RCS E MEDIA/ Così i tre principali quotidiani italiani diventano “svizzeri”

- Sergio Luciano

Per Rcs è arrivata un’Opa che supera nettamente l’offerta presentata Urbano Cairo. A capitanarla è Andrea Bonomi, finanziere di successo. Il commento di SERGIO LUCIANO

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Comunque vada a finire questa storia, un busto di marmo o almeno una lapide a Urbano Cairo qualcuno dovrà pur dedicargliela, sulla tante pareti libere del Corriere della Sera. Perché la sua discussa offerta pubblica di scambio sulla Rcs, Rizzoli-Corriere della Sera, ha indotto perfino Mediobanca – da sempre paladina dello status quo, per loffio che fosse – a darsi una mossa. E a trovare qualcuno che mettesse i soldi, o meglio: il grosso dei soldi. Andrea Bonomi, appunto: che ha, come Cairo ma diversamente dal padrone de La7, una cosa che manca assolutamente a Mediobanca: la credibilità come azionista di riferimento del gruppo editoriale.

Peraltro – ma questa è solo una notazione da filologi un po’ tonti e notisti dei corsi e ricorsi che in finanza non esistono e sono semmai solo scippi e riscippi – la famiglia Bonomi, ai tempi in cui era guidata dal padre di Andrea, Carlo, della Rcs era già stata azionista, indirettamente, attraverso la Gemina, la “scatola” gestita da Agnelli e Bazoli per controllare il Corriere e farne il salotto buono-bis rispetto a Mediobanca regnante sulla finanza italiana. 

Andrea Bonomi è oggi il più bravo imprenditore italiano del private equity. In un certo senso l’unico, dopo la prematura scomparsa di Claudio Sposito; l’altro fuoriclasse, Gianni Tamburi, fa un mestiere diverso. Finora Bonomi non ha sbagliato neanche un colpo, nemmeno il pur fallito tentativo di scalata alla Banca popolare di Milano, dal quale è uscito sconfitto ma ricco. Ha appena raccolto, con la sua società di gestione Investindustrial, altri due miliardi di dollari da investitori di mezzo mondo che da vent’anni gli affidano i loro soldi perché lui gli ha dimostrato di saperli far rendere, sempre. Ha appena acquistato due grandi marchi italiani, Artsana e poi Valtur, di settori diversissimi tra loro, come del resto ha sempre fatto, e dimostrato di saper fare, scegliendo manager gestionali con i fiocchi, ispirando quindi ristrutturazioni e rilanci riusciti e dunque facendo alla grande il suo lavoro. 

Non dimentichiamo l’epopea della Ducati, che nel 2006 venne rilevata da Bonomi e riportata rapidamente all’utile, fino a essere venduta alla Volkswagen nel 2012. E non dimentichiamo, in tempi assai più recenti, la mitica Aston Martin, in cui investì – subito dopo aver ceduto la Ducati – convinto di poterla riportare alla gloria che la fece scegliere come auto perfetta per James Bond…

Evidenti pregi e difetti di questa contro-opa. A giudicare dal punto di vista dei famosi “piccoli azionisti” della Rcs, quest’offerta è molto meglio, perché è in cash e infila nelle loro esangui tasca 228 milioni di euro, mentre Cairo ne dava meno, e sotto forma di titoli, non di cash. Quanto all’azienda Rcs, è interessante l’impegno della nuova compagine a ricapitalizzare con 150 milioni di euro il gruppo editoriale, musica per le orecchie delle banche con cui è in stadio ormai avanzato ma non immutabile la rinegoziazione del debito: quindi anche per Rcs incamerare più soldi di quanti ne sarebbero entrati con Cairo è un vantaggio.

Altro vantaggio è il netto distanziamento della linea gestionale di Rcs dalla potestà di quella stessa istituzione finanziaria che avallò il disastroso acquisto di Recoletas, 1 miliardo di buco tondo tondo nelle casse del gruppo. Infatti Bonomi avrà chiaramente la guida delle operazioni, sia pure diluito al 45% contro il 55% degli altri soci già presenti nel gruppo – e tutti parificati al 13%: Della Valle, Mediobanca, Pirelli e Unipol. E se lo lasceranno fare, non c’è dubbio che aiuterà decisamente il turn-around dell’azienda: o valorizzando, supportando e incentivando l’attuale management, che sembra indubbiamente meglio orientato di quello appena uscito, o cambiandolo se non convinto delle capacità: ma comunque decidendo.

La vera incognita rimane dunque un’altra: che Investindustrial è una grande società di gestione di fondi, per mestiere, quindi, compra, valorizza e rivende. Di solito dopo 5 o 6 anni. Ma allora di chi sarà la Rcs nel 2022? Non è un problema confrontabile con quelli vitali che il gruppo ha dovuto fronteggiare nella sua storia più recente. Si vedrà.

Certo è che per quanto l’industria dei media, anzi più precisamente dell’informazione, sia la più insondabile di tutte nelle sue future evoluzioni, molti magnati del denaro – dal capo di Amazon Jeff Bezos al guru di Omaha Warren Baffett – hanno negli ultimi anni investito nei giornali tradizionali sia favorendone la digitalizzazione, sia sostenendone la sopravvivenza cartacea. Se mai l’era della Rete restituirà un po’ di tregua anche a questo comparto, tra cinque anni è certo che la Rcs con i suoi grandi marchi – dal Corriere della Sera, alla Gazzetta dello Sport alla spagnola Marca – sarà tra i gruppi ancora vivi. E questo potrebbe bastare a spiegare la scelta di Bonomi: investo relativamente poco oggi per rivendere con forte guadagno domani.

Ma non basta questo ragionamento per spiegare la mossa del “golden boy” del private-equity italiano. Forse per capirla fino in fondo bisogna ricordarsi la storia della sua famiglia, e quella parentesi neanche breve di suo padre Carlo in uno strapuntino del salotto buono, la Gemina. Oggi Andrea Bonomi non ha nulla da dimostrare a nessuno ed è più ricco di molti di coloro con cui si siederà da socio nella nuova Rcs. Ma sono stati proprio loro ad aver bisogno di lui, loro a chiamarlo, loro a offrirgli il posto di maggior singolo azionista e di garante strategico del nuovo corso del gruppo. Ripensando a quando quel “salotto buono”, che prima aveva tanto lusingato suo padre cooptandolo in Gemina lo aveva poi mollato di fronte all’Opa della Montedison… può darsi che Andrea si senta particolarmente soddisfatto.

Un’ultima incognita: la linea editoriale. Che idee politiche ha Bonomi? Quanto potrà farle pesare sulla Rcs se – com’è probabile – quest’Opa vincerà? Di Cairo si poteva ben dire, alla luce della linea de La7, che l’ex assistente di Berlusconi lascia liberi i giornalisti, anche i più coraggiosi o addirittura aggressivi come Floris o Giannini, di esprimersi liberamente, per non parlare di Crozza, il popolarissimo comico sempre molto caustico con il premier Matteo Renzi e, in generale, con tutti i poteri forti. Si vedrà se Bonomi sarà altrettante libertario, da futuro co-padrone di riferimento della Rcs. Tendenzialmente, si direbbe che non si interessi molto di politica.

Anche perché – imperdonabile non dirlo, per concludere – Bonomi di italiano ha il nome, tanti amici, molti investimenti ma non la tasca né gli interessi, tra Caraibi e Svizzera, dove risiede. E qui tutto si salda, con i soci di riferimento dei tre principali quotidiani italiani – Carlo De Benedetti per Stampa e Repubblica, Andrea Bonomi, probabilmente, per il Corriere – che risiedono in Svizzera. Un bel messaggio per il Paese…

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