RIPRESA?/ Fortis: i dati che smentiscono i “gufi” italiani

- int. Marco Fortis

Per MARCO FORTIS, le politiche del governo, pur producendo effetti positivi, non ci hanno consentito di ritornare ai livelli pre-crisi per le difficoltà legate all’economia degli altri Paesi

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«Le politiche economiche del governo, pur producendo effetti positivi, non ci hanno consentito di ritornare ai livelli pre-crisi per due sostanziali ragioni: la congiuntura mondiale è praticamente ferma e negli anni di recessione il nostro sistema economico ha subito dei traumi irreparabili». Lo afferma il professor Marco Fortis, vicepresidente della Fondazione Edison. Dai dati Istat diffusi martedì emerge che nel mese di aprile crescono sia gli occupati, di 51mila unità, sia i disoccupati, di 50mila unità. Il dato si spiega con il fatto che le persone senza lavoro ma che non lo stanno cercando non sono considerate disoccupate ai fini statistici. Il presidente della Banca d’Italia, Ignazio Visco, sempre martedì ha commentato: “La ripresa è ancora da consolidare. Le previsioni di consenso indicano per l’Italia il ritorno ai livelli di reddito precedenti la crisi in un tempo non breve; sono deludenti le valutazioni sul potenziale di crescita della nostra economia. Si deve, e si può, fare di più”. Un analogo messaggio era stato lanciato nel suo discorso di insediamento dal neo presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia.

Tanto Visco quanto Boccia affermano che non c’è ancora una vera ripresa. È una smentita ufficiale dell’ottimismo del governo?

Noi abbiamo un Paese che esce da una lunga crisi, e che se fosse uscito in uno scenario normale avrebbe una ripresa sicuramente più forte. Purtroppo lo scenario in cui siamo calati è caratterizzato da una congiuntura mondiale praticamente ferma. I Bric sono in serie difficoltà, e tutti i Paesi hanno problemi a esportare nelle aree emergenti. In più nel primo trimestre 2016 il Pil Usa è cresciuto di meno di quello dell’Italia. È quindi in rallentamento anche il mercato americano, che nel corso del 2015 per noi era stato molto importante.

Come valuta invece lo scenario dell’Eurozona?

La stessa crescita del Pil di Germania e Francia non è particolarmente accelerata, e in questo momento è sorretta dalla spesa pubblica. Questo nel caso di Parigi avviene a deficit, mentre per quanto riguarda Berlino la spesa statale è necessaria per gestire il flusso dei migranti. Se quindi guardiamo a questo contesto è chiaro che tutti potremmo aspettarci una ripresa più entusiasmante, ma le condizioni di fondo non lo consentono. In questo momento l’unico fattore che fa crescere il Pil è la domanda interna.

Anche la domanda interna però non cresce abbastanza. Perché?

Le politiche economiche del governo, pur producendo effetti positivi, non sono state decisive per rilanciare un sistema economico che in alcuni dei suoi settori ha subito dei traumi quasi irrecuperabili. Ci sono settori o imprese che hanno chiuso. Quando si fa un confronto con il Pil pre-crisi, bisogna tenere conto del fatto che l’economia italiana ha subito delle profonde lacerazioni con perdite che sono in parte irrecuperabili. Alla luce del contesto internazionale e delle difficoltà interne, i dati sulla ripresa sono sotto gli occhi di tutti.

Lei come legge i dati Istat su occupati e disoccupati?

Le cifre dell’Istat su occupati e disoccupati smentiscono quanti parlavano di un fallimento del Jobs Act. Tutti hanno detto che senza incentivi gli effetti positivi della riforma del lavoro si sarebbero interrotti. Invece negli ultimi due mesi si è registrato un aumento del numero di occupati anche con incentivi molto ridotti. Tra il febbraio 2014 e l’aprile 2016 sono stati creati 450mila posti di lavoro. Adesso sono tutti pronti a dire che se ne potevano creare ancora di più. Tra l’altro i nuovi posti a tempo indeterminato sono stati 390mila.

 

Ad aprile si registrano 50mila disoccupati in più. Dove lo vede il successo del Jobs Act?

Il dato sui disoccupati include chi cerca lavoro e non lo trova. L’incremento si spiega con il fatto che quando la situazione migliora, si affacciano sul mercato del lavoro anche persone che prima erano scoraggiate e quindi inattive. Nel mese di aprile gli inattivi sono diminuiti di 100mila unità, e non tutti hanno potuto essere assorbiti in quanto gli occupati in più sono stati “solo” 50mila. L’aumento del numero di disoccupati è causato quindi da un massiccio ritorno sul mercato di persone che se ne erano allontanate.

 

Che cosa replica a chi ha criticato i costi legati agli incentivi del Jobs Act?

Tutti i nuovi assunti sono stati anche salariati. E’ un bel potenziale di reddito in più che può cominciare a essere speso. Negli ultimi due anni del resto buona parte della ripresa dei consumi è dipesa dal bonus degli 80 euro e dal Jobs Act, che tanto sono stati criticati da analisti e osservatori.

 

(Pietro Vernizzi)

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