FINANZA E POLITICA/ Se Guzzetti e Reichlin lanciano Super-Atlante in Europa

- Nicola Berti

Il presidente confermato dell’Acri, Giuseppe Guzzetti, promuove un rafforzamento del fondo salva-banche. Lucrezia Reichlin (cda UniCredit) guatda a nuovi veicoli eureopi. di NICOLA BERTI

Atlante-2, il rafforzamento o raddoppio del fondo nazionale “salvabanche”, è un cantiere ormai aperto La conferma, durante o in margine al Festival dell’Economia di Trento, è giunta dai protagonisti: il regista politico dell’operazione Atlante, Giuseppe Guzzetti (che dopodomani sarà rinnovato per tre anni presidente dell’Acri); e quello operativo, Alessandro Penati, azionista e presidente di Quaestio, la Sgr della Fondazione Cariplo che ha promosso il fondo già intervenuto nella Popolare di Vicenza.

Mentre si approssima un probabile intervento-bis in Veneto Banca, Penati ha prospettato per le prossime settimane un esordio in grande stile anche nel riacquisti di sofferenze creditizie (Npl): in teoria il terreno “salvacredito” su cui Atlante avrebbe dovuto muoversi in via prioritaria. E’ invece probabile che tra una quindicina di giorni il fondo abbia già impiegato 2,5 miliardi (o almeno più di 2) dei 4,2 di dotazione iniziale nella messa in sicurezza delle due Popolari del Nordest: sempreché non vi sia bisogno di un “tampone” anche nell’aumento di capitale da 1 miliardo in raccolta da oggi da parte dell Banco Popolare.

Atlante, quindi, ha bisogno di nuovi mezzi per iniziare a funzionare da “bad bank virtuosa”, come ieri ha risottolineata a Skytg24 lo stesso Guzzetti, indicando nuovamente l’obiettivo di creare un “mercato italiano degli Npl”, dempre in implicita contrapposizione al grande mercato globale funzionante da decenni e dominato da colossi . Più duro Gian Maria Gros Pietro, neo-presidente di Intesa Sanpaolo – altro architrave politico-finanziario di Atlante, che ha rispolverato la polemica con i “fondi avvoltoi”, Contro questi il fondo nazionale italiano opporrebbe prezzi d’acquisto più equi, a fronte naturalmente di prospettive meno aggressive (il 6% all’anno) di profitto speculativo sul trading di Npl.

Essendo Atlante dichiaratamente un’operazione “di sistema”, è in parte comprensibile che un economista industriale come Gros-Pietro intravveda un equilibrio “di sistema” fra rendimenti degli investimenti in Atlante, perdite registrate dalle stesse banche investitrici per la dismissione di sofferenze “a prezzo corretto” e anche – ha sottolineato il presidente di Intesa – benefici collaterali come una minore pressione nel recupero crediti (“Atlante non farà fallire nessuno”). Chi, comunque, finanzierà Atlante-2 o un aumento di capitale di quello che non sarebbe scorretto chiamare già “Super-Atlante”?

A Trento l’amo è stato lanciato soprattutto alle banche estere, grandi assenti al primo round: comprese alcune “italiane” come Deutsche Bank Spa. Il tema della mancata/possibile partecipazione di istituzioni estere ad Atlante era stato posto anche da un membro italiano del consiglio di sorveglianza Bce, Ignazio Angeloni. Ma è evidente che la natura ibrida di Atlante e l’ostilità della stampa internazionale a tutela del mercato globale degli Npl continua a rendere difficile l’internazionalizzazione del capitale di Atlante: che tuttavia potrebbe iniziare “a valle” con la rivendita all’estero di Popolare di Vicenza e Veneto Banca, magari fuse e ristrutturate.

Una prospettiva di possibile europeizzazione di Atlante è giunta comunque ieri da Lucrezia Reichlin, economista della London School of Economics. In un editoriale sul Corriere della Sera sui salvataggi bancari in Europa, Reichlin ha suggerito: “Il regolatore unico europeo (la Bce) dovrebbe richiedere svalutazioni aggressive e forzare le banche ad assumere le perdite che ne conseguirebbero. Un fondo apposito dovrebbe poi ricapitalizzarle e governare il processo di aggregazione degli istituti anche a livello intraeuropeo e di razionalizzazione del sistema bancario, mentre i crediti deteriorati dovrebbero essere venduti ad una bad bank. La bad bank potrebbe essere finanziata attraverso un prestito del European Stability Mecchanism come nel caso spagnolo ma la sua gestione dovrebbe essere europea per far sì che i crediti deteriorati possano essere venduti a prezzo di mercato e che i rischi siano contenuti”.

 

Il “fondo di governo” cui accenna l’economista è Super-Atlante? E’ un Super-Atlante “pioniere in Europa”, probabilmente non malvisto dal presidente (italiano) della Bce Draghi, anche in funzione anti-tedesca? E poi, in margine all’ultimo consiglio Bce di Vienna è stata proprio la capo della vigilanza Bce, Danièle Nouy ad ammettere che sul problema degli Npl nell’eurozona “non c’è ancora uno schema risolutivo unico e lo stiamo ancora cercando”.

Per ora roba da column, da convegni, sogni di tecnocrati? Forse non proprio. Reichlin è da anni membro del cda UniCredit. Nella stanza dei bottoni della più grande banca italiana rappresenta i grandi fondi internazionali: i più preoccupati per il crollo del titolo (al minimo storico di 2,6 euro venerdì, con una perdite superiore al 50% in sei mesi) e per la difficile transizione al vertice dopo l’abbandono del Ceo Federico Ghizzoni. Se applicassimo la “ricetta Reichlin” al caso UniCredit è evidente che una pulizia radicale dei bad asset condurrebbe a un aumento di capitale collocato nella fascia alta delle stime multimiliardarie degli analisti, sempre più concordanti.

Ma la “ricetta Reichlin” sembra escludere una ricapitalizzazione sul mercato (come invece UniCredit è riuscita a fare per tre volte dal 2009) a favore di un “fondo”. E’ un Super-Atlante, magari condiviso con istituzioni tedesche, visto che UniCredit è in realtà un gruppo italo-tedesco? Chissà se di questo UniCredit para-bi-nazionalizzato Reichlin ne parlerà giovedì al cda UniCredit molto atteso e prevedibilmente molto testo. Non ci saranno, anzitutto, i due consiglieri tedeschi dimessisi a sorpresa e con decorrenza immediata la sera del 31 maggio. Una, Helga Jung, è il capo di tutti i fondi e gestioni di Allianz: un po’ tedeschi un po’ globali.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori