MPS/ Dopo Viola, solo Passera può risanare il Monte (ma non piace a Renzi)

Monte Paschi Siena, alle prese con una ricapitalizzazione da 5 miliardi, è senza amministratore delegato: ieri Fabrizio Viola si è dimesso. Lo scenario di SERGIO LUCIANO

09.09.2016 - Sergio Luciano
Mps_Montepaschi_StatuaR439
LaPresse

La verità è una sola: che JpMorgan e Mediobanca, a dispetto del potere della prima e della spocchia della seconda, hanno preso porte in faccia in tutto il mondo. Non un investitore che le abbia prese sul serio quando hanno iniziato a sondare il mercato per l’aumento di capitale da 5 miliardi su cui s’imperniava il loro piano per Mps. E, preso atto di questo gelo scettico che circondava la loro smozzicata proposta, hanno cercato un capro espiatorio: chi meglio di Fabrizio Viola, amministratore delegato del Monte dall’uscita del “clan-Mussari” in poi, onesto artefice del risanamento possibile (cioè poco o niente) ma comunque serio professionista che aveva lasciato, per la sfida senese, un onorato servizio in una tra le poche banche popolari — quella dell’Emilia — oggi in grado di fare un’offerta per comprare, ad esempio, ciò che resta di Banca Etruria. Ebbene, il serio Viola non c’è stato a farsi rosolare a fuoco lento come responsabile di una paralisi che nasce, invece, nelle clamorose lacune del piano così improvvidamente piaciuto al governo italiano. E s’è dimesso.

Un corollario a questa verità — che va pur detto — è che quanto accaduto tra la fine di luglio e questi primi giorni di settembre al Monte dei Paschi era tutto scritto nella lettera con cui Corrado Passera aveva proposto — anzi: provato a proporre! — al consiglio d’amministrazione del Monte un piano alternativo a quello della JpMorgan (che sarà anche la banca più grande del mondo ma che è anche la più speculativa al mondo, tanto da aver beccato una multa da 13 miliardi di euro dalla Sec!).

Passera aveva detto sostanzialmente tre cose: che proporre un aumento di capitale da 5 miliardi per una banca che ne capitalizza 0,6 era assurdo; che quindi, prima, bisognava convertire un bel po’ di obbligazioni subordinate; che occorreva un piano industriale; e che occorreva anche un management nuovo, credibile, non logorato da tanto lavoro inutile, e capace di gestirlo.

Ma all’indomani delle dimissioni, e prima di ogni considerazione sul futuro, vale la pena spendere qualche riga su Viola: è stato bravo oppure no? La risposta corretta è sicuramente: sì. Ha fatto tutto quel che poteva nel contesto terrificante nel quale si è trovato. Certo, con il sostegno dell’ex presidente Profumo e delle autorità hanno chiesto in due riprese 8 miliardi di euro di aumenti di capitale al mercato, ottenendoli e… non riuscendo ad usarli per risolvere i problemi, ma per attenuarli sì!

Le sofferenze del Monte — che oggi vengono individuate a 26 miliardi lordi — erano 46. Lo sapevano che era come scalare un ottomila senza ossigeno, Viola e Profumo? Certo che lo sapevano: ma cosa avrebbero dovuto dire, al sistema? “Siamo devastati dai buchi, è inutile provarci, portiamo i libri in tribunale!”?  

In economia, si suol dire, le profezie si autoavverano: a furia di dire che il Monte era risanato, a furia di dire che si era fuori dal tunnel, a furia di dire che si costruiva il futuro lanciando ad esempio Widiba — peraltro, un bel modello di banca on-line — i due speravano probabilmente di far “autoavverare” una profezia inverosimile, risanare il Monte senza ulteriori trasfusioni di soldi. Vista la mala parata, vista la tragedia che il settore bancario ha già inflitto a migliaia di famiglie con Veneto Banca, Popolare Vicenza, e con le 4 banche finite in bail-in, i vertici del Monte e il ministero dell’Economia hanno deciso di correre ai ripari prima che fosse troppo tardi e, per colpa di Renzi e dei suoi consigliori interessati, hanno semplicemente sbagliato cavallo. Il fatto che la JpMorgan sia la più grande banca del mondo non implica per niente che sia capace di salvare il Monte, e soprattutto che ne abbia voglia, oltre che per intascare delle provvigioni scandalosamente alte; quanto a Mediobanca, stendiamo un velo pietoso: da Telecom a Rcs, da Italmobiliare a Burgo a Generali, non c’è una sola scelta strategica del vertice in carica che sia andata a buon fine per l’interesse del Paese. E dunque: peggior tandem non si sarebbe potuto trovare.

E adesso? E dunque? A parte l’improbabile ipotesi che spunti da qualche parte un “Cavaliere Bianco” desideroso di venirsene in Italia a mettere 5 miliardi di euro o magari meno ma non poi così tanto per rilevare una banca in affanno, con mille sportelli (e i relativi dipendenti) di troppo, l’unica alternativa concreta che resta (o dovrebbe restare!) sul mercato è quella del cosiddetto “piano Passera”, proposto in zona Cesarini al consiglio d’amministrazione del Monte e da questi respinto sdegnosamente senza neanche una valutazione approfondita.

Si sa che Passera è un combattente tenace e si dice che stia lavorando a una riformulazione del piano, di quelle tali da rendere “imbattibile” un’eventuale seconda edizione. 

Contro di lui milita la terzietà politica: Passera non potrà mai andare d’accordo con Renzi, né rassicurare il premier di Rignano sulla possibilità di portare un eventuale salvataggio del Monte nel suo totalizzatore elettorale che è poi l’unico pensiero fisso di Renzi.

A suo favore c’è invece la credibilità di un top-manager che ha costruito in un quinquennio una grande banca — tra le più sane e redditizie d’Europa — per aggregazioni successive, tutte riuscite senza macelleria sociale… E l’affidabilità che i mercati gli riconoscono. Ora la palla è in mano al consiglio del Monte: dimostrerà di meritarsela? Molto dipende anche dalla Bce e dalla sua occhiuta responsabile della vigilanza, Daniele Nouy. 

P.S.: nella nota del Monte dei Paschi, diffusa ieri a Borsa chiusa, si spiega che “nella seduta odierna, il consiglio di amministrazione di Banca Monte dei Paschi di Siena e l’amministratore delegato Fabrizio Viola hanno convenuto sull’opportunità di un avvicendamento al vertice della Banca. Fabrizio Viola ha dato la propria disponibilità a definire, insieme al presidente, una ipotesi di accordo per la risoluzione del rapporto, subordinata all’approvazione degli organi competenti”. Ah: dunque ne hanno parlato ed “hanno convenuto”… E su proposta di chi? Su iniziativa di chi? Di chi, che sia su un pulpito adatto a muovere critiche a Viola?

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori