GEO-POLITICA/ La recessione italiana e i migranti “tedeschi” rottamano la Ue

- Mauro Bottarelli

Tra due settimane si vota nel Lander di Berlino: se anche la capitale cederà alla tentazione della spallata, allora non sarà solo la Merkel a doversi preoccupare. MAURO BOTTARELLI

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LaPresse

“Non è la fine della democrazia ma gli elettori sono ingrati”. Così Die Zeit, uno dei principali quotidiani tedeschi, ha presentato il voto amministrativo in Meclemburgo-Pomerania che ha visto la destra di Alternative für Deutschland (AfD) superare nei consensi la CDU di Angela Merkel, infliggendole una scottante sconfitta proprio in casa sua, la ex DDR. In effetti, che la democrazia non sia a rischio non lo dice solo il buonsenso ma anche i numeri: con il suo 30%, l’SPD è il primo partito del Lander e può scegliere se governare insieme alla CDU (19%) o alla sinistra della Linke (12,5%) ma c’è qualcosa di malato nel modo in cui i media hanno reagito ai risultati, tra l’altro ampiamente anticipati dai sondaggi. 

Che il voto di domenica sia stato caratterizzato da un forte sentimento anti-immigrazione è noto e palese ma, forse, non è l’elettorato ingrato da biasimare, semmai qualcun altro. “Le capacità dell’Unione Europea di accogliere nuove ondate di rifugiati, senza dimenticare i migranti clandestini, sono vicini al loro limite. Nel mondo ci sono 65 milioni di persone in fuga. La comunità del G20 deve condividere questa responsabilità, creare soluzioni e incoraggiare le politiche per salvare i rifugiati. Questa è una sfida globale che richiede una soluzione globale”, parola del presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, parlando al G20 appena concluso ad Hangzhou, in Cina. Quindi, è uno dei principali responsabili dell’Ue a dire chiaramente che siamo al collasso, al limite fisiologico: perché, quindi, un elettorato che per un quinto del totale ha deciso di dire la stessa cosa attraverso la matita copiativa sarebbe “ingrato”? 

Ma vi dirò di più e lo farò utilizzando le parole di un alto rappresentante del governo tedesco, il ministro dell’Interno, Thomas de Maizière: “Abbiamo fatto molto in Europa per migliorare la situazione dei rifugiati in Grecia. E questo deve avere delle conseguenze che permettano di rimandare i rifugiati in Grecia in accordo con il trattato di Dublino”. Insomma, dopo aver fatto invadere mezza Europa con la politica delle porte aperte del 2015, la Germania capitola e pensa di rimandare in Grecia parte dei rifugiati con cui la Merkel si faceva i selfie: e sarebbe l’elettorato a essere ingrato? AfD avrà anche toni poco ortodossi ma dice una cosa chiara: basta immigrazione, prima i tedeschi. E la gente la vota: io capisco che questo possa non piacere alle anime belle, a quelle che difendono Charlie Hebdo e che sussultano ad ogni annuncio di possibile vittoria della destra, ma la realtà è ostinata e l’errore mortale che la Merkel ha compiuto lo scorso anno sarà un lascito politico che durerà per anni, a meno che non si cambi direzione immediatamente. 

Lo chiamano, spregiativamente, voto di protesta o voto di pancia ma è comunque l’espressione di ciò che la gente sente e avverte come priorità: può non piacere, ma criminalizzare come si sta facendo, utilizzando ormai la ritrita formula della “destra xenofoba e populista”, porta soltanto a risultati come quelli di domenica in Meclemburgo, il Lander più povero di Germania. 

Saranno anche ingrati, ma se la Merkel avesse fatto qualcosa per loro, l’avrebbero premiata, penso. Qui siamo ormai al corto circuito totale, viviamo in universi paralleli: da una parte il potere, dall’altra il popolo. Viviamo in un mondo dove si requisiscono caserme per accogliere uomini che arrivano da Nigeria, Mali, Marocco, Eritrea e contemporanemante si lasciano i profughi siriani nei lager gestiti sul confine da Erdogan, il quale ha oltretutto in mano il nostro destino, oltre a 6 miliardi di euro: se entro il 1° ottobre l’Ue non sblocca i visti liberi per i cittadini turchi, lui apre le frontiere con Grecia e Bulgaria. E allora non sarà emergenza, sarà il caos. 

Il 2 ottobre, poi, si vota il nuovo ballottaggio per le presidenziali in Austria e il referendum ungherese sulle quote di migranti: in caso a vincere fossero Hofer e i “no”, possiamo tranquillamente dire che l’Ue come la conosciamo ora sarà morta. Si tornerà all’esclusivo interesse nazionale, si tornerà alle frontiere, si tornerà al particolarismo: e la colpa non sarà di chi ha detto democraticamente no allo status quo con il suo voto, ma di chi lo status quo lo ha reso possibile, Merkel in testa. 

E l’Italia? “L’economia italiana ha interrotto la fase di crescita e siamo in presenza di una brusca frenata, condizionata dal lato della domanda dal contributo negativo della componente interna e dal lato dell’offerta dalla caduta produttiva del settore industriale”. Parola dell’Istat, fresca fresca di ieri. Nel report mensile, l’istituto di statistica ha spiegato che “l’indicatore anticipatore dell’economia rimane negativo a luglio, suggerendo per i prossimi mesi un proseguimento della fase di debolezza dell’economia italiana”: ve la faccio breve, siamo in recessione. Davvero l’accoglienza a chi non scappa da alcuna guerra o emergenza pensate sia una priorità per la gente comune? Davvero dobbiamo mettere a repentaglio la tenuta sociale e l’ordine delle nostre città per chi arriva e si lamenta di cibo e wi-fi? Le varie AfD d’Europa nascono, crescono e campano su questo: chi evoca il pericolo neo-nazista o è disinformato o è in malafede, non esistono alternative. Per un semplice motivo: sperare di spegnere un incendio gettando benzina sul fuoco, è missione suicida in partenza. E l’Italia è socialmente ed economicamente una bomba ad orologeria innescata. 

Certo, la pax sindacale tipica di quando sale al governo la sinistra o ciò che di essa rimane, eviterà quello che una volta era denominato “autunno caldo”, tanto più che la CGIL invece di pensare ai lavoratori si sta prodigando nell’ottenere la patrimoniale in cambio della non belligeranza sul referendum; ma voglio darvi una notizia: i sindacati, ormai, non contano più nulla. Basti guardare i dati delle iscrizioni, un bagno di sangue: i lavoratori, giustamente, non gli credono più e la CGIL campa ormai soltanto con i pensionati dello SPI e con la residualità di testimonianza della FIOM di Landini. 

Li ha sepolti non la storia ma la loro vocazione al compromesso al ribasso e la loro idea di società ormai superata: non abbiamo più corpi intermedi in questo Paese ed è un fatto grave e pericoloso. Le grandi aziende ormai trattano Confindustria come lo zio sordo e un po’ scemo da compatire, mentre i lavoratori si ritrovano senza rappresentanza a dover affrontare una delle congiunture economiche più gravi e difficili di sempre. 

Prepariamoci, perché la troika è inevitabile, lo dicono le cifre. E’ in questo contesto, italiano ma sempre più egualitaristicamente europeo, che nasce il risultato del Meclemburgo-Pomerania, altro che elettorato ingrato. E tra due settimane si vota nel Lander di Berlino: se anche la capitale cederà alla tentazione della spallata, allora non sarà solo la Merkel a doversi preoccupare ma l’intero castello di carte chiamato Ue.

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