FINANZA E POLITICA/ Sapelli: così la Germania prepara il “colpo di grazia”

Jens Weidmann ha rilasciato un’intervista a Il Corriere della Sera. Per GIULIO SAPELLI le parole del numero uno della Bundesbank sono davvero molto preoccupanti

05.08.2016 - Giulio Sapelli
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Angela Merkel (LaPresse)

Ci sono interviste che sono più esemplificative di un lungo saggio pensoso. È il caso di quella a tutta pagina che Jens Weidmann ha concesso a un giornalista dell’italiano Il Corriere della Sera, Federico Fubini, e che è stata pubblicata ieri. Il presidente della Bundesbank ha appena lasciato la mensa della banca centrale tedesca dove ha pranzato con i dipendenti e poi si è concesso alle domande dell’esperto giornalista economico del quotidiano milanese.

È significativo che il colloquio inizi discorrendo di banche italiane ed europee in difficoltà ed è consolante sentire che Weidmann approvi la politica del nostro governo in merito al Monte dei Paschi perché non bisogna mai “privatizzare i profitti e socializzare le perdite”. E questo anche se per molti osservatori italiani è discutibile che ciò non accada. Ma in questo caso ciò che in Italia si pensa non conta, perché quello che conta è l’opinione di un banchiere centrale che sui problemi di un partner straniero non dovrebbe proferir parola, com’era d’uso quando i banchieri tout court non parlavano, meno che mai quelli centrali. Ma ormai anche la comunicazione è un’adorniana espressione del dominio in una società neo-capitalistica. 

È significativo che questo spirito “del” dominio, più che “di” dominio, si eserciti anche sulle banche che il Nostro dovrebbe regolare come la Deutsche Bank: qui a essere bocciati son coloro che non comprendono bene le dichiarazioni in proposito del Fondo monetario internazionale. La Deutsche Bank non è in crisi, ma è solo ad alta potenzialità sistemica. Perbacco! E qui Weidmann dà una manifestazione di un’integrità ideologica inossidabile, perché nel caso di una crisi non si ripeterebbero i salvataggi sistemici precedenti: “Abbiamo concordato delle regole e la Bundesbank si impegna perché vengano rispettate. Un coinvolgimento credibile dei creditori è davvero necessari”. Qui bisogna metterci a tremare: dichiarazioni simili possono far venir giù il cielo, non solo le Borse, ed è impensabile che un banchiere centrale possa terrorizzare i cosiddetti mercati con parole siffatte veramente irresponsabili.

La favola raccontata da Esopo dello scorpione che punge la rana che lo porta in spalla e muore con essa trova qui una tremenda conferma. Conferma della pericolosità della fissazione psicotico- ideologica: una fissazione che può veramente condurre alla dissoluzione sistemica perché si è dunque pronti a morire, ma non per l’Europa. Infatti, sentite questa dichiarazione: “Dopo la Brexit – chiede il diligente Fubini – in Italia ci sono state proposte di approfondire l’unione monetaria, in Germania si predilige una pausa. Da che parte sta? (risposta) È un dibattito che ha poco a che fare con la Brexit, ma credo che siamo arrivati a un bivio. Possiamo stabilire un legame ancora più stretto tra noi, per esempio con un bilancio comune. Ma in questo caso dovremmo anche essere pronti a trasferire anche la sovranità a livello europeo. È una disponibilità che non vedo né in Germania, né in Italia”.

“(Occorre) ritornare a Maastricht. Ma funziona solo se in ultima istanza è possibile affrontare e superare l’insolvenza di uno stato senza che questo porti al crollo del sistema finanziario: per questo abbiamo bisogno di una più robusta separazione fra banche e stati e procedere ordinatamente in caso di problemi finanziari degli stati”. Qui c’è da mettersi a tremare ancora di più. Innanzitutto per la sfrontatezza: separare le banche dagli stati vuol dire far fuori il 30% del sistema bancario tedesco che è di proprietà locale o di fondazioni o di lander. Quindi si annuncia forse una controriforma tipo quella italiana sulle banche popolari? Può darsi, ma si dovrebbe ammettere, come non si è fatto in Italia, una forte carenza di vigilanza.

Ma qui evidentemente parliamo di un’altra cosa. Ossia della volontà di poter assistere al crollo di uno Stato (lo Stato che il grande teorico Otto Hintze definiva “un popolo unito da una comunità di destino”) purché si tenga fede all’ortodossia ordoliberista. Gli stati crollano per default trascinando con sé le società e quindi le persone, ma questo al giovane ordoliberista teutonico non interessa affatto: ciò che conta è la stabilità del sistema finanziario. Già abbiamo vista questa stabilità nel caso delle banche francesi e tedesche: con l’europea sottrazione della sovranità monetaria abbiamo inflitto indicibili sofferenze al popolo greco, ma è una storia che trent’anni prima avevamo già visto in azione in Sud America e da quegli eventi non abbiamo mai  imparato nulla. 

Prepariamoci al peggio: lo scorpione sta affilando il pungiglione tanto omicida quanto suicida. Manca solo la musica del mio amatissimo Wagner, il quale già tutto aveva previsto.

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