SPY FINANZA/ I nuovi guai di Deutsche Bank (e di Mps)

- Mauro Bottarelli

Non solo Mps, anche Deutsche Bank non vive un momento facile sui mercati, dove aleggiano in particolare sospetti riguardo i suoi derivati. L’analisi di MAURO BOTTARELLI

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Il rimbalzo del gatto morto del titolo Deutsche Bank è già finito: il titolo si attesta su sempre nuovi minimi e, nonostante la cortina fumogena di governo tedesco e media compiacenti tengano i riflettori lontani, sui mercati cominciano a circolare voci decisamente gravi. Martedì l’azione di DB ha sfiorato il minimo storico alla chiusura di Francoforte e negli ultimi giorni di contrattazione aveva perso il 20%, tanto che qualcuno muoveva dubbi sia sul book derivati della banca – un nozionale da 42 triliardi di dollari, su cui però bisogna operare matching tra short e long – che sulla severa sotto-capitalizzazione dell’istituto, anche alla luce della multa proposta dal Dipartimento della Giustizia Usa per chiudere l’indagine sui derivati. 

L’agenzia Bloomberg, ripresa poi da Reuters e da Dow Jones, ha scritto che il colosso bancario tedesco, proprio per la pressione innescata dai guai negli Usa, sta lavorando per cartolarizzare miliardi di dollari (si parla di una cifra attorno a 5,5 miliardi, poco meno di quanto effettuato lo scorso anno) di corporate loans in modo da ridurre il rischio di credito. Deutsche Bank sta strutturando l’operazione come un prestito garantito sintetico (synthetic collateralized loan obligation), il che significa che la banca manterrebbe i diritti di servizio della riscossione (servicing loans) trasferendo tuttavia il rischio agli investitori. Lo ha riferito a Bloomberg una fonte che intende restare anonima, la quale ha anche detto che la maggior banca tedesca sta facendo operazioni simili da anni per gestire i rischi sul credito alle imprese. 

Qual è però il dubbio vero che serpeggia sui mercati: Deutsche Bank sta forse truccando i conti del book derivati per nascondere pesanti perdite, cosa di cui però il mercato si è accorto o ha il sospetto? E non si tratta di complottismo anti-tedesco di maniera, sono le cifre che fanno riflettere: tra la fine del 2014 e quella del 2015, intesi come anni operativi su cui presentare il bilancio, il book nozionale dei derivati di DB ha conosciuto scostamenti di valore nozionale molto forti e nel report trimestrale 2016, casualmente, l’istituto non ha proprio presentato cifre rispetto al valore nozionale del book. 

Vediamo un po’. Alla fine del 2014, DB aveva in pancia derivati per un valore nozionale di 52 triliardi di dollari e il valore positivo era di circa 630 miliardi, mentre alla fine del 2015 il valore nozionale dei derivati era sceso a 42 triliardi con un valore positivo di circa 515 miliardi e su assets totali per 1,629 triliardi. Quindi, nel corso del 2015, DB ha ridotto la sua esposizione nozionale ai derivati di 10 triliardi, circa il 19%. Al 30 giugno di quest’anno, DB non ha fornito cifre riguardo il valore nozionale, limitandosi a comunicare che il valore positivo era aumentato a 615 miliardi su assets totali per 1,8 triliardi di euro. L’unico dato offerto era quello sul valore positivo netto del portafoglio derivati, stabile a circa 18 miliardi. 

Cosa sta succedendo? È infatti possibile che il portafoglio derivati di DB sia aumentato di valore di circa 100 miliardi, quasi il 19% in sei mesi, senza che l’ammontare nozionale crescesse in corrispondenza? Non è che DB ha scaricato 10 miliardi di controvalore di nozionale in derivati alla fine del 2015, solo per riconteggiarli dopo? Inoltre, il book equity è a 67 miliardi di euro, ma sta tradando a 75% di sconto, tanto che il valore di mercato di DB è di 16,5 miliardi di euro: potenzialmente, la multa negli Usa potrebbe uccidere la banca in una notte. 

I detentori di bond Tier 1, i più rischiosi, ma quelli che offrono il 6% di rendimento, stanno vedendo più o meno la stessa logica, con i bond venduti con un 22% di sconto sulla parità. Quindi, DB sta muovendo i rischi di bilancio verso i derivati? Non stupirebbe, visto che è un giochino molto comune per ridurre l’esposizione ufficiale: sapete chi lo fece? La tanto vituperata Grecia, aiutata da Goldman Sachs. Il problema è che il prezzo da minimi record del titoli di DB ci dice che, sottotraccia, c’è qualcosa che non va e qualcosa di grosso. E non fatevi la domanda se quel qualcosa scoppierà o meno, chiedetevi solo quando. 

Soltanto lo 0,5% degli assets finanziari mondiali sono assicurati in forma di oro fisico: quando arriverà la botta, sarà tremenda. Certo, nessuno ha la certezza del fatto che il problema sia quello dei derivati o dei tassi di interessi negativi che incidono negativamente sui profitti o sulle turbolenze nell’eurozona post-Brexit e post-Bratislava. ma qualcosa comincia ad andare fuori controllo, come ci dimostrano i due grafici a fondo pagina, il primo relativo alla comparazione del trade dei titoli di Lehman Brothers e Deutsche Bank e il secondo che invece ci mostra come l’azione di Mps martedì sia scesa al livello record negativo, andando sotto quota 20 centesimi. 

A pesare su Mps, tra l’altro, è il fatto che l’approvazione del nuovo piano industriale dovrebbe subire uno slittamento, rispetto alla data di fine mese fissata dal precedente amministratore delegato, Fabrizio Viola. D’altra parte il nuovo ceo, Morelli, avrà bisogno di più tempo per ridefinire il contenuto del piano, soprattutto nella parte finanziaria, ma per gli esperti di Icbpi questa notizia non rappresenta «una sorpresa alla luce delle recenti modifiche del top management del gruppo e della complessità dello scenario». Tuttavia, «la soluzione dei problemi di Mps sul fronte dello smaltimento dei non performing loans rimane fonte di preoccupazione a livello di intero sistema bancario domestico, come ha messo in luce anche l’analisi di Fitch». L’agenzia di rating ha infatti sottolineato la fragilità del sistema, in assenza di misure per ridurre in modo significativo il peso delle sofferenze sugli attivi delle banche e gli interventi dovrebbero essere attuati tempestivamente, altrimenti c’è il rischio di tagli dei rating del credito e di un coinvolgimento dei creditori nelle operazioni di salvataggio. 

Come se non bastasse, l’esponente del consiglio di vigilanza della Bce, Ignazio Angeloni, parlando dello Srep condotto lo scorso anno dalla Bce, ha detto che «potranno esservi cambiamenti nei requisiti di ciascuna banca, ma a livello complessivo il requisito di capitale non dovrebbe variare in maniera significativa nell’esercizio attuale». Il requisito di capitale per le banche verrà indicato «probabilmente a gennaio» e Angeloni si aspetta che gli esiti siano in linea con quelli dello scorso anno, anche si ci saranno «variazioni anche abbastanza consistenti legate alla rischiosità delle singole banche». E con il Fondo Atlante totalmente insufficiente e il mercato freddo come il ghiaccio verso ipotesi di aumento di capitale, i rischi salgono. E sapete perché quelle regole cambiano? Perché bisogna nascondere al grande pubblico che Deutsche Bank verrà nazionalizzata o comunque salvata con uno schema di sicurezza dal governo tedesco, quelli che puntano il ditino contro gli altri rispetto alle regole, ma quando c’è da violarle per i proprio comodi, sono i primi. 

E ricordatevi una cosa: ci sarà davvero da avere paura quando e se il titolo di Deutsche Bank, che ora prezza circa 11,4 euro, dovesse finire in cifra singola. A quel punto, il panico è assicurato. Se magari Matteo Renzi, invece di lanciare sterili minacce generiche, utilizzasse il suo stuolo di tecnici e collaboratori per fare quattro calcoli, avrebbe argomenti più incisivi per attaccare Weidmann e Berlino. 



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