SPY FINANZA/ Il nuovo “schema Ponzi” delle Banche centrali

- Mauro Bottarelli

Le Banche centrali stanno studiando o mettendo in atto nuove politiche monetarie. Per MAURO BOTTTARELLI si tratta di misure molto pericolose, specie in Europa

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Ancora una volta, il pifferaio di Francoforte ha incantato i mercati. Era ovvio che una volta annunciato il primo, storico piano di acquisto di bond corporate da parte della Bce, gli investitori cominciassero ad andare in front-run sugli acquisti dell’Eurotower, prosciugando tutta l’offerta sul mercato e spedendo i rendimenti al ribasso. Il problema è la velocità con cui questo è successo. Quattro anni dopo il famoso whatever it takes che magicamente ha fatto crollare i costi del finanziamento sovrano Ue, ecco che la medesima dinamica si sta sostanziando per le obbligazioni aziendali di quelle stesse nazioni, come ci mostra il grafico a fondo pagina. Si tratta dell’indice dei bond non finanziari della periferia dell’eurozona di Bank of America-Merrill Lynch e comprende Italia, Spagna, Portogallo e Irlanda (la quale mercoledì scorso ha emesso un bond a 100 anni, pagando un rendimento del 2,35%, roba da manicomio): bene, martedì della scorsa settimana ha toccato il livello yield-to-maturity più basso di sempre, 0,76%.

Insomma, ancora una volta Draghi ha incantato tutti prima ancora che abbia comprato un solo bond corporate: gli altri acquirenti ormai sono totalmente disinteressati al prezzo, questo perché sanno di avere il backstop della Bce garantito. Certo, da un lato viene da porsi qualche domanda, visto che il record precedente dell’indice era a 0,78%, ottenuto subito prima del cosiddetto bund tantrum della primavera 2015, quando il credito fu svenduto su tutta Europa e i rendimenti balzarono in alto. Ma questa volta è diverso: all’epoca l’impeto all’acquisto era stimolato solo dal programma di acquisto di debito sovrano della Bce, quando non c’era l’esplicito backstop di Francoforte sul rischio obbligazionario corporate. Oggi, invece, c’è.

E i bond corporate finanziari, invece, quelli che la Bce non acquisterà? Sono poco distanti dai minimi, ma più in alto rispetto al 2015, visto che l’indice di Bank of America-Merrill Lynch che li riguarda ora è a 1,35%, quando un anno fa era all’1,12%. Tranquilli, questo “arbitraggio” sarà presto messo a posto: basterà che le dinamiche di uscita dal mercato corporate periferico rendano il mercato pericolosamente illiquido, spostando l’attività di acquisto sui bond corporate dell’Europa core. A quel punto, una volta che tutti i rendimenti saranno ai minimi record, se non in negativo, vedrete che la Bce comincerà a monetizzare anche bond finanziari. Ve lo dico con qualche mese di anticipo rispetto all’annuncio di Francoforte.

Ma dobbiamo essere contenti di questi rendimenti così bassi? Sono una buona cosa? No. Ciò che ci dice il grafico è soltanto che un’altra asset class è divenuta completamente sconnessa dai suoi fondamentali, esattamente come accaduto per i bond sovrani grazie alla compressione artificiale degli spread garantita dagli acquisti della Bce. Lo stesso sta accadendo anche nel comparto corporate finanziario, anche se non siamo ai minimi record di rendimento. Ma quando anche il mercato corporate non finanziario verrà distrutto e non ci sarà più offerta, la Bce sarà obbligata a espandere il programma di acquisto e comprare junk bond, convertibili e, alla fine, anche titoli azionari. A quel punto, nessuna notizia, nessun dato macro, nessun fondamentale avrà più la benché minima importanza, perché l’unico driver dei mercati sarà la credibilità intatta della Bce.

Ma questo, oltre a tramutarsi in un fatto politico, non potrà durare in eterno, perché prima o poi la Germania dirà basta alla monetizzzazione di qualsiasi cosa o l’eurozona collasserà a livello politico: cosa accadrà a quel punto alle valutazioni degli assets? Cercheranno di ritrovare il loro fair value fondamentale, il loro prezzo reale: e, vi assicuro, sarà molto più basso di quello attuale, perché mancherà la garanzia di acquisti onnivori da parte delle Banche centrali. Si tornerà al libero mercato, ma sarà un bagno di sangue.

Non ci credete? Abbiate pazienza qualche mese, non serve di più. Giovedì scorso, infatti, la Shanghai Security News ha reso noto che la Safe, ovvero il gestore delle riserve estere cinesi, ha comprato direttamente sul mercato titoli azionari per il controvalore di 4,18 miliardi di dollari, il tutto attraverso tre società di investimento poco conosciute che controlla. Stando a quanto riportato dalla Reuters, la Buttonwood Investment Platform, di proprietà al 100% della Safe (a sua volta controllata direttamente dalla Banca centrale cinese) e due sue sussidiarie hanno comprato azioni di 13 compagnie quotate. Stando a fonti cinesi, la scelta sarebbe parte della strategia della Safe per diversificare i canali di investimento per le enormi riserve estere del Paese: dati resi noti di recente vedono la Buttonwood tra i primi dieci azionisti di Bank of China, Bank of Communications, Shanghai Pudong Development Bank , Everbright Securities and Industrial e Commercial Bank of China. In parole povere, la Banca centrale cinese ora sta gonfiando direttamente il mercato azionario con suoi acquisti, questo dopo che due settimane fa l’ente regolatore del mercato cinese aveva ridotto e di molto le restrizioni sul margin debt, di fatto un invito a comprare titoli a leva come se non ci fosse un domani.

La prima bolla azionaria, quella esplosa la scorsa estate, non è servita a nulla. Ma non basta, perché il governo utilizzerà anche la Central Huijin Investment Ltd. e la China Securities Finance Corporation, i prestatori marginali di Stato, per comprare titoli. Insomma, la Pboc cinese è diventata la terza Banca centrale centrale al mondo a comprare titoli, dopo la Bank of Japan che ha acquistato Etf e Reit per anni e la Bank of Swiss, la quale ha un portafoglio titolo con un controvalore di quasi 100 miliardi di dollari. Se da un lato, dopo il tonfo dello scorso anno, è inquietante che la Banca centrale si presti a un azzardo simile, dall’altro quanto accaduto in Cina con gli acquisti diretti della Safe nel quarto trimestre del 2015 è qualcosa di storico che crea un precedente.

Agendo in questo modo, infatti, sono state infrante almeno due convenzioni inviolabili delle Banche centrali: primo, l’acquisto diretto di titoli azionario, visto che la norma vorrebbe che gestissero il loro patrimonio in maniera conservativa. Secondo, le riserve monetarie, ovvero ciò che presumibilmente la Safe ha utilizzato per comprare, non dovrebbero essere usate per acquisti di assets domestici. Quanto pensate che ci vorrà, stante il prolungamento dello stato di deflazione nell’eurozona, prima che la Bce rompa un altro tabù, seguendo l’esempio cinese?

Vi pare che a follia monetaria siamo arrivati al culmine? E invece no, perché come riportato la scorsa settimana da Sankei, il governo giapponese sta programmando di lanciare un piano di vouchers o certificati di regalo per i giovani a basso reddito per stimolare i consumi nella fascia under 24, i quali «sono in cospicuo calo». E qual è la ratio di questa mossa alla Renzi? I certificati non sono depositabili, quindi questo combina il concetto di helicopter money (stimolare inflazione) e moneta totalmente elettronica (implicito controllo sui capitali e tracciatura della spesa). I riceventi potranno utilizzare il voucher per le loro necessità quotidiane e lo faranno, visto che non possono depositare la somma non essendo in cash.

Cosa pensano di ottenere in questo modo i profeti dell’Abenomics? Una maniera nascosta per finanziare direttamente le spese di chi ha reddito più basso e forzare i consumi attraverso la non depositabilità, sperando in tal modo di aumentare l’inflazione senza dove far aumentare i salari, visto che la Confindustria giapponese ha già detto che l’argomento è fuori discussione. Sapete come finirà? L’onnipotenza faustiana delle Banche centrali è ormai al parossismo, ma più che stupirsi c’è da preoccuparsi: come ho già detto, questo gigantesco schema Ponzi non può durare in eterno e dopo questo boom di liquidità, arriverà per forza il bust di fine ciclo. E sarà pesantissimo, altro che quella passeggiata nel parco del 2008. 

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