SPY FINANZA/ I “sospetti” su Deutsche Bank e le banche italiane

- Mauro Bottarelli

Deutsche Bank è ai minimi storici in Borsa e sulle banche italiane è forte il sospetto che la situazione sia più grave di quanto si creda, dice MAURO BOTTARELLI

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Lapresse

Strada in salita per la discussione tra governo italiano e Commissione Ue riguardo il sostegno al nostro sistema bancario, in particolar modo la gestione e la smobilitazione delle sofferenze. A pesare, come tutti sappiano, è stato l’ennesimo nein tedesco, a seguito del quale si è sviluppato un duro botta e risposta tra Angela Merkel e Matteo Renzi. Il governo, nel frattempo, starebbe affrettando la nascita del Fondo Atlante 2, contemplando nello scenario anche l’intervento di Cassa depositi e prestiti, il soggetto che potrebbe però configurare l’aiuto di Stato che Bruxelles sarebbe costretta a bloccare. C’è poi la questione del bail-in, il metodo di risoluzione delle crisi bancarie che prevede perdite per obbligazionisti e correntisti sopra i 100mila euro: Roma vorrebbe una sua sospensione in virtù dell’eccezionalità del momento dovuto al Brexit, Berlino e la Bce dicono di no. 

Ma siamo proprio sicuri di non poter buttare in faccia alla Germania nulla sul tema che ci consenta di forzare la mano? Non serve, l’Ue ci ha garantito garanzie governative per 150 miliardi per tutto il 2016. Aspettate e vedrete perché il rischio esiste ancora. Già in passato vi ho raccontato come Deutsche Bank, la quale non ha passato gli stress test negli Stati Uniti, abbia un’esposizione nozionale lorda ai derivati per qualcosa come 54,7 triliardi di euro e, se trasliamo la cifra in dollari, il totale è superiore di 2 triliardi a quella di JP Morgan. 

Ora, per dovere di chiarezza, rispiegherò brevemente come funziona l’intera faccenda e quale sia l’esposizione reale del gigante tedesco. A differenza del mercato azionario, infatti, il mercato dei derivati è per definizione a somma zero, nel senso che per ciascuna posizione long esiste un posizione short uguale e contraria con il medesimo sottostante e la medesima scadenza. Insomma, Deutsche Bank è market maker su molti mercati dei derivati ed è leader nell’essere primary dealer, ovvero a fornire interconnessione diretta e deposito per svariati broker, quindi raggiunge quella cifra folle, ma questo non ci fornisce la cifra dell’esposizione reale ai 54,7 triliardi di derivati che ha in pancia. E, quindi, non sappiamo quanto in realtà Deutsche sia vulnerabile a violente fluttuazioni di mercato come quelle seguite al Brexit. Ci serve conoscere l’esposizione netta, ovvero tocca azzerare le posizioni uguali e contrarie, per ciascuna classe di derivati, su ciascuna scadenza e fare le somme. 

Deutsche Bank, a conti fatti, è esposta al mercato per 504,6 miliardi di euro in posizioni long e 487 miliardi di euro in posizioni short, quindi per un totale di 991,6 miliardi di euro. Di fatto, 1 triliardo. Una cifra enorme ma potenzialmente gestibile, almeno nella misura in cui si interviene massicciamente per tamponare le falle (Bce in testa). Il problema è altro: cosa succede se fallisce una o più controparti contemporaneamente, insieme con un collasso del mercato? Un crollo a livello globale capace di trasformare Lehman Brothers in una passeggiata nel parco. Il problema è che con quei trades si fanno un sacco di soldi, le banche non possono più rinunciarci e siccome i regolatori permettono loro di operare con margini di garanzia sul nozionale ridicoli (2-5%), si arriva a situazioni come queste. 

Ora, però, qualcosa sembra cambiato. In un’analisi pubblicata giovedì, nientemeno che il Fmi ha reso noto che Deutsche Bank rappresenta il più grande rischio sistemico al mondo per i mercati finanziari, dicendo esplicitamente che «Deutsche Bank sembra proprio essere il contributore netto più importante ai rischi sistemici». Non so voi, ma quando il Fondo monetario internazionale salta fuori con parole simili in un momento come questo, io non mi sento affatto tranquillo. 

Vediamo le parti più interessanti del report. «A livello domestico, le più grandi banche e assicurazioni tedesche sono altamente interconnesse. Il più alto grado di interconnessione può essere trovato tra Allianz, Munich Re, Hannover Re, Deutsche Bank, Commerzbank e Aereal Bank, con Allianz che appare il più grande contributore netto ai rischi sistemici tra i titoli finanziari quotati in Germania. Sia Deutsche Bank che Commerzbank sono la fonte di spilloversverso molte altre banche e assicurazioni quotate e vista la possibilità sempre frequente di spillovers tra banche e assicuratori, raccomandiamo uno stretto e continuo monitoraggio dei rischi sistemici». E ancora: «A livello globale, Deutsche Bank appare il più importante contributore netto ai rischi sistemici, seguita da Hsbc e Credit Suisse. Invece Commerzbank, che gioca un ruolo importante in Germania, non pare essere contribuore netto al livello sistemico globale». 

Inoltre, per il Fmi «il sistema bancario tedesco pone un alto grado di possibile contagio esterno comparato al rischio che pone internamente». E cosa significa questo in parole povere? Che in un domino del gioco delle controparti globali interconnesse come quello attuale, se cade Deutsche Bank, cade tutto. E come conclude la sua analisi il Fmi? «L’operatività dei piani di risoluzione e l’assicurazione di finanziamento alla banca in risoluzione (fallimento, ndr) sono alte priorità. Le autorità hanno identificato alcune sfide operative (la valutazione temporale degli assets da trasferire, l’accesso continuo alle infrastrutture del mercato finanziario) e stanno lavorando per superarle. In alcuni casi, le azioni necessarie per la risoluzione possono richiedere un certo numero di giorni per essere implementate e le autorità dovrebbero assicurare il fatto di poter mantenere il controllo sulla banca in quel periodo di tempo, incluso l’utilizzo dei loro poteri per imporre una moratoria più generale su una banca specifica». 

Insomma, non è proprio robetta, detta nel giorno in cui Deutsche Bank in Borsa perdeva un altro 4% e arrivava quasi ad aggiornare i minimi storici, cosa dite? Tanto più che questo mostrato nel grafico è l’aggiornamento delcoupling tra l’andamento dei titoli di Lehman Brothers fino al fallimento e quello recente di Deutsche Bank. 

Ma attenzione, perché qualcosa si sta muovendo e rapidamente. Nel tardo pomeriggio di giovedì, come anticipato, la Reuters riportava le seguenti dichiarazioni di un’anonima portavoce della Commissione Ue: «Il supporto di liquidità per le banche italiane include garanzie governative fino a 150 miliardi di euro fino a fine 2016. Il supporto di liquidità per le banche è stato richiesto dall’Italia per ragioni di precauzione. Il supporto di liquidità si applica soloalle banche italiane solvibili». Ops, l’ultimo punto di fatto le esclude praticamente tutto a livello tecnico, ma, a livello pratico, basta qualche aggiustamento non-GAAP e si diventa solvibili. 

Una nostra banca sta rischiando di fallire overnight? Cosa giustifica questa retromarcia dell’Unione europea e l’urgenza di cautela del governo? Per ora, mistero, ma il fatto che non appena uscita la notizia e a mezz’ora dalla chiusura di contrattazioni giovedì l’indice Ftse Mib sia passato da una timida parità a quasi il 2% di rialzo, con banche come Carige addirittura sospese per eccesso di rialzo, mi fa dire che il rischio c’era. E grosso. 

Ma qualcosa sta per succedere a livello europeo e, guarda caso, è sempre una fonte tedesca a instillare dubbi e creare instabilità. Parlando giovedì a una conferenza stampa a Berlino, il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, si è infatti fatto scappare – non si sa quanto freudianamente o quanto volontariamente – questa frase: «Se il Portogallo dovesse chiedere un altro programma (di salvataggio, ndr), lo otterrebbe. Ma i termini sarebbero molto severi e non è nell’interesse del Portogallo». Già mercoledì Schaeuble aveva pressato il governo lusitano affinché non deviasse dai suoi target fiscali: «Il Portogallo farebbe un enorme errore se non tenesse fede ai suoi impegni». 

Dopo quella frase, i giornalisti hanno chiesto spiegazioni e il ministro ha risposto compiendo una parziale marcia indietro: «Loro non vogliono un nuovo pacchetto di aiuto e non ne hanno bisogno, se saranno ligi alle regole europee». Dopo aver dimezzato il deficit di budget al 2,2% rispetto allo scorso anno, Lisbona ha dichiarato che non serviranno nuove misure e il ministero delle Finanze ha voluto rispondere a Schaeuble con una nota ufficiale: «Riguardo agli appunti fatti da Wolfgang Schaeuble, anche se lui stesso si è immediatamente corretto, il ministro delle Finanze chiarisce che il Portogallo non ha preso in considerazione un nuovo programma di aiuto». Gaffe o predizione? 

P.S.: La Corte costituzionale austriaca ha invalidato il risultato del ballottaggio alle elezioni presidenziali per diffuse irregolarità. Il secondo turno dovrà ripetersi. Ma voi lo sapevate già, dal giorno successivo al voto. 

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