BANCHE E POLITICA/ Basilea 4, il “pericolo scampato” per l’Italia

- La Redazione

Rinviata la definizione delle regole di Basilea 4. Giuseppe De Lucia Lumeno spiega perché si tratta di un pericolo scampato per il sistema bancario italiano, già abbastanza provato

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Giuseppe De Lucia Lumeno

Il Comitato sulla Supervisione Bancaria di Basilea ha rinviato, con la quanto mai generica formula “al prossimo futuro”, la definizione dell’insieme di regole che avrebbero dovuto rivedere l’attuale normativa di Basilea 3. “Una buona notizia per il sistema bancario con cui si è aperto il 2017”, annota sul sito dell’associazione “Libertà Eguale” il segretario generale dell’Associazione nazionale banche popolari Giuseppe De Lucia Lumeno. “Il pericolo di Basilea 4 è, almeno per ora, scampato. La stampa italiana, concentrata sulla lunga e complessa situazione di Mps, si è occupata forse troppo poco e troppo rapidamente di questa questione che, al contrario, è di grande importanza e delicatezza per l’intero sistema bancario europeo”.

De Lucia ricostruisce gli antefatti. Il Comitato da quasi un anno – è di febbraio 2016 la riunione del G20 di Shanghai che aveva attributo l’incarico – era al lavoro per intervenire sul quadro di Basilea 3 al fine di “assicurare la sua coerenza e massimizzarne la sua efficacia” senza però “aumentare significativamente in maniera generalizzata i requisiti di capitale per il settore bancario”. Nei diversi incontri, durante tutto il 2016, i supervisori si erano trovati dinanzi al problema dell’eccessiva variabilità nei calcoli delle attività ponderate per il rischio, e si erano accollati il compito di migliorarne la comparabilità e ridurne le complessità. Ma la discussione aveva prodotto documenti che, annota De Lucia, “se approvati, avrebbero avuto il deleterio effetto di rendere obbligatori incrementi dei requisiti patrimoniali tra i 600 e i 900 miliardi di euro per le sole banche europee”. Una mole insostenibile di capitali. “Ma il danno non sarebbe stato soltanto di natura economica – continua De Lucia -. Infatti, gli istituti bancari che, per misurare il rischio di credito utilizzano metodi meno complessi, sarebbero stati fortemente penalizzati e l’uso di modelli interni, la cui realizzazione tanto era costata alle singole banche, sarebbe stato scoraggiato per gli eccessivi vincoli da introdurre”. 

Insomma, l’ennesimo boomerang sul sistema scagliato da chi il sistema dovrebbe sì vigilare, ma anche garantire. Con una serie di effetti negativi per l’intermediazione del credito e l’economia. “È, infatti, del tutto evidente che ridurre ulteriormente la possibilità di fare credito da parte delle banche – sottolinea De Lucia – avrebbe avuto effetti fortemente negativi sul finanziamento di un’economia reale la cui ripresa, continua a essere flebile in Europa e, ancor di più in Italia”.

Per fortuna contro quest’eccesso si è mosso un fronte vasto e autorevole. “Nel segnalare, in questi mesi, il problema che stava emergendo e i pericoli ai quali si andava incontro, non siamo stati certo soli – conclude il segretario delle Banche popolari italiane -. Contro Basilea 4 si sono, infatti, espressi, direttamente o indirettamente, in momenti diversi e con toni e motivazioni diverse, il Presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, la Commissione e il Parlamento europeo, ma anche il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, la Federazione bancaria internazionale e l’Abi con il suo Presidente Antonio Patuelli e, potremmo dire senza pericolo di essere smentiti, l’intero mondo bancario e finanziario europeo, oltre a singole e più o meno grandi banche nazionali ed internazionali e alle associazioni che le rappresentano”. Per una volta, scampato pericolo.

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