Banco Bpm Popolare / Ultime notizie, chiude in Borsa a +7,2%: secondo giorno di “botti” a Piazza Affari (oggi, 3 gennaio 2017)

- La Redazione

Banco Popolare Bpm, il titolo in Borsa debutta col botto: ultime notizie di oggi 3 gennaio 2017, news live e mercati a Piazza Affari. La fusione tra Banco Popolare e Banca Popolare di Milano

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Il Banco Bpm chiude per il secondo giorno consecutivo in Borsa con un ottimo percorso: contrattazioni molto positive anche oggi a +7,20%, dopo una giornata da protagonista a Piazza Affari, passata anche da “traino” per gli altri titoli italiani nel ramo bancario. Il Ftse Mib, a differenza della giornata di ieri, chiude quasi invariato con molti inversioni di tendenze che non hanno alla fine pesato sulla nuova banca popolare in assetto post-fusione. Dunque ancora un rally in Borsa per Banco Bpm che chiude la seduta in progresso del 7,2% a 2,68 euro. Il titolo nel corso della seduta ha toccato un rialzo oltre il 10% e nel complesso sono passati di mano 82,8 milioni di pezzi pari al 5,47% del capitale sociale. A livello generale, performance positiva quasi per tutte le banche italiane, che proprio trainate dal nuovo terzo polo più grande d’Italia sta risolvendo lentamente il pessimo periodo di Unicredit e soprattutto Monte dei Paschi di Siena.

Vola in Borsa il Banco Bpm ma va molto bene anche con la capitalizzazione che sfrutta i primi due giorni di debutto a Piazza Affari molto positivi per far crescere il capitale addirittura sopra i 4 miliardi di euro. Come riporta l’agenzia RadioCor, il nuovo strappo in Borsa di oggi della banca in nuova fusione tra Banco Popolare e Banca Popolare di Milano ha generato un livello di crescita della capitalizzazione pari a 4,16 miliardi di euro, con le prestazioni che sono destinate a salire ancora nelle prossime settimane. Alto il guadagno, alte le contrattazioni e traino importante di Banco Bpm anche per le altre banche italiane, in attesa di vedere come reagirà il Ftse Mib in questo secondo giorno di mercati del 2017.

Rally ancora altissimo per il Banco Bpm che corre in Borsa con un exploit ininterrotto di due giorni: alle 14, giro di boa della Borsa, il titolo post-fusione tra Banco Popolare e Banca Popolare di Milano trovano il +9,84% in rialzo, trascinando ancora tutto il comparto finanziario di Piazza Affari verso il positivo. Restano però ovviamente molti capitoli aperti sul futuro e sugli scenari di questo nuovo polo bancario che nei prossimi mesi dovrà mettere a punto una serie di provvedimenti e di decisioni concordate tra i due board ora fusi insieme. Per quanto riguarda, ad esempio, il nodo degli esuberi, al momento sono previste ben quattro finestre: al primo luglio e primo dicembre 2017 e poi ancora, 1 luglio e 1 dicembre 2018. All’interno di queste quattro finestre dovranno però essere decise le cifre degli esuberi, con i lavoratori dipendenti che ovviamente attendono con ansia le disposizioni del nuovo CdA di Banco Bpm per capire il loro futuro nella Banca.

Ancora bene la partenza di Banco Bpm dopo il debutto di ieri in Borsa: la fusione delle due storiche banche italiane scatta in rally ancora questa mattina, con l’apertura subito a +4% e ora arrivata fino a +6,32%, confermando l’ottimo trend della nuova banca con sede divisa tra Milano e Verona. Come riporta Radiocor, «la rimonta del titolo, dopo che nel 2016 Bpm e Banco Popolare erano stati i peggiori del Ftse Mib, e’ favorita anche dalle indiscrezioni sulla vendita imminente di una tranche di oltre 600 milioni di euro di crediti problematici non garantiti». Il titolo di Banco Bpm sta trascinando ancora oggi gli altri titoli, specie le banche italiane che ancora versano in stato di crisi. Altro titolo che gode del buon trend di Banco Bpm è Fca, ben comprata a +1,6% a 9,1 euro, galvanizzata dai brillanti risultati del 2016, anno in cui il gruppo italo-americano ha confermato la leadership nel mercato auto italiano. Occhi puntati sul titolo anche per tutta a giornata per vedere se il rally continua anche con eventuali prestazioni diverse di Piazza Affari.

Partenza col botto ieri in Borsa per Banco Bpm, la nuova banca dopo la fusione di Banco Popolare e Banca Popolare di Milano: era molto atteso atteso ieri lo sbarco a Piazza Affari per vedere in un periodo nerissimo per le banche italiane come avrebbero reagito il mercato finanziario. La risposta è ottima, anzi, Banco Bpm ha trascinato su tutta la Borsa le altre banche italiane mostrando come qualche segnale di ripresa è presente, nonostante siamo appena ad inizio 2017. Il titolo nato dalla fusione tra Banco Popolare e la Bpm ha chiuso la seduta con un balzo del 9,08%, a 2,498 euro, tra scambi pari all’1,73% del capitale. La banca, una public company senza un ‘nocciolo duro’ di azionisti, secondo l’Ansa esprime una capitalizzazione di 3,78 miliardi di euro; fino al 26 marzo 2017 il diritto di voto è limitato al 5% del capitale e nelle prossime settimane si avranno anche le ultime specifiche dettate dal consiglio di amministrazione che si riunirà una prima volta dopo la fusione avvenuta a cavallo del Capodanno.

Ottimo esordio, traina le banche italiane in Borsa, titolo subito in testa alle azioni scambiate ieri, eppure qualche ombra e dubbio resiste ancora sul prossimo scenario del terzo polo bancario più grande d’Italia. Secondo le prime impressioni raccolte dal Sole 24Ore, tramite gli analisti di Equita Sim, le prospettive in Borsa sono positive se si guardano alle sinergie potenziali della fusione, soprattutto dal punto di vista del taglio dei costi, anche se il nodo per vedere una rimonta sul listino (Banco Popolare e Bpm sono stati tra i peggiori del Ftse Mib lo scorso anno) è legato all’esecuzione del piano di riduzione di 8 miliardi di crediti problematici. Gli analisti reputano che «date le pressioni del mercato per l`accelerazione del processo, non escludiamo modifiche più strutturali rispetto a quanto previsto nel piano industriale (per esempio il deconsolidamento di parte del portafoglio attraverso partnership strategiche sugli Npl).

Il mercato teme che, nell`ambito di un generalizzato trend settoriale di incremento delle coperture delle non performing exposures, la nuova entità possa risultare in shortfall di capitale». Ricordiamo che gli Npl sono letteralmente “non performing loans”, ovvero crediti per i quali la riscossione è incerta sia in termini di rispetto della scadenza che per l’ammontare dell’esposizione. Secondo il portale di Borsa Italiana, «I non performing loans nel linguaggio bancario sono chiamati anche crediti deteriorati e si distinguono in varie categorie fra le quali le più importanti sono gli incagli e le sofferenze».

Sono due le grandi sfide per Banco Bpm e in particolare Giuseppe Castagna, il nuovo amministratore delegato. La prima è di provare a ridare smalto in Borsa al nuovo gruppo, visto che Banco e Bpm hanno sofferto particolarmente l’anno scorso con ribassi vicini rispettivamente al 75% e al 60%. Si riparte ora da un valore sulla carta di 2,3 euro per capitalizzazione di quasi 5,5 miliardi. La seconda sfida è domare le preoccupazioni e le pressioni della Bce sulla gestione dei crediti in sofferenza. Dopo l’innalzamento della solidità patrimoniale chiesta a Monte dei Paschi di Siena, il rischio è di altri tagli o “cure ricostituenti”, secondo Il Giornale. Il piano industriale presentato nella scorsa primavera prevede la riduzione dello stock degli npl di almeno 8 miliardi entro il 2019. Il via libera alla fusione, infine, è stato particolarmente travagliato per la base sociale di Bpm: si sono opposti i soci pensionati, guidati dall’associazione Lisippo.

Ieri la fusione tra la Popolare di Milano e il Banco Popolare, oggi Banco Bpm vola in Borsa nel giorno del suo debutto a Piazza Affari: le azioni salgono dell’8,64% a 2,49 euro e quindi attribuiscono alla terza banca italiana, considerabile anche una public company, una capitalizzazione di circa 3,77 miliardi di euro. La fusione è stata autorizzata, ma nelle prime settimane di vita sono previsti esami importanti per mettere alla prova la qualità dell’attivo e la tenuta patrimoniale: i test più attesi sono quelli sui crediti del Banco Popolare e di Bpm. Nel mirino della Bce sono finiti anche i non performing loan dei due istituti. Il piano industriale prevede la riduzione dello stock di almeno 8 miliardi entro il 2019, per questo sarà creata un’unità dedicata alla gestione e al recupero delle sofferenze. L’obiettivo è di portare il costo del rischio da 102 a 63 punti base entro il 2019 e l’indice di copertura dal 57 al 59%.

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