SPILLO/ Le “cantonate” del G-20 che aiutano la crisi

- Mauro Artibani

IL G20 si è concluso con dichiarazioni timorose e a tratti imbarazzate sulla bassa crescita dell’economia mondiale. MAURO ARTIBANI commenta la situazione

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Pier Carlo Padoan (Lapresse)

Comincia così il refrain che anticipa il G20: “Abbiamo bisogno di politiche forti per evitare la trappola della bassa crescita”. Lo dice il direttore del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, a poche ore dal vertice dei capi di Stato e di Governo del G20 ad Hangzhou in Cina, focalizzato proprio sulla bassa crescita, sulle forti disuguaglianze e sui lenti avanzamenti delle riforme strutturali. “Le cause della bassa crescita sono più profonde e complesse di quello che possiamo pensare”, ha aggiunto Pier Carlo Padoan. “La formula del G20 lanciato qualche anno fa del 2×5, cioè di aumentare del 2% in cinque anni il tasso di crescita, sembra lontana”. “Certo le performance della crescita sono diverse a seconda delle regioni e diverse sono le esperienze ma ci sono elementi comuni che vorrei ricordare per capire lezioni che si possono trarre soprattutto dal mio punto di vista” aggiunge sempre il ministro. Non pago chiosa ripetendosi: “La prima considerazione banale è che a molti anni dalla fine della crisi finanziaria stiamo ancora discutendo sulla bassa crescita. Le cause sono più profonde e complesse di quello che si potessero pensare”.

Dentro il G20 si ridice il già detto nei summit precedenti, poi olà, una decisione si mostra: “Riconosciamo che i problemi strutturali, tra cui la capacità in eccesso in alcune industrie, aggravate da una debole ripresa economica globale e la domanda di mercato depresso, hanno causato un impatto negativo sul commercio e sui lavoratori. Riconosciamo che l’eccesso di capacità in acciaio e altre industrie sia un problema globale che richiede risposte collettive. Riconosciamo anche come quelle sovvenzioni e altri tipi di supporto dai governi sponsorizzate possono causare distorsioni del mercato e contribuire alla capacità in eccesso a livello globale e richiedono pertanto un’attenzione”.

Poi, nel comunicato finale si sostiene che “misure come i sussidi sono una causa alla radice delle distorsioni di mercato” e un forum sarà costituito “per monitorare il processo” di tagliare la sovracapacità.

Io, che sono maligno, leggo, interpreto e sputo la sentenza: bassa crescita, ovvero troppo prodotto, poco consumo!

Già, quel troppo prodotto dai produttori che, per riparare al danno, tagliano i costi – prima quelli del lavoro – poi gli investimenti, sottraendo un bel gruzzolo al processo economico.

Essipperché sta proprio nella farragine del dispositivo che alloca i redditi il problema. La ricchezza, generata dalla spesa, dalle imprese viene mal trasferita all’economia reale. Proprio quel reddito che arriva a chi lavora per produrre beni, si mostra da tempo immemore insufficiente ad acquistare quei beni prodotti.

Quando questo avviene, l’esercizio del consumo viene differito, aumenta ancor più la sovracapacità dell’impresa. Così si entra nella crisi; così ci si resta. Anzi no: con le politiche monetarie che forniscono credito, che diventa debito per surrogare quei redditi insufficienti, si fa tutt’al più quella “bassa crescita”!

Signori, dal G20 più che monitorare l’evidenza, tocca attrezzare la modifica del dispositivo di trasferimento della ricchezza che, dentro l’Economia dei Consumi, genera queste pesanti diseconomie: se la spesa genera ricchezza, quella ricchezza deve tornare a chi fa la spesa per poter generare altra ricchezza!

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