SPY FINANZA/ Mps, la riforma che conta più della lista dei debitori

- Mauro Bottarelli

Si parla molto in questi giorni di Monte dei Paschi di Siena e della proposta di pubblicare una lista con i nomi dei principali debitori insolventi. Il commento di MAURO BOTTARELLI

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Lapresse

Parliamo di banche, visto che si sta discutendo il Dl che le riguarda e si propone l’ennesima commissione d’inchiesta di questa sciagurata Repubblica che ancora oggi non conosce i nome dei responsabili delle stragi, da Piazza Fontana a Brescia e Ustica. I vertici di Mps hanno opposto il vincolo della privacy alla pubblicazione dei nomi dei primi 100 debitori insolventi della banca, richiesta anche dall’Abi, scomodando per loro e la loro immagine addirittura il “rischio reputazionale”. Devo ricordarmelo la prossima volta che la banca mi fa notare che sono in rosso di 50 euro e mi telefona a casa una volta al giorno. E il mio non è populismo, solo un dato di fatto, visto che lo scorso dicembre la vigilanza europea ha invitato gli istituti di credito a inseguire famiglie e imprese debitrici con telefonate a raffica, pur di accelerare il recupero delle rate scadute di mutui casa e prestiti. 

Il suggerimento degno della Stasi è contenuto a pagina 21 di un corposo documento ancora in fase di bozza – Draft guidance to banks on non-performing loans – su cui la Bce ha da poco terminato di interrogare gli istituti del Vecchio continente e che potrebbe divenire una sorta di manuale di intervento: il principio è chiaro – ovvero, più il cliente è inaffidabile, più frequentemente la banca dovrà a tempestarlo al telefono di casa o al cellulare -, però stride con alcune realtà. Prima fra tutte, il fatto che Monte dei Paschi di Siena invii mail ai propri dipendenti, minacciando provvedimenti disciplinari nei confronti di chiunque divulghi nomi di creditori che non hanno saldato il dovuto con la banca. Di fatto, se sei un povero cristo che è in ritardo con la rata del mutuo, magari perché hai perso il lavoro o il bambino è dovuto andare dal dentista, ti perseguito, se hai piazzato alla banca di Rocca Salimbeni un buffo da 500mila euro, tutelo la tua privacy e reputazione. D’altronde, è la regola di chi sa stare al mondo: se devi fare un debito, fallo grosso. Perché i debiti grossi vanno in “ristrutturazione”, insomma ti coccolano cercando qualche via d’uscita, pur di portare a casa qualcosa e alla fine la fai quasi sempre franca, se invece mi devi 5mila euro, ti tolgo il sonno finché non me li ridai. Tutti. E con il beneplacito della Bce ovvero del più grande hedge fund del mondo insieme a Citadel. 

Nel manuale del perfetto Torquemada creditizio non si lascia nulla al caso, tanto che le 129 pagine del documento dettagliano in particolare tre gradi di allarme e quindi di rischio: basso, medio e alto. Come per il terrorismo. Nel primo caso – che contempla i prestiti scaduti scoperti da oltre 90 giorni e pari almeno al 5% del totale inizialmente erogato – la banca dovrà contattare famiglie e imprese debitrici a intervalli di 5-7 giorni. Una pax familiare che non si consente invece in caso di rischio medio, visto che in quel caso il telefono squillerà ogni 2-3 giorni. Si tratta delle cosiddette inadempienze probabili, cioè quando l’istituto ritiene difficile recuperare il finanziamento senza escutere le garanzie reali (per esempio, la casa oggetto del mutuo). Se il rischio è alto, invece, chiamata giornaliera: si tratta in sostanza dei finanziamenti finiti in sofferenza e quindi totalmente inesigibili. Ma siccome alla Bce la buona creanza non manca, hanno dettagliato anche gli orari in cui sarebbe opportuno contattare il cliente: dal lunedì al venerdì dalle 8 del mattino alle 9 di sera, il sabato fino alle 5 del pomeriggio e la domenica dalle dieci del mattino alle 4 del pomeriggio. Insomma, se la vostra squadra del cuore gioca il posticipo di campionato, siete tranquilli che dalla banca non rompono. Se invece gioca l’anticipo domenica all’ora di pranzo, potrebbe essere qualcos’altro e non un gol avversario, a mandarvi di traverso il pasto.

Sapete come si chiama telefonare tutti i giorni a qualcuno, ovviamente contro la sua volontà? Stalking ed è un reato penale. Bene, la Bce in nome della lotta alle sofferenze bancarie, lo depenalizza e anzi quasi lo impone alla banche italiane. Severi ma giusti? Forse occorrerebbe mettere da parte questi metodi da polizia politica e guardare in faccia la realtà. La stessa che ieri ci ha raccontato il comunicato di Bankitalia, in base al quale a novembre l’ammontare delle sofferenze delle banche italiane, a livello lordo e netto, è rimasto pressoché invariato. Le sofferenze sono salite infatti dai 198,599 miliardi di euro di ottobre ai 199,061 miliardi di novembre, un dato in lieve calo rispetto ai 201,011 miliardi di novembre 2015, mentre le sofferenze nette sono calate dagli 85,474 miliardi a 85,221 miliardi. Sempre a novembre il tasso di crescita sui 12 mesi delle sofferenze, tenendo conto delle discontinuità statistiche, ma senza correggere per cartolarizzazioni e altre cessioni, è passato su base mensile da -1 a -1,7%. Tenendo conto delle cartolarizzazioni e degli altri crediti ceduti e cancellati dai bilanci bancari, analogamente a quanto si fa per i prestiti, il tasso è sceso su base mensile dal 12 all’11,8%. 

Forse il problema è strutturale, cosa ne dite? E, sempre forse, la radice del problema non sono i mutui delle famiglie o i prestiti alle Pmi, ma i grossi prestiti alle grandi aziende o ai soliti noti, come nel caso di Mps: per quale ragione io dovrei mettere i miei 108 euro sul piatto per salvare la banca senese, se questa non solo non mi ringrazia, ma mi nega la possibilità di sapere chi l’ha ridotta così, con nomi e cognomi? Nel mondo anglosassone questa pratica si chiama naming and shaming ed è utilissima per far sparire dal mercato e dall’economia chi tira dei bidoni: una volta che il tuo nome finisce nella lista nera, addio appalti e contratti. E anche prestiti e fidi, ovviamente. Qui invece siano nella patria del doppio binario perenne: il 70% degli incagli e delle sofferenze di Mps è legato a prestiti superiori a 500mila euro, sono dati elaborati da Unimpresa su numeri di Bankitalia mai smentiti da alcuno. Perché non si possono smentire, si può solo passare il bianchetto della privacy sui nomi. 

La cosa straordinaria di questo Paese, poi, è che se dici queste cose ti danno del populista che vuole distruggere il sistema bancario e, quindi, l’economia che ne dipende. Nulla di più falso, proprio perché voglio tutelare il sistema bancario, voglio altresì che finisca l’allegra abitudine di prendere prestiti e non restituirli, solo perché mi chiamo Pinco Pallino e invece Mario Rossi subisce stalking per un rid non pagato da 300 euro. Chi non capisce queste cose – o finge di non capirle per interesse – sono gli stessi che demonizzano il Movimento5Stelle, non capendo la portata del fenomeno: finché continuerà questa realtà bancaria ed economica, i grillini potranno fare un’idiozia al giorno e alle urne faranno comunque il pieno, perché qui si va a toccare e incidere la carne viva del Paese, famiglie e Pmi. Non capirlo è criminale, prima che folle. 

Tanto più che sempre il comunicato di Bankitalia, ci dice che sul fronte del credito, la crescita dei prestiti al settore privato, corretti per le cartolarizzazioni e altre cessioni di crediti, è rallentata su base annua dall’1,2% di ottobre allo 0,5%. Accelerano invece, i prestiti alle famiglie, cresciuti dell’1,8% sui dodici mesi (1,7% a ottobre), mentre quelli alle società non finanziarie sono rimasti stabili su base annua a +0,8%. È con questi numeri che si vuole far ripartire l’economia reale? O con i voucher, forse? E vogliamo parlare dei tassi di interessi, a fronte di una Bce che li ha schiantati sotto zero per i depositi? I tassi d’interesse sui finanziamenti erogati nel mese di novembre alle famiglie per l’acquisto di abitazioni, comprensivi delle spese accessorie, sono stati pari al 2,35%, in leggero rialzo rispetto al 2,34% del mese precedente, mentre i tassi sulle nuove erogazioni di credito al consumo sono scesi addirittura dall’8,08% del mese precedente all’8,02%! 

Ora, chi mi segue sa che ritengo diabolica la società statunitense e il suo luciferino campare sul debito, ma c’è una sostanziale differenza tra utilizzo strutturale di carte di credito, revolving e credito al consumo e un suo utilizzo parziale, magari a tempo, per sostenere una fase particolarmente dura per l’economia e la società. Oltretutto, con tassi bassissimi per il finanziamento bancario. Ma anche qui siamo al cane che si morde la coda: le banche hanno molte sofferenze, la Bce invita a perseguitare chi deve poco, ma il problema reale è chi deve tanto e non ripaga mai. Ovviamente, questo porta a un congelamento dell’erogazione del credito, perché la banca non si fida di prestare liquidità, temendo che quel denaro non torni e, anzi, si trasformi in non-performing loans ulteriori che andranno a gravare sul bilancio. Le famiglie non ottengono credito, così come le Pmi, l’economia grippa, i consumi restano stagnanti ed ecco la fotografia dell’Italia post-2008: forse la Bce dovrebbe studiare qualcosa di più serio del manuale del perfetto stalker bancario, tipo congelare l’implementazione delle regole di Basilea fino a quando il meccanismo di trasmissione creditizia non sia ripartito su base sostenibile. 

Che ne dite, sono populista? O solo realista, da buon figlio di un impiegato dell’Enel e di una casalinga? Attenzione poi all’ultimo nodo gordiano in vista e sottolineato da Bankitalia: per il quinto mese consecutivo, anche a novembre è calato il controvalore dei titoli di Stato italiani detenuti dalle banche operanti nel Paese. Stando ai dati di palazzo Koch, gli istituti di credito con base in Italia detenevano a fine novembre titoli di Stato nazionali per 382,805 miliardi di euro rispetto ai 392,521 miliardi del mese precedente. Nel dettaglio, il calo ha interessato le posizioni sui Bot, passate dai 21,387 di ottobre a 16,585 miliardi e quelle sui Btp, da 285,384 miliardi a 279,696. In rialzo, invece, le posizioni su Cct da 56,614 a 56,670 miliardi e quelle sui Ctz da 13,822 a 14,525 miliardi. Fermi tutti: e quando finirà il Qe o partirà il suo, ancorché parziale, tapering, cosa succederà ai tassi su quei bond? Per quanto la Bce potrà ancora mantenere in vita lo spettacolo illusionistico del rischio Paese a zero per Italia, Spagna e Portogallo, senza menzionare quella tragedia chiamata Grecia? Avere in pancia 382 miliardi e fischia di titoli di Stato è follia allo stato puro, ancorché abbia senso se si vuole calmierare lo spread in assenza di Qe, perché trasferisce il rischio Paese nei bilanci bancari e questi, a loro volta, riverberano sui conti pubblici la pressione attraverso lo spread sovrano. 

O si mette mano a una riforma del sistema bancario seria, dura ma lucida e realista oppure tempestare di telefonate impiegati e idraulici per 5mila euro di prestito non servirà a nulla. Perché l’economia stessa crollerà. E allora chissenefrega dei 100 debitori insolventi di Mps. 

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