SPILLO/ Il “modello McDonald’s” per consegnare l’Italia agli speculatori

- Giovanni Passali

Per GIOVANNI PASSALI c’è un chiaro disegno, che passa anche dalla riforma costituzionale, per cercare di indebolire l’Italia e renderla più esposta agli appetiti degli speculatori

Commissione_Europa_PalazzoR439
LaPresse

Come ha mostrato nel suo ottimo articolo Mauro Bottarelli, gli stress test condotti da un istituto indipendente in uno scenario di grave crisi hanno messo in luce le gravissime difficoltà delle maggiori banche europee, poiché avrebbero necessità di ricapitalizzazione per complessivi 123 miliardi in un momento nel quale è già molto difficile portare a segno un modesto aumento di capitale. Perché mai infatti gli investitori dovrebbero mettere il denaro in un meccanismo infernale che ha già ampiamente dimostrato di non poter funzionare?

Da questo girone infernale sarebbero però immuni le banche inglesi. Non perché abbiano la bacchetta magica, ma semplicemente perché avendo una moneta propria ed essendo ormai completamente sciolte dai vincoli europei, potrebbero agire per il meglio per difendere il proprio patrimonio. Certo, la difesa limite sarebbe quella di un’emissione di liquidità straordinaria da parte della loro banca centrale, cioè precisamente ciò che già sta facendo e potrebbe fare più intensamente la Bce con le banche europee. Ma proprio questo dimostra di nuovo che quel sistema non funziona, poiché la Bce dovrebbe far diventare ordinaria un’attività considerata straordinaria rispetto ai limiti e ai vincoli che si è data.

In altre parole, le regole europee impongono che gli stati non possano aiutare le banche, però poi per evitare il fallimento delle più grosse e il tracollo di tutto il sistema bancario, la Bce è costretta a intervenire con liquidità pressoché illimitata per salvare le stesse. Ricordate quando nell’estate 2012 Draghi pronunciò la famosa frase “faremo di tutto per salvare l’euro, costi quello che costi e credetemi sarà abbastanza”? Ricordate quante volte ho detto da allora fino a oggi che però Draghi non ci disse quanto sarebbe costato e chi avrebbe pagato? Oggi è evidente a tutti: paghiamo noi cittadini, in termini di disoccupazione e di risorse finanziarie sempre più scarse, poiché con una simile politica monetaria scellerata e criminale il debito degli stati è costretto ad aumentare e il Pil a calare e non crescere mai più.

E i dati usciti in settimana confermano per l’ennesima volta questo meccanismo perverso: il nuovo record del debito pubblico annunciato da Bankitalia, pari a 2.248 miliardi di euro. Su tale debito ovviamente occorre pagare gli interessi, quindi sempre minori risorse finanziarie saranno disponibili per gli investimenti. Un nuovo record del debito, alla faccia dei proclami del ministro Padoan e del premier Renzi, che pervicacemente hanno continuato a sbandierare le nuove manovre economiche e l’attuazione delle riforme come la strada maestra per ridurre il debito.

Di cosa avremmo bisogno invece? Avremmo bisogno della flessibilità del cambio di una moneta nazionale, in modo da poter scaricare sulla svalutazione monetaria le difficoltà dell’economia. Proprio la strada che ha imboccato la Gran Bretagna con il Brexit e il seguente crollo della sterlina. Così ora i turisti che vanno a Londra hanno scoperto quanto è più conveniente il soggiorno nella capitale e le industrie stanno scoprendo quanto è redditizio avere spese in sterline e incassi in valuta forte (come l’euro).

Nonostante l’evidenza dei numeri, ancora capita di leggere articoli nei quali si sparge disinformazione e terrorismo finanziario, come quello di Alberto Battaglia dal titolo “Bazooka Banca d’Inghilterra è un flop, Dio solo sa cosa ora succederà”. Ma qual è il succo dell’articolo? Il succo è che la BoE (la banca centrale inglese) non riesce più ad acquistare i titoli di stato inglesi, perché nessuno li vende più e il loro rendimento è sceso ai minimi storici. Capito il problema? Il rendimento, cioè l’interesse che lo Stato deve pagare, è ai minimi storici e quindi lo Stato paga pochissimo di interesse sul proprio debito e le banche guadagnano pochissimo. E per loro speculatori questo è un grossissimo problema, perché vuol dire che lo Stato è finanziariamente inattaccabile. Mentre noi no, noi siamo in balia degli speculatori e i nostri politici stanno attivamente adoperandosi perché la finanza abbia sempre meno ostacoli per ottenere i più lauti profitti.

La riforma costituzionale oggetto del prossimo referendum è un obiettivo primario sulla strada di questo percorso. Il percorso è quello della privatizzazione dei gioielli italiani, cioè l’accaparramento a un prezzo stracciato di quelle aziende italiane affermate nel mondo per la loro qualità e capacità produttiva. Per queste è sufficiente mettere in crisi lo Stato (tramite il debito sempre più alto) e poi ogni tanto organizzare l’opportuna campagna mediatica. Cioè lo stesso gioco sporco, fatto di situazioni e colpi di mano, organizzato quando hanno fatto in Italia il referendum sul nucleare, pochi mesi dopo l’incidente di Cernobyl e una campagna stampa martellante sui pericoli del nucleare. Ed è lo stesso gioco sporco in atto in Italia dal ‘92, con l’attacco alla politica italiana condotto tramite Tangentopoli, con l’obiettivo anche di togliere di mezzo chi si sarebbe opposto tenacemente a un certo modello di Unione europea e alla serie di privatizzazioni realizzate poi con l’Iri di Prodi. E lo stesso gioco sporco si è attivato nel 2011, quando venne fatto fuori il governo Berlusconi perché radicalmente ostile a certe riforme (se gli altri erano i cattivi, a Berlusconi però rinfaccio di aver solo minacciato l’uscita dell’Italia dall’euro, di non averla realizzata come ha fatto la Gran Bretagna).

E lo stesso piano è oggi operativo in questi mesi, poiché con la riforma costituzionale è in atto il tentativo ultimo di indebolire le istituzioni locali: infatti quando si considera l’oggettivo rafforzamento del governo, bisogna considerare l’altra faccia della medaglia, cioè l’indebolimento delle istituzioni locali, L’effetto duplice è quello di fare un gravissimo passo contrario al principio di sussidiarietà e di indebolire quel livello delle istituzioni che è più vicino ai cittadini e che meglio può rappresentare le loro esigenze e le loro istanze. Ma dal punto di vista della finanza speculativa, il passaggio è indispensabile perché in capo alle istituzioni locali (comuni e regioni, visto che le provincie sono già sparite, proprio seguendo il medesimo piano di smantellamento di chi dovrebbe difendere gli interessi dei cittadini e in qualche modo lo faceva) sono innestati interessi enormi, quegli interessi che per noi sono beni comuni e che corrispondono ai servizi primari, come la raccolta dei rifiuti, la distribuzione dell’energia, la distribuzione dell’acqua. Sto parlando di quella miriade di municipalizzate che oggi, bene o male, svolgono comunque un bene comune. Proprio quelle municipalizzate che ancora offrono un servizio al bene comune, ma che in mano alla speculazione possono diventare delle galline dalle uova d’oro.

Del resto, basta pensarci un attimo. Se l’obiettivo della riforma costituzionale fosse la cancellazione di quello che viene chiamato il “bicameralismo perfetto”, perché mai ridurre i senatori e non cancellare completamente il Senato? La mia risposta è semplice: tra le risorse degli enti locali vi sono pure le risorse umane. Avere 100 senatori che in realtà sono consiglieri regionali o sindaci vuol dire sottrarre risorse preziose agli enti locali, per giunta senza sborsare un euro. In altre parole, Regioni e comuni pagheranno per intero lo stipendio a consiglieri regionali e sindaci per avere prestazioni dimezzate.

Con la riforma costituzionale che è stata approvata dal governo a colpi di fiducia e che dovremo confermare (o respingere) con il nostro voto, si tratta di attuare (o respingere) quello che io chiamo il “modello McDonald’s”: paghi di meno il panino (forse!), però la fila alla cucina la fai tu e alla fine sei tu cliente che sparecchi e butti l’immondizia. Vogliamo davvero che l’Italia si fondi su questo modello? Questo dovremo in fondo decidere con il referendum costituzionale. E decideremo se la guida dei nostri beni comuni dev’essere in mano a politici nostrani (con tutti i loro difetti) o in mano alla finanza speculativa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori