of Japan di domani, l’istituto centrale nipponico si starebbe orientando a pagare le banche perché si degnino di accettare i suoi prestiti. Lo ha anticipato l’agenzia Bloomberg, a detta della quale la Banca guidata da Haruhiko Kuroda applicherebbe tassi negativi a due strumenti di facilitazione del credito bancario offerti oggi a tasso zero: uno per incentivare le banche a erogare crediti a industrie ad alto potenziale di crescita e uno finalizzato a “premiare” gli istituti che più aumentano i prestiti in generale. Sembra folle, ma tra 48 ore potrebbe essere realtà. Se infatti domani sarà deciso di portare i tassi applicati su una parte dei depositi bancari in eccesso (parcheggiati presso la banca centrale) in territorio ulteriormente negativo – dopo il -0,1% applicato dal 16 febbraio – , la BoJ potrebbe dare questo nuovo incentivo alle banche, che non hanno affatto gradito l’introduzione dei tassi sottozero. 

Del resto, la stessa BoJ ha riconosciuto nel suo report semestrale pubblicato venerdì scorso sul sistema finanziario che i tassi negativi hanno causato anche alcuni effetti collaterali, come una riduzione dei profitti bancari e qualche problema ai flussi finanziari. Ma non basta, vi assicuro. Guardate il primo grafico a fondo pagina, sapete cosa ci dice? Che la Bank of Japan, in attesa di capire se raddoppierà i suoi acquisti di Etf, passando da un controvalore di 3,3 triliardi di yen e 7 triliardi di yen, è tra i primi 10 detentori del 90% dei titoli azionari giapponesi! Insomma, i Ceo della gran parte delle aziende nipponiche hanno di fatto un azionista privilegiato a cui rispondere: la Banca centrale. E non stiamo parlando di cosucce, perché a conti fatti la Bank of Japan è tra i principali azionisti di oltre 200 delle 225 aziende quotate sul Nikkei: detiene il 9% della Fast Rataling Corporation, il gestore dei negozi di abbigliamento Uniqlo, quasi il 5% del produttore di salsa di soia Kikkoman Corporation, è il terzo azionista della Yamaha Corporation e della Daiwa Hosue Corporation, il principale costruttore del Paese. 

E, come vi dicevo prima, il secondo grafico ci mostra come la Bank of Japan detenga ad oggi più della metà di tutti gli Etf giapponesi, di fatto essendo proprietaria anche delle azioni sottostanti. Se domani la BoJ deciderà di aumentare i suoi acquisti di questi strumenti a un controvalore di 7 triliardi di yen, la stessa Banca centrale diventerà l’azionista numero 1 di circa 40 aziende quotate sul Nikkei 225 entro la fine del 2017, stando a calcoli fatti da Bloomberg sulla composizione azionaria di questi gruppi e presupponendo che gli altri azionisti mantengano invariate le loro posizioni attuali. Parliamo di un pacchetto di controllo da 13 triliardi di yen: di fatto, il mercato azionario giapponese, dopo aver inglobato per intero con i suoi acquisti onnivori quello obbligazionario sovrano. Un qualcosa che, semplicemente, non ha precedenti. 

Ma c’è qualcosa di peggio, c’è una teoria cospirativa che sta diventando realtà, giorno dopo giorno: lo conferma Mader Naeimi, capo della strategia alla Amp Capital Investors Ltd. di Sidney, a detta del quale «quando guardiamo a questi numeri, vediamo delle detenzioni di un certo livello. Sembra assurdo dirlo, ma le Banche centrali stanno diventando degli enormi hedge funds». Da quanto ve lo sto dicendo? La cosa allucinante è la linea difensiva che la Bank of Japan ha scelto per giustificare il suo operato, il quale è già finito nel mirino dei legislatori per quanto riguarda gli acquisti di Etf: il governatore, Haruhiko Kuroda, non solo ha rivendicato la bontà del programma a più riprese, ma la settimana scorsa ha definito gli acquisti «tutt’altro che grandi relativamente al volume del mercato azionario giapponese». 

Bene, forse dando un’occhiata agli ultimi dati di cui siamo in possesso, anche il buon Kuroda vorrà riconsiderare la sua posizione: con detenzioni pari a 8,6 triliardi di yen, dato relativo allo scorso mese di marzo, stiamo parando dell’1,6% della capitalizzazione totale della aziende quotate in Giappone. Bene, pensate che il Government Pension Investment Fund, il gigante pensionistico nazionale, detiene circa il 5%, ma occorre ricordarsi che la Banca centrale per i suoi acquisti utilizza Etf, il che significa che le sue posizioni sono molto concentrate e con un impatto minore sulle migliaia di aziende nipponiche non quotate sugli indici benchmark. 

Detto questo, poi, la Bank of Japan non è il solo operatore attivo in tal senso. Il governo Usa ha speso 245 miliardi di dollari per salvare le proprie banche durante la crisi finanziaria nel 2008, guadagnando un profitto di circa 30 miliardi sui suoi investimenti una volta che l’industria bancaria si era rimessa in sesto. Al culmine della crisi finanziaria asiatica nell’agosto del 1998, Hong Kong comprò 15,2 miliardi di dollari di titoli azionari locali per difendere il suo peg valutario, il tutto aiutando a sostanziare un rally che gli permise di disporre dell’intera partecipazione nell’arco di cinque anni. L’unica differenza è che negli Stati Uniti, la Fed è molto poco propensa a rendere noto il suo livello di manipolazione del mercato attraverso Citadel che opera gli acquisti, mentre in Giappone questa operatività è il segreto di Pulcinella da almeno dieci anni: tutti sanno che la BoJ compra equities attraverso Etf e Reit. E il grafico più sotto ci mostra come questo non sia solo problematico ma anche molto pericoloso: più la BoJ persisterà nel tempo con i suoi acquisti, più salirà infatti il rischio che i prezzi di mercato divergano del tutto dai fondamentali.

Se le previsioni di aumento della manovra di stimolo attraverso gli acquisti che vi ho fornito in apertura di pezzo si riveleranno esatte, domani o prima dell’estate, la Banca centrale giapponese finirà con il detenere un quarto della Mitshumi Electronic, un fornitore di Apple e il 21% di Fast Retailing entro la fine del prossimo anno, stando a dati e calcoli di Bloomberg. A questo punto, la questione travalica la mera disquisizione teorica sulla manipolazione del mercato e dei prezzi e arriva ad altro, ovvero alla governance stessa di quelle aziende, avendo com principale azionista la Banca centrale. 

Ma c’è un’altra criticità, molto seria. Se infatti in molti hanno applaudito alla decisione della BoJ di aumentare i suoi acquisti, guardando soltanto al breve termine e quindi al tentativo di aumentare le quotazioni dei titoli acquistati, c’è il rovescio della medaglia. Ovvero, prima o poi la Banca centrale dovrà smettere e invertire il suo operato, di fatto ponendo in essere un’enorme fonte di instabilità per il mercato e i suoi corsi. La situazione è stata splendidamente sintetizzata da Ayako Sera, market strategist della Sumitomo Mitsui di Tokyo: «Ovviamente stiamo parlando di tempi anormali, quindi abbiamo misure anormali, ma la vera domanda riguardante il futuro è una sola: cosa succederà quando la Bank of Japan uscirà dal mercato?». 

Il problema è: la BoJ avrà, prima o poi, intenzione di uscire? Quelli di Goldman Sachs pensano di no, visto che qualcuno ha azzardato addirittura il lancio della cosiddetta helicopter money già domani, ovvero il finanziamento diretto del Tesoro attraverso la stampa di denaro. Cosa significherebbe questo? Il gioco finale, ovvero sempre maggior acquisti e a ritmi sempre più veloci fino a quando il sistema non reggerà più e collasserà su se stesso. Il problema è che il mercato è diviso in tre gruppi: chi pensa solo all’oggi, ovvero a fare soldi subito. Chi ritiene che comunque gli acquisti della Banca centrale servano come stimolo per aumentare la fiducia degli investitori, quindi ampliando la platea dei partecipanti al mercato. E, infine, chi è certo dell’effetto distorsivo che questi acquisti hanno non solo sulle valutazioni dei titoli, ma, anche e soprattutto, nel minare le sempre più necessarie misure di implementazione e miglioramento della corporate governance del Paese. 

Cosa vi dicevo prima? Ormai il mandato delle Banche centrali è uno solo, preservare la fiducia degli investitori e intervenire direttamente affinché il mercato non crolli. Fino a sette anni fa, avanzare questa tesi significava sentirsi affibbiare il titoli di “cospirazionista”, oggi è semplicemente realtà accettata universalmente, ancorché non ammessa in pubblico. Per Shingo Ide, capo strategist per le equities all’NLI Researc Institure di Tokyo, la realtà è molto semplice: «Ovviamente, per chi vuole soltanto che le quotazioni dei titoli salgano, è assolutamente fantastico che la Bank of Japan acquisti così tanto sul mercato. Ma questo operato è una chiara distorsione della sanità del mercato azionario. Che pagheremo cara». 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori