EURO/ Il catalogo della Bundesbank: all’Esm tutto il potere di Ue e Bce

- Nicola Berti

La Bundesbank propone una radicale riforma finanziaria dell’Eurozona: accorpando nel fondo salva-stati Esm le competenze di Ue e Bce nelle politiche di bilancio. NICOLA BERTI

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Angela Merkel - La Presse

L’anno scorso, in questi giorni, l’Europa era Grexit: era una crisi nel cuore monetario dell’Unione. Nell’estate 2016 – non fosse per la faccenda da addetti ai lavori delle banche italiane – la crisi europea è principalmente geopolitica: dalla Manica al Bosforo, passando per Nizza. C’è da stupirsi che la Bundesbank abbia approfittato di un lunedì mattina di questo luglio per tornare un po’ sull’argomento-euro? Per proporre uno schema di riforma della governance finanziaria dell’eurozona che gli economisti-sgobboni della banca centrale tedesca sembrano aver scritto nel loro Bollettini mensile ad uso dei loro colleghi nelle altre banche della Ue-19.

In realtà, dopo Brexit e con una Ue per molti versi in mari tempestosi o ignoti, la Germania non mostra la minima incertezza sui tempi e sui modi di esercizio della propria leadership sul continente. Dunque – ha efficacemente sintetizzato Bloomberg – la Buba “consiglia di trasformare l’European Stability Mechanism nell’autorità fiscale guida dell’eurozona, con competenze che abbraccino quelle attualmente attribuite alla Commissione Ue e alla Banca centrale europea”. Per andare al nocciolo ultimo (tutto politico) della visione tedesca sul futuro dell’Eurozona, basta guardare al governo attuale dell’Esm, comunemente detto “fondo salva-Stati”: lo compongono i ministri delle Finanze dell’eurozona (primo fra tutti oggi il tedesco Wolfgang Schauble) e lo presiede il presidente dell’Eurogruppo (attualmente il falco olandese Jeroen Dijsselbloem). Il commissario Ue agli Affari economici (oggi è il francese Pierre Moscovici) e il presidente della Bce (in carica l’italiano Mario Draghi) “possono” partecipare, ma senza diritto di voto.

A Berlino non c’è dunque alcun fiato sospeso per alcunché. L’alzata d’ingegno dell’attempata democrazia britannica; l’equivoca notte brava dei colonnelli turchi; l’ennesimo corto circuito mortale del post-post-colonialismo francese; perfino le magagne dei banchieri toscani: nulla può distrarre la Germania tardo-merkeliana dall’ingegneria istituzionale e dall’uso accorto e metodico di ogni opportunità offerta dalla cronaca quotidiana che in altri momenti chiameremo storia.

È pronta anche la soluzione tecnica, apparentemente “buonista” nei confronti dei Pigs, l’Italia per ora è in bilico. Se un Paese va in crisi finanziaria, l’allungamento della scadenza del debito da ristrutturare può essere allungata “automaticamente”: senza più bisogno di far perdere un weekend ai leader dell’eurozona, come l’anno scorso per la crisi di Atene. Però non lo deciderà più la Troika (Bce, Ue, Fmi: oggi tutti a guida “non nordica”). Lo deciderà l’Esm. Lo deciderà il governo tedesco.

Ma il problema non sono i migranti, l’Isis, ecc?. Certo che lo sono. La soluzione a tutto – il “catalogo” – per Berlino resta tuttavia questa e solo questa: “una politica di bilancio comune in Europa”, nel gergo giornalistico o accademico. Che non è esattamente quello della Bundesbank. Ma quello che conta è la sostanza: quella tedesca.

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