CROLLO BANCHE/ L’Italia paga la “dormita” di Renzi

- int. Luigi Campiglio

Per LUIGI CAMPIGLIO, l’intervento del governo in Mps sarà sostenuto in forma larvata attraverso una catena di spostamenti di imposte. L’unico dato sicuro è che qualcuno pagherà

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Lapresse

«Per risolvere i problemi delle banche italiane ci sarebbe bisogno di una Angela Merkel e di un Wolfgang Schauble italiani. Dal febbraio 2014 a oggi Matteo Renzi aveva il tempo per individuare una soluzione con adeguato anticipo e questo tempo lo ha sprecato». Lo afferma Luigi Campiglio, professore di Politica economica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. In un’intervista rilasciata a Class Cnbc, il presidente del consiglio Renzi ha rimarcato: “Credo che gli stress test abbiano mostrato che le banche italiane non sono il problema del sistema europeo. Questa è la vera novità”. Unica eccezione è il Monte dei Paschi, per il quale “il governo – ha sottolineato sempre Renzi – ha lavorato molto per una soluzione privata, una soluzione di mercato, che desse una prospettiva e un’opportunità nei prossimi mesi a questa grande banca di procedere senza il problema dei non performing loans (crediti deteriorati, ndr). Quindi sono soddisfatto del risultato”. Quasi a smentire le parole di Renzi, i principali titoli bancari italiani sono crollati in Borsa.

Professore, perché le banche italiane escono promosse dagli stress test ma bocciate dai mercati?

La situazione dei non performing loans o crediti deteriorati per il momento non sembra avere una soluzione strutturale. L’economia italiana sta rallentando, e quindi la probabilità che lo stock di crediti deteriorati non si riduca è elevata. Al contrario se l’economia andasse bene, aumenterebbe la probabilità che i crediti rientrino, o comunque diventino esigibili. La migliore medicina è rappresentata dunque da un’economia in crescita.

Perché a perdere in Borsa non è solo Monte dei Paschi, ma anche Unicredit e le altre grandi banche?

Le possibili conseguenze sull’esterno della vicenda del Monte dei Paschi hanno creato un livello di incertezza aggiuntiva nei mercati. Unicredit era già sotto la lente di ingrandimento prima degli stress test. Un’analisi un po’ più attenta dei risultati, e quindi della qualità del credito, ha rappresentato un problema aggiuntivo anziché una soluzione anche per la stessa Unicredit.

Renzi si è vantato di avere risolto il problema di Monte dei Paschi. È veramente così?

Il discorso è complesso. Per le sofferenze bancarie, il Monte dei Paschi vedrebbe riconosciuto un “valore di mercato” del 32-33%. Era noto da prima degli stress test che un valore inferiore al 30% avrebbe comportato una situazione molto critica per il Monte dei Paschi stesso. Il fatto che oggi i crediti in sofferenza siano valutati sopra al 30%, anziché sotto al 20% com’è accaduto in operazioni analoghe recenti, significa che c’è un 12-13% di differenza tra quelle quotazioni e quanto è stato riconosciuto al Monte dei Paschi.

E quindi?

Quindi chi acquista quelle quotazioni si prende dei crediti di un’economia che sta nuovamente rallentando e in cui quindi la probabilità di recupero non aumenta ma diminuisce. Si pone quindi una domanda importante: “Chi paga quel 12-13% di differenza?”.

 

Secondo lei qual è la risposta?

Per avere una risposta che non sia troppo approssimativa bisognerà aspettare l’analisi dei documenti di programmazione. L’ingegneria contabile, attraverso una catena di spostamenti di imposte, può portare a una qualche forma sia pure larvata e indiretta di sostegno a questa operazione. L’unico dato sicuro è che qualcuno pagherà.

 

Renzi ha detto di avere ereditato il problema banche da Monti e Letta. È veramente così?

Renzi ha ragione nel senso che ha ereditato da Monti una situazione particolare al limite del disastro. Va però anche detto che Renzi avrebbe avuto il tempo per individuare una soluzione con adeguato anticipo e questo tempo lo ha sprecato, sia durante la presidenza del semestre europeo sia nella fase successiva.

 

Il governo non riesce a trovare una soluzione a una situazione di emergenza?

Diciamo che avremmo bisogno di una Angela Merkel e di un Wolfgang Schauble in versione “buona” anche per l’Italia. Siccome non li abbiamo, l’esitazione in queste circostanze costa cara a tutto il Paese, e in particolare ai lavoratori, ai risparmiatori e poi di riflesso anche al presidente del Consiglio.

 

In che senso avremmo bisogno di una Merkel e di uno Schauble italiani?

Merkel e Schauble possono essere criticati su tanti piani, e la politica che adottano in particolare è discutibilissima per le conseguenze che genera sull’Italia. È un fatto però che Merkel e Schauble fanno gli interessi della Germania, e diciamo che li fanno anche troppo, mentre i nostri governanti non fanno altrettanto per l’Italia. O quanto meno i nostri politici cercano di fare in modo molto disordinato e quindi inefficace ciò che i tedeschi compiono in modo ordinato, solido ed efficace.

 

(Pietro Vernizzi)

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