IDEE/ Il “prezzo giusto” per aiutare la ripresa

La sovrapproduzione rispetto a quello che viene effettivamente consumato è il problema principale della crisi. E le politiche di reflazione, dice MAURO ARTIBANI, non aiutano

25.09.2016 - Mauro Artibani
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Immagine d'archivio (LaPresse)

Secondo il ministro dell’Energia venezuelano, Eulogio Del Pino, il livello di produzione mondiale del petrolio risulta eccessivo e dovrebbe essere ridotto di almeno il 10% per tornare a stimolare i prezzi. Niente di nuovo all’orizzonte, il carattere distintivo dell’Economia dei consumi sta proprio nel sovrapprodotto che affolla il mercato. Se mai vi fosse stato bisogno della ratifica politica a tanta evidenza empirica, ora v’è.

Dentro il G-20, a Hangzhou in Cina, dove si continua a ridire il già detto nei summit precedenti, ops, una presa d’atto: “Riconosciamo che l’eccesso di capacità produttiva nell’acciaio e altre industrie sia un problema globale che richiede risposte collettive”. Nel comunicato finale si decide, addirittura la costituzione di un forum “per monitorare il processo” e tagliare la sovraccapacità.

Beh, intanto che loro monitorano, sbircio in giro per conto mio e… : più prodotto pubblicitario di quanto l’attenzione ne possa intercettare; tanta informazione prodotta, non altrettanta conoscenza; ogni anno 30 milioni di autovetture invendute a fronte di 90 milioni di unità prodotte nel mondo; le utilities dell’energia, in Europa, il 30% di sovraccapacità; le Poste italiane hanno il 20% di sportelli di troppo; le banche Ue chiudono le troppe filiali; negli Usa si raccontano 24 mesi di eccesso di capacità nelle imprese edili, due anni senza costruire per smaltire 8 milioni di abitazioni; l’ad di Research In Motion dice “troppi e troppo potenti i nuovi dispositivi wireless presenti sul mercato, si rischia l’intasamento totale delle reti senza fili”; i saldi, due volte l’anno, per smerciare merci invendute; gli outlet, i luoghi dove si tenta di smaltire l’invenduto; la moda, il modo dell’usa-e-getta per vendere l’eccesso; ogni giorno, in ogni rivendita di pane di Milano, 6 kg di pane restano invenduti; il Governo della Cina ha dichiarato “sovraccapaci” 11 dei 18 settori industriali; 840 milioni di tonnellate l’anno, il surplus di acciaio prodotto nel mondo; in Cina sono state costruite 10 nuove città, attrezzate di tutto punto, inabitate; nel mondo di internet gira il numero 3,5 che grida sovraccapacità. Si legge così: nella rete ci sono un miliardo di siti, 3,5 miliardi gli utenti che li usano; il surplus delle risorse naturali impiegate per produrre merci altera la capacità riproduttiva della natura;i redditi erogati per produrre quell’eccesso risultano insufficienti a smaltirlo.

Visto? Beh, intanto che loro monitorano e prima che taglino, ammesso che taglino, si possono fare quattro conti: quei “sovraccapaci”, per mitigare il danno, tagliano la spesa in conto capitale, poi tagliano il lavoro; quel che resta lo pagano meno, reo di aver sovrapprodotto.

Orbene, così si amplia il danno perché la ricchezza, generata dalla spesa, viene trasferita dalle imprese agli attori di mercato mediante il remunero di quel capitale e quel lavoro: così tal trasferimento mal trasferisce. Resta di più nelle tasche proprio di chi si sottrae alla spesa per gli investimenti, arriva meno a chi ha più propensione alla spesa. Non è finita, anzi, questo maltrasferito sottrae pure al prelievo fiscale le risorse per fare la spesa pubblica.

Questa la modalità tecnica della crisi! Così al mercato della spesa aggregata non vanno tutti, quelli che vanno hanno da spendere poco; altri, oltre al poco, male. Per le imprese ancor più sovrapprodotto, ancor più invenduto. Con questi chiari di luna, la produttività totale dei fattori collassa, l’output gap esplode. Peggio di così si muore, la crescita pure!

I Policy Makers, per mettere le pezze e non far fare al mercato il prezzo della sovraccapacità, hanno dato la stura alle tecniche di reflazione (azione messa in atto con l’intento di dare sostegno alla domanda per non far scendere i prezzi), piazzandole in ogni dove, con l’intento di poter surrogare con il debito tale inefficienza.

Bene, se ancora non basta il picco del debito a chiedere conto dell’intrallazzo, tocca sospendere il soccorso di quelle tecniche per ripristinare l’efficienza del mercato nella determinazione dei prezzi. Con il prezzo giusto si può ricalibrare quello sgangherato meccanismo di trasferimento, evvivaddio rifocillare il potere d’acquisto di chi spende per generare nuovamente la crescita. Per questa via si rifocilla pure quel capitale e quel lavoro non più sovraccapaci; con il prelievo fiscale pure la spesa pubblica produttiva.

Eh sì, conviene. A tutti!

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