BANCHE E POLITICA/ Le regole pericolose per l’Italia e le sue imprese

- Sergio Luciano

La regolamentazione delle banche non ha tenuto conto delle specificità di alcuni istituti di credito, penalizzandoli. Occorre quindi un sistema migliore, ricorda SERGIO LUCIANO

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Wolfgang Schaeuble (LaPresse)

Nel cruciale dibattito sul presente e sul futuro delle banche stanno circolando troppi luoghi comuni infondati e disguidanti, che andrebbero fugati e chiariti. Ci sta provando con determinazione, mediante numerosi interventi e articoli, l’Associazione nazionale tra le banche popolari, soprattutto attraverso il suo segretario generale Giuseppe De Lucia Lumeno.

“Dopo la legge Amato-Carli del ’90 e la successiva, nuova legge bancaria del ’93”, scrive De Lucia, “il modello da perseguire è stato individuato in quello della banca universale e dei grandi gruppi creditizi, naturalmente privati, con una disciplina ‘snella’ e con due sole forme giuridiche, S.p.A. e cooperativa. Incentivi normativi e fiscali, introdotti con quelle due leggi, hanno prodotto, così, una formidabile spinta alle concentrazioni tra banche riformando il sistema bancario con una intensità e una rapidità senza precedenti in Europa. Dal 1990 al 2000, si realizzano in Italia 500 aggregazioni con il trasferimento di oltre il 40% di quote di mercato. Già a fine 2000 il grado di concentrazione del sistema bancario, misurato sui primi cinque gruppi, raggiunge il 50% (nel 1996 era il 35%). Tra il 1998 e il 2007, si realizzano 193 operazioni di fusione/incorporazioni tra banche e 133 acquisizioni”.

Dunque, nel 1990 il sistema bancario italiano era composto da 1.064 banche, 93 erano le Banche “pubbliche” che rappresentavano il 57,2% del totale dell’attivo del sistema bancario, 106 la Banche di credito ordinario (20,5% dell’attivo), 108 le Banche Popolari (14,2% dell’attivo) e 715 le Casse Rurali e Artigiani (4,3%). Oggi le banche italiane sono 643 (quasi la metà), 215 sono le Banche commerciali S.p.A., 63 le Popolari e 365 le Banche di Credito Cooperativo, mentre quelle pubbliche non esistono più. “Sono numeri che rendono chiara l’imponenza del processo che si è realizzato in un solo decennio”, chiosa De Lucia. 

“La riorganizzazione del sistema bancario italiano, basato su privatizzazione, concentrazione e despecializzazione, si è realizzato pienamente ed è il frutto di una precisa scelta di sistema che, negli anni Novanta, era politicamente e culturalmente dominante. Oggi, si reputa che quel modello sia da mettere in discussione e da riformare profondamente ancora una volta perché, alla luce della crisi economica di inizio millennio, si deve considerare non più efficace? Già obsoleto? Bene. Lo si dica apertamente. Gli slogan e le minacce di licenziamenti non servono e sono dannosi. Non si invochino generici ‘modelli diversi’ dal ‘resto d’Europa’ senza neanche conoscerli, ma, al contrario, si dica quale sistema si vuole realizzare. Si studi e non si pensi, presuntuosamente, di essere all’anno zero su ogni problema”.

Anche perché, aggiunge il Segretario delle Popolari, si staglia all’orizzonte l’incognita di Basilea IV, il nuovo “corpus” di regole bancarie internazionali che inquieta perfino i tedeschi, che i loro bei problemi li hanno avuti (Commerzbank) e ancora li hanno (Deutsche Bank). Annota De Lucia: “Il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, ha detto chiaramente al riguardo che ‘non si possono confrontare le mele e le pere e avere le stesse regole per tutti’. La comune preoccupazione, il nodo cruciale, secondo il ministro, sta proprio nelle nuove regole globali che non devono avere conseguenze negative per le varie aree geografiche. I bilanci delle banche e i mercati finanziari sono strutturati in modo diverso nel mondo e in modo diverso devo essere regolamentati. Le dichiarazioni di Schaeuble si inseriscono in un più generale e quanto mai positivo cambio di rotta della politica economica e finanziaria della Germania che risulta essere più duttile e aderente alla realtà di quanto non fosse in passato”, aggiunge De Lucia Lumeno. 

Il quale dichiara anche: “Risulta sempre più evidente, anche fuori dall’Italia, che l’eccezionale flusso di regole seguito alla grande crisi finanziaria, già con l’implementazione delle regole di Basilea II, ha generato un’architettura complessa di prescrizioni e controlli, asimmetrica e penalizzante soprattutto per le banche del territorio e, in particolare, per quelle di piccola e media dimensione. Non si tratta di una sensazione, ma del risultato di recenti ed autorevoli studi che ben spiegano come l’impatto della nuova regolamentazione, sui diversi tipi di banche, avendo effetti asimmetrici sulla struttura bancaria, ha provocato squilibri nelle imprese e nelle economie dei territori con una chiara alterazione della concorrenza”.

“Le piccole e medie imprese e le aree territoriali più distanti dai grandi conglomerati urbani e, per questo, più dipendenti dal credito bancario e dalla prossimità delle strutture bancarie, sono state naturalmente quelle più penalizzate”, sottolinea infine De Lucia Lumeno: “Dalle parole del ministro tedesco, sembra che si stia facendo strada la convinzione che un sistema continentale di regolamentazione prudenziale, ampio e articolato non dovrebbe favorire un particolare tipo di intermediario creditizio o finanziario, ma al contrario tendere a una distribuzione del carico normativa più simmetrica per garantire e tutelare l’efficacia della biodiversità dei soggetti creditizi. Il tessuto imprenditoriale e i territori, non solo in Italia, sono eterogenei e questo sembra poter suggerire da un lato e giustificare dall’altro l’importanza di modelli di intermediari bancari e finanziari differenziati. Le dimensioni, l’organizzazione e la governance dovrebbero tornare ad essere concepite e valutate in termini relativi al fine di riflettere le diverse eterogeneità della struttura dell’industria creditizia nelle varie nazioni”.

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