SPY FINANZA/ Le “balle mediatiche” nate dopo la Brexit

- Mauro Bottarelli

Commenti e analisi si sono susseguiti dopo il risultato del referendum sulla Brexit. Per MAURO BOTTARELLI in qualche caso si sono presi degli evidenti abbagli

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Jean-Claude Juncker (Infophoto)

Tra i deliri di vario genere che sono seguiti al referendum sul Brexit, uno mi ha particolarmente colpito: la scelta dell’Huffington Post di porre la questione in termini di frattura generazionale, ovvero i vecchi che hanno rubato il futuro ai giovani per egoismo. Che sia un’idiozia in sé lo si capisce subito, come per il 90% di quanto pubblica il sito fighetto del gruppo L’Espresso, ma rappresenta comunque un concetto velenoso e pericoloso, quasi un’eugenetica elettorale che tra non molto vedrà comparire proposte di limitazione del suffragio universale in base al censo, al grado di istruzione o all’appartenenza politica. L’ultimo, delirante articolo di Saviano, sempre gruppo L’Espresso, è perfettamente in questo solco. 

Prima di tutto, una domanda, tutt’altro che retorica: ma i vecchi che hanno rubato un radioso futuro alla “generazione Erasmus”, gente che nella maggior parte dei casi tra una canna e l’altra un Paese te lo governa alla grande, tra l’altro sotto la guida illuminata di un alcolizzato cronico come Juncker, sono gli stessi che proprio Huffington Post e Unità definivano, fino a poche settimane fa quando i dati Istat lo certificavano, l’unico ammortizzatore sociale di questo Paese? Perché sarebbe il caso di fare pace con il cervello una volta per tutte: gli anziani vanno bene quando aiutano figli e nipoti disoccupati a campare, visto che Ue e governi non hanno risposte, ma guai se rivendicano loro diritti acquisiti o, peggio, se si permettono di votare contro i desiderata di lorsignori? I quali, tra l’altro, prima di scrivere idiozie, nemmeno si informano. 

Basta infatti dare un’occhiata ai dati di affluenza elettorale scomposti per generazioni: la fascia 18-24 anni ha visto infatti un’affluenza del 36%, quella 25-34 del 58%, quella 35-44 del 72%, quella 45-54 del 75%, quella 55-64 dell’81% e infine quella degli over 65 dell’83%. Insomma, la meglio gioventù a cui è stato rubato il futuro, di quel futuro se ne frega, visto che non ha trovato cinque minuti del suo prezioso e illuminato tempo per recarsi al seggio. 

Non parliamo poi del terrorismo mediatico messo in campo da Sky, la quale da tre giorni picchia sul tasto del cambiamento epocale che subiranno le condizioni di vita dei lavoratori comunitari nel Regno Unito. Ora, al netto del fatto che non mi risultano in allestimento treni speciali né a Victoria, né a St. Pancras per l’espulsione forzata di pizzaioli italiani, idraulici polacchi o sommelier francesi, l’unica cosa che potrebbe davvero cambiare – non certo subito, tra l’altro – è il regime di copertura sanitaria per i turisti, oggi gratuita in quanto comunitari, domani forse a pagamento perché la Nhs non coprirebbe più i costi in ossequio all’assicurazione europea. Punto. I visti? Certo, magari tra due anni scatterà il regime del visto per lavoro e quale sarebbe il problema? Se uno lavora onestamente in Gran Bretagna, magari da anni, in cosa si sostanzia la tragedia di dover fare un documento e rinnovarlo ogni due, tre anni? Per il resto, ribadisco, non cambia nulla. Già oggi la Gran Bretagna è fuori da Schengen e, infatti, quando si atterrà a Heathrow o Gatwick occorre mostrare i documenti: il massimo che possa accadere e che non sia più valida la sola carta d’identità per l’espatrio e serva il passaporto come per andare negli Usa, in Egitto o in Giappone. Muore qualcuno? 

E che dire della grancassa che Sky e soci stanno offrendo alla petizione per ripetere il voto, la quale avrebbe raggiunto 3 milioni di firme in meno di tre giorni? Ho firmato anch’io. Per tre volte, una delle quali firmandomi Zlatan Ibrahimovic. Non a caso, domenica è stata aperta un’inchiesta per frode al riguardo e la cosa è particolarmente grave perché l’iniziativa è stata promossa da alcuni membri della House of Commons: copertura della notizia nei tg? Zero. D’altronde cosa vi aspettate, questa è gente che si trova in sintonia con menti illuminate come quella di Giovanna Melandri, la quale non ha trovato nulla di meglio da fare nel weekend che twittare la seguente idiozia: «Invece di vietare il voto alla gente nei primi 18 anni di vita, perché non negli ultimi 18?». Commentiamo o siamo così umani da evitare di sparare sulla Croce rossa? 

Stanno montando un caso da un non caso, visto che sono gli stessi protagonisti a dirci che la questione Brexit è tutta e solo politica. Se la Borsa di Milano mentre sto scrivendo perde il 2,2% è perché il nostro sistema bancario è attaccato al respiratore di Fondo Atlante e Bce, non è in grado di sopravvivere da solo: colpa dei vecchi britannici che hanno votato per il Leave? Venerdì Jean-Claude Juncker tuonava che la Gran Bretagna doveva andarsene in fretta, che il divorzio non sarebbe stato consensuale e che non si sarebbe trattato ulteriormente. Domenica, Angela Merkel, ovvero il capo di Juncker, ha dichiarato che «non bisogna essere cattivi nel negoziato con i britannici». Questo perché, il giorno dopo l’addio, Vladimir Putin ha detto che, al di fuori dell’Ue e quindi del regime delle sanzioni, si sarebbe potuti arrivare a un rasserenamento delle relazioni con Londra. E, nelle stesse ore, Usa, Giappone e Nuova Zelanda avanzano proposte di accordi bilaterali privilegiati. Come dire, c’è vita anche fuori dell’Ue. E questo a Bruxelles fa una paura enorme. 

Ma tranquilli, perché sono bastati solo tre giorni per dimostrare che se la Gran Bretgna ha scelto di andarsene è perché è fatta di un’altra pasta rispetto agli europei continentali, soprattutto del Sud: in Spagna, infatti, nonostante l’ultimo scandalo di presunta corruzione in Catalogna, ha vinto il rassicurante e pro-europeo Pp di Mariano Rajoy, mentre l’alternativa euroscettica di Unidos Podemos è uscita con le ossa rotte, nonostante il furbo leader, Pablo Iglesias, avesse dichiarato nelle ultime ore di campagna elettorale di non pensare affatto a un’agenda britannica nei confronti di Ue ed euro. 

Ora poi va molto di moda la Scozia e la sua volontà di bloccare l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione, visto che Glasgow ha votato in stragrande maggioranza per il Remain e non vuole abbandonare i ricchi sussidi europei: bene, trattasi di falsa notizia. Per il semplice fatto che gli scozzesi non possono minimamente mettere in discussione sul piano legale quanto deciso in un referendum democratico sulla cui legittimità l’Ue non ha avuto nulla da ridire. Possono, al limite, tentare di indire una nuova consultazione per secedere dalla Gran Bretagna e ottenere l’indipendenza, ma pensate che dopo Bruxelles accetterà la Scozia nell’Ue, aprendo le porte alle rivendicazioni nazionali di mezza Europa, catalani e baschi in testa? 

Su questa faccenda il tasso di disinformazione e terrorismo mediatico è stato veramente da studio accademico, un qualcosa di mai visto prima: io capisco che gente come Juncker se disarcionata dalla sua rendita di posizione non potrebbe fare altro nelle vita, ma occorre anche prendere atto che il Brexit ci ha mostrato tutti i limiti e la pochezza di questa Europa, un club di nazioni in ordine sparso senza alcun progetto politico comune e in eterna competizione per la preservazione dei propri interessi nazionali. Com’è giusto che sia perché le nazioni, i confini, i particolarismi nascono prima delle unioni e, ovviamente, continuano ad avere la meglio: occorre prenderne atto con onestà, l’Europa torni a essere ciò che era, un mercato economico comune che fa bene a tutti e la smetta di voler essere una federazione politica a guida e controllo tedesco, moneta in testa. 

Questa è l’unica, grande lezione che il Brexit ci ha insegnato: ovvero, che alla fine le scelte imposte dall’alto trovano sempre un ostacolo inaspettato sul loro cammino e, una volta che questo avviene, mostrano al mondo che il Re è nudo. 

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