OLIMPIADI 2024/ I “rischi” di ospitare i Giochi in Italia

- Mauro Bottarelli

Le Olimpiadi 2024 potrebbero tenersi a Roma. Lo sperano in tanti, ma non la Giunta capitolina. MAURO BOTTARELLI ritiene che ospitare i Giochi non sia un affare

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(LaPresse)

La febbre olimpica ha contagiato anche la politica, in primis Matteo Renzi, volato a Rio e accusato anche di stalking ansiogeno. Ma i partiti non si accapigliano tanto per le medaglie o gli atleti, bensì per la candidatura di Roma 2024, caldeggiata dal governo e osteggiata come la peste dal Movimento 5 Stelle e dal Campidoglio ora a guida della pentastellata. Martedì scorso, infatti, è arrivato un nuovo stop M5S alla candidatura olimpica quando è stata respinta l’idea di un referendum sul tema nella Capitale, proposto da Sinistra italiana. In assemblea capitolina è stata infatti discussa la mozione, presentata dal consigliere comunale di SI, Stefano Fassina, in cui si chiedeva l’impegno della sindaca a indire un referendum tra i romani sulla candidatura. Ma i consiglieri comunali del M5S si sono astenuti durante la votazione, bocciando di fatto il provvedimento, il quale ha ottenuto un voto favorevole e 9 contrari, mentre gli astenuti sono stati 23. 

Gli esponenti pentastellati hanno più volte ribadito che la candidatura di Roma alle Olimpiadi, assente dalle linee programmatiche della sindaca di Roma Virginia Raggi, non rientra tra le priorità dell’amministrazione comunale. Tuttavia, il presidente del Cio, Thomas Bach, è positivo sulla candidatura di Roma, definita «molto forte. La città eterna ha una grande storia e una grande tradizione sportiva». Poi l’apprezzamento per Casa Italia: «È un posto fantastico». Inoltre, stando al Wall Street Journal, Roma sarebbe la città favorita per aggiudicarsi i Giochi del 2024, «con i motori al massimo». 

Ma ospitare un’Olimpiade è davvero un affare? Stando alla leggenda sì, ma in realtà non è affatto così e Rio de Janeiro sta scoprendolo suo malgrado già adesso. Primo, bisogna considerare come vengono assegnati i Giochi. Il Cio, di fatto ente monopolista con alto tasso di corruttibilità, conduce un’audizione biennale nelle città del mondo che hanno avanzato la loro candidatura e ne testa la sostenibilità dei progetti presentati. Certo, l’industria delle costruzioni si frega le mani, visto che le città devono offrire oltre al villaggio olimpico, anche i media center, collegamenti per i trasporti e altre infrastrutture che, dice la vulgata, restano come eredità ai cittadini una volta terminata la kermesse sportiva. Prevedere chi vincerà la nomination è semplice, visto che le città che vincono sono quelle che nel processo di candidatura vanno in overbid rispetto ai progetti presentati, insomma esagerano. 

Il costo per ospitare un’Olimpiade estiva va dai 15 ai 20 miliardi di dollari, includendo tutti i lavori di costruzione e rinnovo delle strutture, la sicurezza e l’operatività. Normalmente, gli introiti per le città ospitanti non vanno mai oltre i 3,5-4,5 miliardi, calcolando che le municipalità ottengono il 25% dei contratti televisivi, mentre il 75% va al Cio. Metteteci dentro vendita dei biglietti, sponsorizzazioni, gadgets e memorabilia, ma si parte sempre da un passivo di una decina di miliardi. 

Gli entusiasti fanno sempre notare che il deficit di breve termine si traduce però in un guadagno sul lungo periodo, visto che le Olimpiadi garantiscono l’aumento del turismo, degli investimenti esteri e del commercio: anche qui, le evidenze empiriche non sostengono questa tesi. Partiamo dal turismo, un qualcosa che per l’Italia è una vera e propria dinamo della crescita. Durante i mesi di luglio e agosto 2012, il numero di persone che hanno visitato Londra, all’epoca città ospitante, scese del 5% e negozi, musei, ristoranti e teatri nell’area di Piccadilly Circus registrarono profitti piatti nei 17 giorni dei Giochi. Ormai, i turisti evitano come la peste le città che ospitano le Olimpiadi, in primis per l’aumento esponenziale dei prezzi, basti vedere i costi degli alberghi a Londra nel 2012, salvo crollare a kermesse in corso perché erano mezzi vuoti, se non deserti. Si fugge da ritardi nei trasporti, folle oceaniche e anche, in questo periodo, da possibili minacce alla sicurezza: ospitare i Giochi, insomma, fa più danno che utile al turismo. Inoltre, se i turisti evitano le città ospitanti o, peggio, hanno un brutto ricordo del loro soggiorno, non scatterà nemmeno l’effetto passaparola con amici e parenti, l’agenzia di viaggi più efficace del mondo nelle serate in cui si mostrano le foto della vacanza. 

C’è poi anche un altro rischio connesso all’ospitare i Giochi, ovvero finire sotto la lente d’ingrandimento del mondo non solo durante il periodo delle gare, ma anche nei mesi che le precedono. E come avrete visto, Rio non ha beneficiato a livello d’immagine dai report sulla preparazione, visto che una città che nell’immaginario era legata alla sua bellezza naturale e allo stile di vita rilassato, ora agli occhi del mondo è sintomo di corruzione, violenza, traffico, inquinamento, instabilità politica e virus Zika. Di fatto, solo la spesa infrastrutturale beneficia dall’essere una città ospitante e Roma, con la sua tradizione decennale di palazzinari senza scrupoli, rischia di pagare un prezzo molto caro sul lungo termine: certo, Rio avrà in eredità un aeroporto e un porto migliorati, ma questo è un premio di consolazione, non una conquista, perché al netto di un sviluppo produttivo da 1 miliardo di dollari o poco più, restano la cifra enorme spesa per ospitare i Giochi, la quale non migliora la città per la gran parte di abitanti e visitatori abituali. 

Prendiamo un esempio proprio da Rio. La linea della metropolitana che connette lo spazio degli eventi sulla spiaggia a Barra de Tijuca, un sobborgo della città a circa 15 chilometri, doveva costare 1,6 miliardi e ne è costata 2,9: l’unico a beneficiare di questo miglioramento infrastrutturale sarà il valore degli immobili a Barra de Tijuca, ma non migliorerà affatto il problema che più affligge la città, ovvero il suo traffico spaventoso. Il grosso dei lavoratori che proviene da nord e ovest del centro di Rio non avranno alcun beneficio, ma grazie alle loro tasse le case di qualcuno varranno il doppio. 

E gli esempi si sprecano: nell’area protetta della riserva naturale di Marapendi è stato costruito un nuovo campo da golf, il quale non solo ha devastato parte dell’ecosistema, ma consuma quantità enormi di acqua, un bene che a Rio non è proprio infinito. C’è poi la corsia preferenziale per gli autobus che unisce le varie sedi dei Giochi, utilissima per giornalisti e membri del Cio, ma una tortura per tutti gli altri, visto che ha comportato cambiamenti di itinerario per i mezzi pubblici e aggravato la congestione di quelli privati. Inoltre, le Olimpiadi brasiliane hanno avuto anche un costo a livello umano, visto che per costruire le 32 sedi sportive, il media center, il villaggio olimpico e lo spazio per il cerimoniale, il governo ha cacciato più di 77mila residenti da periferie e favelas a partire dal 2009, anno in cui furono assegnati i Giochi a Rio. Inoltre, la spesa affrontata dal governo non ha risolto affatto un problema enorme di Rio e di gran parte del Paese: l’inquinamento della acque. 

L’Associated Press ha condotto un studio di 16 mesi sui corsi d’acqua di Rio che ha rivelato alti livelli di virus, causati dall’inquinamento e dal non trattamento dei rifiuti. I test compiuti a Capocabana, dove si svolgerà la parte acquatica del triathlon e altre discipline e dove si riuniranno moltissimi turisti per un tuffo, hanno rilevato che i livelli di coliformi fecali sono cinque volte superiori al limite consentito, ad esempio, in California in 13 dei 16 mesi di test. Inoltre, il livello di adenovirus è superiore al normale nel 90% dei siti controllati. Ecco il parere al riguardo della dottoressa Valerie Harwood, capo del dipartimento di Biologia della University of South Florida: «È una percentuale altissima, in America non si arriverebbe mai a quei numeri perché noi trattiamo le nostre acque per lo smaltimento. È molto pericoloso per la salute di atleti e cittadini». Quindi, pensiamoci bene prima di imbarcarci nella candidatura ufficiale di Roma 2024. 

P.S.: Alla faccia della sicurezza e dell’allerta terrorismo, la Artel Recursos Humanos è l’azienda che doveva occuparsi del reclutamento di personale addetto all’incolumità dei partecipanti ai giochi. Bene, dopo aver vinto il contratto da 5 milioni di dollari, pur non avendo alcuna esperienza precedente nell’ambito della security, è riuscita a trovare soltanto 500 persone contro le 3400 che aveva garantito. Il governo ha così dovuto precettare 3000 membri della Guardia nazionale da affiancare a polizia e reparti speciali. 

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