FINANZA/ Quella verità sull’Italia “nascosta” dai media

- Giovanni Passali

Per GIOVANNI PASSALI i media sull’economia riportano notizie che tendono a nascondere la reale situazione del Paese, spesso portandoci a credere che c’è chi sta peggio

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Qualche giorno fa al Tg2 delle 20:30 è andato in onda un esempio agghiacciante di informazione di regime. L’esperienza della moneta unica è ormai segnata, come ammettono tutti. Lo ammette l’economista Paolo Savona, che a margine di un evento a Napoli per la presentazione del suo ultimo libro, conferma tranquillamente: “L’euro? Non ci sono più dubbi sul fatto che non possa più reggere e la stessa Ue è in bilico. Il vero nodo da sciogliere è come risolvere i problemi creati dalla fine della moneta unica”. Perfino Mario Monti, durante un intervento alla trasmissione Ballarò, ha ammesso candidamente: non sono sicuro che tra tre anni l’euro vi sarà ancora.

Se ci fossero economisti e politici seri, questo dovrebbe essere l’argomento centrale della discussione dei nostri giorni: come gestire l’uscita dall’euro. Invece, distratti dai commenti sul recente referendum, nessuno ci ha informato di quello svoltosi in Olanda sull’adesione dell’Ucraina all’Ue. Un’adesione sulla quale si stanno impegnando strenuamente le diplomazie europee, ma che ha enormi difficoltà ad andare avanti per il semplice motivo che l’Ucraina è un Paese fallito e avrà bisogno subito del soccorso europeo. Intanto però in Olanda i cittadini col referendum hanno bocciato tale idea, per cui se entra l’Ucraina rischia di uscire l’Olanda. E l’Olanda è un Paese fondatore dell’attuale Ue.

Ma i media hanno fatto di peggio in questi giorni. Per esempio hanno nascosto completamente i dati Eurostat, che certificano come l’Italia sia il Paese con il maggior numero di poveri: ben sette milioni di italiani (11,5% della popolazione) non possono affrontare spese straordinarie, permettersi un pasto a base di carne ogni due giorni, mantenere una casa. Il dato è grandemente inferiore a quello della Germania, dove i poveri sono 3,9 milioni (5% della popolazione) e della Francia, dove sono 2,8 milioni (4,5% della popolazione). Questo dato catastrofico, se riportato dai principali media, avrebbero spazzato ben presto l’attuale inetto governo. La cui azione è inutile, poiché non si occupa dei problemi veri (a cominciare dalla piaga della disoccupazione). Inutile, quindi inevitabilmente dannoso. Dovrebbe occuparsi degli interessi della popolazione e del bene comune.

Invece no, il piano è quello di spolparci fino all’osso e di convincerci a lavorare in condizioni sempre peggiori, per stipendi sempre più bassi. E allora sul Tg2 della sera va in onda (dal minuto 1730 in poi) la migliore propaganda del peggiore regime. Una accoppiata di servizi per dire: avete un lavoro schifoso e pagato malissimo, siete precari e non avete certezze né motivi di speranza per il futuro, ma non lamentatevi perché c’è chi sta peggio e quel lavoro lo considera una ricchezza. Ma non possiamo dirvelo in faccia, allora ve lo facciamo capire, suggerendo come regola generale quello che in realtà è un caso particolare. Ecco che va in onda la realtà particolare camuffata da regola generale.

Il primo servizio viene dalla cosiddetta “valle dei call center” in Calabria, a Rende. Qui si denunciano stipendi da fame e riduzioni continue insieme a precarietà totale e nessuna speranza per il futuro. Sembra un servizio di denuncia, ma accoppiato al servizio seguente diventa il suo opposto.

Infatti, il servizio successivo viene dall’Albania e riguarda proprio i call center locali, in particolare la storia di un italiano che, dopo aver considerato il caso dei call center per i servizi di aziende inglesi utilizzando dipendenti dalla fluente lingua inglese e dallo stipendio molto basso (cioè call center dislocati in India) ha scoperto che in Albania molti giovani, grazie alla televisione, parlano in modo fluente la lingua italiana. Così alcuni anni fa si è trasferito in Albania e ha iniziato lì quella attività. Oggi in Albania è considerato il magnate dei call center. Poi il servizio si è spostato sugli operatori che lavorano in questi call center. In particolare, si è soffermato sul fatto che tali operatori, guadagnando 600 euro al mese, si consideravano dei fortunati, poiché in Albania lo stipendio medio di un operaio è di 300 euro al mese, cioè la metà. Evidentissimo il contrasto con chi, nella “valle dei call center” a Rende, si lamentava di un lavoro precario pagato solo 700 euro al mese. Capito il messaggio? Hai 700 euro al mese e ti lamenti pure!?

Questo è l’obiettivo della propaganda: zittire ogni dissenso perché altrimenti vai a finire peggio. In altre parole, devi guardare al peggio che ti potrebbe capitare, non al meglio che potresti ottenere. Quindi tutto il lavoro della propaganda di regime è nel riproporre le condizioni di chi sta peggio di noi, soprattutto se vicino di casa.

Ovviamente c’è anche un altro lavoro da fare per la propaganda di regime. Ed è quello di nascondere tutte le informazioni e i ragionamenti che possono minare questo quadro, questo ragionamento. Quindi nessuna notizia, sul fatto rilevato da Eurostat del maggior numero di poveri presenti in Italia rispetto a ogni altro Paese europeo. Altrimenti potresti pensare che l’azione del governo attuale è stata completamente fallimentare. E nessuna notizia vi sarà sul clamoroso successo del Partito della libertà, formazione di destra austriaca che si prepara ad andare al ballottaggio per le presidenziali con un grande vantaggio sui verdi, mentre popolari e socialisti hanno subito una cocente sconfitta. E questo porta a considerare che le recinzioni al confine tra Austria e Italia sono ben più solide di quanto possano apparire, perché sono recinzioni culturali e politiche. E il giorno che un esponente di destra arriverà al potere in Austria, farà mediaticamente la fine di Orban, il premier ungherese presentato con appellativi come “fascista” o il sempre riciclabile (come insulto che non richiede dimostrazioni) “populista”.

Ma allora dobbiamo essere pessimisti? Dobbiamo disperare sulle sorti dell’Italia? Niente affatto. Come già osservato numerose volte, l’ambiente (politico, culturale, economico, ecc.) in cui ci troviamo è di tipo frattale, cioè i fatti imprevisti possono accadere molto rapidamente e possono improvvisamente capovolgere le sorti di una situazione difficile. I poteri forti hanno reso frattale l’ambiente (politico e socioeconomico) proprio per intrappolarci e per impoverirci, ma nella loro ignoranza quello che hanno creato è instabile e ingestibile. Al momento opportuno dovremo approfittarne. E il momento opportuno potrebbe essere il referendum costituzionale sul quale Renzi ha puntato tutto. Certo, anche in questo caso i media ufficiali faranno la loro parte. Ma oggi una grossa parte di informazione gira pure su internet. E su internet la diffusione può essere virale. E su internet l’informazione non è gestibile. 

Inoltre, c’è ancora un popolo cattolico in Italia che oggi non ha rappresentanza politica. Un popolo che prima o poi cercherà una casa, una sistemazione seppure provvisoria. E farà la sua scelta, cercando l’affermazione di quei valori e quei principi che considera non negoziabili. La sfida di chi vuole davvero abbattere il regime attuale sarà quella di ricercare questi principi e di renderli parte dei motivi per un cambiamento. Sarà una sfida interessante.



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