Monte dei Paschi di Siena/ Ultime notizie Mps. Boccia (Pd): chi ha fatto errori paghi, anche nel Partito democratico (oggi 7 gennaio 2017)

Monte dei Paschi di Siena, Mps news di oggi 7 gennaio 2017: ultime notizie live riguardanti Montepaschi e l’intervento dello Stato nella banca toscana in crisi

07.01.2017 - La Redazione
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Monte dei Paschi di Siena, Lapresse

Francesco Boccia, in un’intervista a Radio Radicale, torna a parlare di Mps, spiegando che sarebbe opportuno fare luce su quanto accaduto negli ultimi due anni, “perché pare evidente come tra palazzo Chigi e via XX Settembre qualcuno abbia subito il fascino delle banche d’affari che fanno solo business e, per definizione, mai beneficenza”. Tra le dichiarazioni del Presidente della commissione Bilancio della Camera riportate dall’Ansa c’è anche la richiesta di far sì che chi ha commesso degli errori ne paghi le conseguenze, senza sconti per nessuno, assumendosene la responsabilità anche politica. Parole che chiamano inevitabilmente in causa il suo partito, visto che è proprio il Pd a essere stato al Governo negli ultimi due anni. E infatti Boccia si augura che almeno nel Partito democratico “possa aprirsi la stagione politica in cui chi fa scelte sbagliate si assume fino in fondo le proprie responsabilità”.

Un’inchiesta condotta da L’Espresso su bilanci delle banche italiane fa emergere un dato piuttosto interessante su Mps. Per l’esattezza, che “gli utili pre-tasse registrati in paradisi fiscali l’anno scorso sono stati 107 milioni di euro. Equivalenti a quasi un terzo del totale: il 27,9 per cento”. Sorprende poi un dato in particolare: Mps Preferred Capital I Llc, società del gruppo Montepaschi, con sede fiscale nel Delaware, ha fatto registrare utili per 44,9 milioni di euro, pur non avendo nemmeno un dipendente. “I risultati dell’indagine dell’Espresso dimostrano che l’obbligo di trasparenza ha portato alla chiusura di alcune filiali offshore, ma il ricorso ai paradisi fiscali rimane fondamentale per i protagonisti della finanza nostrana”, si legge sul sito del famose settimanale italiano che ha spulciato nei dati di Monte dei Paschi di Siena e delle altre banche italiane.

Di solito dovrebbe essere il primo di aprile il giorno adatto per questo genere di cose, ma a quanto pare anche la Befana sembra poter essere dedicata alle bufale. Come quella che si sta circola sui social network secondo cui il Governo avrebbe varato un prelievo forzoso sui conti correnti degli italiani per ricavarne 500 milioni da destinare a Mps. Dunque secondo chi ha messo in giro questa notizia, un Consiglio dei ministri straordinario si sarebbe riunito nella notte per varare una prelievo pari all’1,15% del saldo dei conti bancari degli italiani alla data del 1° gennaio. Se così fosse ci sarebbe da dire che 500 milioni sarebbero una cifra un po’ bassina rispetto all’un per cento e passa dei depositi bancari degli italiani. C’è da dire che, per quanto questa sia una bufala, nel 1992 il Governo Amato varò effettivamente in una notte di luglio un prelievo forzoso sui conti correnti.

Lo Stato italiano fa bene a rimettere in sesto Monte dei Paschi di Siena e a riportarla sul mercato: è questo il parere di David Herro, capo del settore investimenti del fondo Harris Associates, che è attivo da tempo in Italia. Il Governo, però, deve accelerare per risolvere il problema del processo relativo al recupero dei prestiti in sofferenza: secondo Herro, ci vogliono 9 o 10 anni nel nostro Paese per recuperare un credito, mentre negli Stati Uniti e nel Regno Unito sono sufficienti uno o al massimo tre anni. Herro nell’intervista rilasciata a Bloomberg Tv ha ricordato che il 60-65% dei crediti è dotato di garanzie, a cui risalire dunque per risolvere il problema. Superando questo step si può superare una volta per tutte l’impasse di Monte dei Paschi di Siena. Per il fondo Usa resta, invece, un buon investimento Intesa Sanpaolo: «Siamo molto contenti di esserci. Continua a ridurre i costi e distribuisce un buon dividendo. È uno dei nostri titoli preferiti tra quelli finanziari europei» ha concluso Herro.

Per Giuseppe Pennisi, il salvataggio di Mps “a spese degli italiani, sui quali già grava la più alta pressione fiscale del mondo e uno dei maggiori debiti pubblici d’Europa, non s’ha da fare”. L’economia, in un intervento su Formiche.net, spiega che la ragione fondamentale per essere contrari all’intervento pubblico è la stessa per cui negli Usa si è lasciata fallire Lehman Brohters. Banca che aveva giocato sulla teoria del too big to fail “e non rivelava come si fosse ridotta con debiti bancari per 613 miliardi di dollari, debiti obbligazionari per 155 miliardi e attività per un valore di 639 miliardi”. Per Pennisi la situazione di Montepaschi è molto simile e “ci si sarebbe potuti rivolgere al Meccanismo europeo di stabilità”. In chiusura del suo intervento chiede anche a Padoan di pubblicare on line “i dettagli di crediti incagliati e inesigibili che hanno ridotto Mps a una sorta di Aleppo”.

Le difficoltà di Mps potrebbero avere conseguenze abbastanza rilevanti su altre realtà, come per esempio Fidi Toscana, che aiuta le imprese a trovare credito. Lorenzo Petretto, Presidente di questa realtà, conta comunque sul fatto che Monte dei Paschi di Siena rimanga nel capitale di Fidi Toscana, considerandola una partecipazione strategica. “Non credo che abbia intenzione, soprattutto in un momento in cui deve continuare a crescere, e quindi dovrà presentare un piano industriale di pieno sviluppo, di fare a meno della sua presenza”, ha detto Petretto secondo quanto riporta gonews.it. Mps rappresenta il secondo socio di riferimento per Fidi Toscana e dunque quel che succede alla banca toscana potrebbe avere non poche conseguenze su questa realtà che fornisce sostegno alle imprese.

Francesco Boccia non risparmia nemmeno critiche al ministero dell’Economia per la vicenda Mps. Per il deputato del Pd, il Tesoro “in questi due anni si è comportato in maniera intermittente: è passato dal dire ‘deve risolvere tutto Jp Morgan’ a non sapere più che fine ha fatto Jp Morgan. Il Tesoro deve essere tale 24 ore su 24 e 365 giorni l’anno”. Per il Presidente della commissione Bilancio della Camera, occorreva “creare un fondo  terzo, certo con una dotazione più corposa rispetto ad Atlante perché 4,5 miliardi sono veramente pochi. Ne occorrevano almeno 20 di cui 10 forniti dallo Stato con Cdp e 10 da banche nazionali e internazionali. Con un veicolo del genere si sarebbero potuti garantire gli aumenti di capitale per gli istituti che ne avevano bisogno e si sarebbe data vita a una sorta di salvadanaio che interveniva e in seguito gestiva”.

Nel suo post dedicato a Mps, il Movimento internazionale per i diritti civili – solidarietà, punta il dito anche contro Mario Draghi, che era Governatore della Banca d’Italia quando la banca toscana acquistò AntonVeneta. “Nel 2008, Draghi autorizzò l’acquisto di Antonveneta nonostante la stessa vigilanza di Bankitalia avesse messo in luce gli aspetti problematici della banca, e in particolare la forte esposizione debitoria, in un rapporto dell’anno precedente”, si legge. Tornando al presente, secondo Movisol “oggi lo stesso Draghi spinge Mps a sacrificare i piccoli risparmiatori, possessori di quei bond subordinati di cui egli autorizzò l’emissione nel 2008 per coprire parte dei costi da egli stimati erroneamente a meno della metà di quelli reali. Quarantamila piccoli obbligazionisti dovrebbero essere puniti per gli errori compiuti da Draghi e compagnia”. L’importante, secondo Movisol, è che il Governo italiano non ceda alla pressioni per far scattare il bail-in su Montepaschi.

Secondo il Movimento internazionale per i diritti civili – solidarietà (Movisol) il caso di Montepaschi è emblematico di quanto sarebbe necessario ripristinare i criteri della legge Glass-Steagall, che prevede la separazione tra banche commerciali e banche d’affari. “La causa singola principale del dissesto di Mps è ormai riconosciuta essere l’acquisizione di Antonveneta nel 2008. La banca fu acquistata da Santander al prezzo ufficiale di 9 miliardi e a un costo complessivo di 19 miliardi. Per coprire le perdite in bilancio, furono acquistati i famosi contratti derivati “Alexandria” e “Santorini” da Deutsche Bank e da Nomura, che aumentarono il debito. Analizzando l’intera vicenda, inspiegabile da un punto di vista economico, è forte il sospetto che Mps fu sacrificata per sostenere Santander, che si era fortemente esposta accollandosi i debiti di Abn-Amro”, si legge in un post sul sito del Movisol.

Uno dei nodi importanti per il salvataggio di Mps riguarda la cifra dell’operazione di ricapitalizzazione in cui sarà coinvolto anche lo Stato. Secondo Pier Paolo Baretta, la trattativa con l’Europa su questo punto verrà condotta dalla banca toscana e non dal Governo. Il sottosegretario all’Economia, in un’intervista a Class Cnbc, ha spiegato che “non possiamo permetterci a nessun livello che ci siano turbative di sistema: sappiamo bene che se una banca di queste dimensioni va in eccessiva sofferenza si crea un sussulto di sistema le cui ripercussioni vanno oltre i confini del Paese”. In questo senso quindi l’Europa sa l’importanza che riveste Montepaschi. Per Baretta in ogni caso la trattativa dovrebbe avere un esito non negativo.

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