UE vs ITALIA/ Deaglio: la via d’uscita è il “default programmato”

- int. Mario Deaglio

Per MARIO DEAGLIO, i termini di restituzione dei titoli di Stato vanno procrastinati in modo da consentire ai vari governi di utilizzare le risorse disponibili per stimolare l’economia

Ue_commissione_schumannR439
Infophoto

«La via d’uscita dagli attuali livelli di debito è il default programmato attraverso un accordo tra i vari Paesi del mondo. I termini di restituzione dei titoli di Stato possono essere procrastinati in modo da consentire ai vari governi di utilizzare le risorse disponibili per stimolare l’economia». È la proposta di Mario Deaglio, professore di Economia internazionale all’Università degli Studi di Torino. Il 9 maggio il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha scritto una lettera alla Commissione europea in cui si afferma: “La riduzione del rapporto fra debito e Prodotto interno lordo è uno degli obiettivi chiave del governo italiano, al pari della riduzione del deficit. Il rapporto è stato virtualmente stabilizzato nel 2015, nonostante le avverse condizioni economiche”. La Commissione Ue ha risposto che apprezza i passi avanti dell’Italia, ma i risultati sulla riduzione del debito sono ancora al di sotto delle attese e le spiegazioni di Padoan sono insufficienti.

Professore, chi ha ragione tra Padoan e la Commissione Ue?

Dal punto di vista tecnico dipende da come si interpretano le norme, cioè dal grado di flessibilità accordato al Paese. Il vero problema della Commissione Ue è che non riesce a decidere nulla, e il motivo è che un grado di flessibilità maggiore è già stato accordato alla Francia. Ci si trova quindi in difficoltà quando un altro Paese che ha fatto i “compiti a casa” chiede a sua volta di sforare, tanto più che Parigi non ha ancora fatto i suoi “compiti”.

In che senso?

In Francia la riforma del lavoro non è ancora arrivata all’approvazione definitiva, e il governo ha molte difficoltà a farla passare, mentre la riforma delle pensioni non è nemmeno stata avviata. Dal momento però che la Francia è un partner privilegiato della Germania si lascia correre, anche perché nel 2003-2004 Parigi aveva fatto lo stesso nei confronti di Berlino. La conseguenza è che rispetto al debito dell’Italia, la Commissione Ue ha difficoltà a prendere qualunque decisione.

L’Italia può comunque dire che sta tagliando il rapporto debito/Pil?

No, non lo sta chiaramente tagliando. Padoan chiede di non tagliare il debito per un altro anno, in modo da fare aumentare il Pil e di conseguenza di fare scendere il rapporto debito/Pil. Se invece Bruxelles imporrà all’Italia di tagliare il numeratore, cioè il debito, il Pil scenderà e il rapporto resterà uguale.

Le misure del governo riusciranno davvero a fare aumentare il Pil?

È impossibile prevederlo. Noi stiamo osservando in tutti i Paesi avanzati che il tipo di risposta dell’economia alle misure dei governi non sono più quelle di una volta. La capacità della spesa pubblica di influenzare l’economia reale è diminuita e non sappiamo bene perché. In altre parole il virus si presenta in forma nuova.

Lei ha un’ipotesi sul perché le vecchie regole dell’economia hanno smesso di funzionare?

Il motivo è che oggi i tre quarti del Pil sono fatti da servizi, cioè da “merci” invisibili in cui le risposte della gente sono molto meno chiare rispetto all’acquisto di beni tangibili. Dal momento in cui la domanda dei consumatori si esprime in termini di click, diventa molto più imprevedibile. Il click di chi acquista su Internet dipende da buono o cattivo umore, da paura o sicurezza. Ben diverso è quando si va dal concessionario e si ordina un’auto, avviando un processo che porta il veicolo a essere finito, trasportato alla filiale e poi venduto.

 

In questo scenario totalmente nuovo, come si fa a ridurre il rapporto debito/Pil?

Se la situazione rimane invariata, il governo non può fare altro che continuare le politiche attuali. Finora l’Italia ha beneficiato del fatto che gli interessi tendono a diminuire: quelli dei titoli a lungo termine del passato sono ancora alti, ma quelli dei titoli a breve incominciano ad avere un tasso d’interesse bassissimo, pari all’1,5-2%. Preso atto di questo, il governo sta cercando di migliorare l’efficienza della spesa pubblica e quindi di agire sulle uscite come si è fatto in modo defatigante negli ultimi anni. Nessuno è stato ancora in grado di trovare un’alternativa, anche se in realtà ci sarebbe …

 

Qual è?

Se si constata che tutte le finanze mondiali sono in affanno, la vera alternativa che si può trovare a livello globale sarebbe quella di non restituire più il debito, o quantomeno di non restituirne una parte. Sarebbe una sorta di default programmato. Per il momento non siamo ancora nemmeno lontanamente a questi livelli, però potremmo arrivarci.

 

In che modo si può realizzare un default programmato?

Se ci si arriva in ordine sparso avremo un caos mondiale gigantesco che può portare alla rottura dei mercati. Se invece ci si arriva tutti assieme, la cosa può essere gestibile. Per esempio, potremmo allungare moltissimo i termini di restituzione, facendo sì che chi ha Bot in scadenza se li tenga ancora per un po’. In questo modo si va avanti e si cerca di stimolare l’economia risparmiando sulla restituzione del debito.

 

(Pietro Vernizzi)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori