CAOS BANCHE/ Forte: Italia in tempesta, ma Renzi non può difenderci

- int. Francesco Forte

Per FRANCESCO FORTE, Renzi si trova nell’impossibilità politica di compiere le due mosse che potrebbero salvare l’Italia da una tempesta speculativa per il problema dei crediti deteriorati

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LaPresse

«Renzi si trova nell’impossibilità politica di compiere le due mosse che potrebbero salvare l’Italia da una tempesta speculativa per il problema dei crediti deteriorati delle banche». Lo afferma il professor Francesco Forte, ex ministro delle Finanze e per il Coordinamento delle politiche comunitarie. «La prima mossa da compiere è spiegare che nel caso del Monte dei Paschi non c’è un problema di sofferenze del credito, ma di intreccio tra politica e banche. Il premier si trova però con le mani legate perché a essere coinvolto è proprio il Pd toscano di cui è espressione». E aggiunge Forte: «Inoltre, il governo dovrebbe varare una manovra aggiuntiva da 5-6 miliardi di euro, tagliando la spesa o rinunciando a tagliare le tasse, ma Renzi non lo farà mai perché è alla ricerca disperata di misure per placare lo scontento dei suoi elettori».

Qual è lo stato dell’arte della trattativa Italia-Unione Europea sul bail-in?

C’è un problema che è stato sollevato da tempo dal governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, che riguarda il cosiddetto bail-in. La questione è se chi possiede obbligazioni e conti correnti al di sopra di un certo ammontare debba rispondere dei debiti delle banche. Questa è un’anomalia evidente dal punto di vista della teoria della moneta.

Perché?

Perché le obbligazioni sono un credito di conto corrente verso una banca, e dunque lo stesso soggetto passerebbe da creditore a debitore. Non dimentichiamoci che su questo Visco non parla in quanto presidente della Banca d’Italia, ma in quanto membro della Bce. A ciò si aggiunge un secondo problema …

Quale?

Come afferma il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, la Costituzione afferma che “la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme”. Far pagare ai risparmiatori i problemi delle banche sarebbe quindi una discriminazione. Nel caso di un eventuale bail-in, ciò potrebbe portare a una serie di azioni civilistiche da parte dei danneggiati.

Sulle banche Renzi si sta giocando la sua sopravvivenza?

Questo è ovvio. L’incertezza di questo governo dipende dal fatto che il Monte dei Paschi nasconde una serie di problemi politici. A controllare la fondazione della banca era infatti il Pd toscano, di cui Renzi è espressione. A partire dal 2000 il partito di centrosinistra si è impadronito attraverso una cordata di Mps, che prima era diretta da altri. Inoltre in Banca Etruria c’è una serie di responsabilità che riguardano il padre del ministro Maria Elena Boschi, su cui pende un’azione penale di responsabilità patrimoniale.

Quali sono le conseguenze di questo insieme di fattori?

Questi fattori generano un problema personale e politico per il partito di maggioranza e hanno finora impedito a Renzi di utilizzare l’argomento principe per risolvere la crisi delle banche. In questi casi infatti non c’è un problema generale di teoria delle sofferenze bancarie, bensì di diritto penale e di intreccio perverso tra la politica e le banche. Non si applica quindi il bail-in bensì il codice penale, ed è per questo che non devono essere gli obbligazionisti a risponderne dal momento che sono stati truffati. Renzi lo sa, ma per i motivi che ho spiegato non può dirlo perché questo gli si ritorcerebbe contro.

 

L’Italia è sotto attacco speculativo, e se sì chi c’è dietro?

Dietro questo attacco c’è innanzitutto il fatto che Renzi ha creato la corda per farsi impiccare nel momento stesso in cui ha trasformato il referendum in un evento simbolico. Agli occhi degli osservatori internazionali il referendum italiano, proprio come quello britannico, è diventato il fatto simbolico grazie a cui l’Italia può essere destabilizzata, attivando così la speculazione.

 

Perché il governo non riesce a stabilizzare la situazione?

Il fatto che le previsioni sul Pil nel 2016 siano passate dall’1,2% allo 0,8%, unito al notevole deficit del nostro Paese, genera una tendenza all’incremento del rapporto/debito Pil. Siccome prima o poi gli interventi della Bce sul tasso d’interesse cesseranno, l’Italia dovrebbe attuare una manovra correttiva pari a 5-6 miliardi quest’anno e altrettanti l’anno prossimo. Il tutto con una riduzione della spesa, oppure rinunciando a tagliare le imposte che servono per vincere le elezioni. Invece il governo è alla ricerca disperata di misure per placare lo scontento dei suoi elettori, e quindi non attua la manovra correttiva.

 

(Pietro Vernizzi)

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