IDEE/ Le “armi” dei consumatori contro la crisi

- Mauro Artibani

Il consumo vale il 60% del Pil italiano. Dunque sarebbe molto importante riuscire a rimettere in moto il meccanismo della spesa. MAURO ARTIBANI spiega in che modo

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La crescita economica rende indifferibile l’esercizio del consumo: diventa così istituto il lavoro di consumazione. Questo il precetto che fonda la ragione economica dell’esercizio dei consumatori. Sta qui il carattere di servizio fornito al sistema della produzione e il ruolo svolto nel consesso civile. La vita spesa a fare la spesa esprime compiutamente la quantità di esercizio messo in campo. Il 60% del Pil prodotto dalle azioni di consumo riferisce il valore economico dell’azione, l’insostituibilità della nostra pratica, la responsabilità del ruolo.

A fronte di cotanto, indomito fare, la patente insufficienza di una pratica dilettante altera risolutamente l’efficacia dell’azione: un esercizio di consumazione che genera sprechi, montagne di rifiuti, debito; quella vita così spesa impoverisce e disarticola le reti informali di relazione tra le persone, svaluta le azioni condivise, il sentire comune. Un esercizio insomma che mostra rilevanti diseconomie incagliato tra un acquisto prono e indifferente e l’insufficienza delle risorse economiche.

Soggiogati dal totem del Pil, stretti tra l’obbligo di esercizio ed esercizio dilettante si rileva un corposo deficit che scredita la nostra azione e ne sollecita il riscatto. Le risorse ci sono, la responsabilità lo impone, non mancano le opportunità. 

Nell’eccesso di offerta, che connota l’economia dei consumi, si rende patente uno squilibrio: hanno più bisogno le imprese di vendere che noi di acquistare, questo è un nostro vantaggio. L’affrancamento dal bisogno, derivata prima di quell’eccesso, ci consegna un secondo vantaggio. E se l’indifferibilità della pratica di consumazione esalta questo vigore, la ricchezza e la continuità del processo produttivo generate dalla pratica di consumazione, lo consacrano: che forza ragazzi!

Questi vantaggi dobbiamo saper spendere per rendere conveniente l’agire. Il consumare deve essere recuperato alla pratica di un esercizio produttivo: occorre raccogliere le forze, le opportunità, le prerogative di ruolo, la capacità di azione. Saper mitigare gli eccessi, calibrare i gesti, estirpare i vizi, esaltare le virtù.

La sequenza di un esercizio di consumazione disposto mediante rigorose competenze professionali deve poter trovare efficacia di azione. Lo dobbiamo al mondo; il mondo dipende da questo nostro fare per andare oltre la crisi. Prosit.

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